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Calcio

La carica dei 26mila e l’urlo di una città: “Noi vogliamo un grande Bari”

I biancorossi tornano in B, lo spettacolo di una festa a lungo inseguita. Ma ora si decide il futuro del club

Erano i primi giorni di settembre, la stagione sportiva del Bari iniziava con un duro striscione, un'aspra contestazione e un nome associato a un invito inequivocabile: "Luigi De Laurentiis, fatti da parte". Ora è fine aprile, nove mesi dopo gli striscioni sono di celebrazione, la contestazione si è trasformata in festa, e il nome di Luigi De Laurentiis va in coppia con applausi e cori, lanciati dal sindaco in veste di capopopolo: "Presidente, portaci in Europa".

Ecco, magari si corre un po' troppo, ma come dice sempre il primo cittadino Antonio Decaro: sognare non costa nulla. Per ora, tuttavia, appare più giusto goderci quello che abbiamo con fatica riconquistato: la serie B. Lì dove eravamo rimasti, adesso siamo tornati. Dalla porta principale, vincendo con autorevolezza un girone complicato, come quello C della serie C.

Il successo del Bari ha in copertina un solo volto: quello un po' burbero del direttore sportivo Ciro Polito. Lui la mente, mister Michele Mignani il braccio, un gruppo solido ed esperto di calciatori il mezzo. Questi gli ingredienti che hanno permesso al Bari di tornare dove tutto si era bruscamente interrotto quattro anni fa, con il fallimento, il passaggio di proprietà alla nuova SSC Bari della FilmAuro, la società della famiglia De Laurentiis.
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E LdL, in tutto questo, che ruolo ha avuto? Innanzitutto, la bravura di mettere le persone giuste al posto giusto. Finalmente, verrebbe da dire. Sì, perché i primi due anni di serie C sono stati, diciamo così, di prova. E sono bastati a capire tutto quello che bisognava non fare per vincere il campionato, a partire dall'essere troppo "dipendenti" da Napoli. D'altra parte, è la base del metodo scientifico: tentare, sbagliare, ritentare, sbagliare di nuovo, fino ad arrivare al terzo tentativo. Quello giusto. Quest'anno il presidente ha fatto le cose per bene, e i risultati - infatti - non hanno tardato ad arrivare.

E poi, la capacità di portare il calcio nel cinema, o - se preferite - il cinema nel calcio. Luigi De Laurentiis è, come suo padre Aurelio, un uomo di spettacolo, e che show ha messo su… Senza, soprattutto, sembrare eccessivo; stiamo pure sempre parlando di una vittoria in serie C, ma Bari aveva assolutamente bisogno di un po' di sana "esteriorità". E DeLa è stato bravissimo a intercettare questa necessità viscerale di una piazza che non vedeva l'ora di sventolare le bandiere, riempirsi le narici dell'odore acre dei fumogeni e aprire una birra (una sola?) per brindare a un successo a lungo inseguito, e più volte svanito. Quasi una maledizione. Davanti alla carica dei 26mila del San Nicola (record indicibile per la serie C, ma di questi tempi anche per molte piazze di A) LdL ha ricucito un rapporto che, appena dodici mesi fa, sembrava sfilacciato irrimediabilmente.

Il maxischermo al San Nicola per la partita promozione, la festa allo stadio nel cuore della notte, lo show coreografico al momento di alzare la coppa della vittoria, la passerella nel centro cittadino insieme alla squadra, alla dirigenza e al sindaco sul pullman scoperto. Roba che abbiamo visto, per esempio, a luglio, quando gli azzurri festeggiavano la vittoria dell'europeo; l'abbiamo rivista per un campionato di serie C, e - ripetiamo - tutto questo non è mai sembrato nemmeno per un attimo sovradimensionato alla portata reale del traguardo raggiunto.Ma il bello arriva adesso. La sconfitta con il Palermo all'ultima di campionato è dolcissima, perché non rovina una festa a lungo preparata, meditata, quasi covata. Poi ci sarà una supercoppa da giocare contro Modena e Sudtirol, e magari da vincere (che non fa mai male). Poi si penserà alla serie B, e bisognerà farlo con moltissima attenzione. «Se il campionato si mette bene, devo trovare chi me lo porta in A», ha detto DeLa in una recente intervista. Il che vuol dire una cosa sola: al momento, se si dovesse trattare di scegliere fra Bari e Napoli, i De Laurentiis sceglierebbero di tenere il Napoli e di cedere il Bari. Non che fosse chissà quale inattingibile segreto, per carità, ma la conferma dalla viva voce del presidente fa un altro effetto.

E non è affatto detto, come ha sottolineato lo stesso LdL, che il campionato di B non si metta bene fin da subito per il Bari. La storia recente ci insegna che nella serie cadetta è riuscito a emergere anche chi non aveva grossi investimenti alle spalle; per il Bari del potentato De Laurentiis e dell'abile Polito la strada non sembra eccessivamente in salita. Ma questo significherebbe accelerare parecchio sulla strada della risoluzione di un nodo strettissimo come quello della multiproprietà. Stringere i tempi e accorciare i due anni che ci separano dal 30 giugno 2024, la data in cui la Figc ha stabilito che spariscano una volta e per sempre le doppie proprietà dal calcio italiano.

I De Laurentiis hanno fatto ricorso per dilatare un po' i tempi, ma le speranze che lo vincano sono al lumicino. E quindi? L'idea di lasciare il Bari a macerare in B "in aeternum" non sarebbe affatto ben accolta dai tifosi, memori di tanti anni anonimi nella seconda serie del football professionistico. Ma anche fare le cose di fretta potrebbe essere complicato. D'altra parte, a queste latitudini si sono già visti personaggi come Datò o Tim Barton, e di loro non c'è davvero nessuna nostalgia. A onor del vero, c'è da dire che il nome De Laurentiis e la fama imprenditoriale della famiglia romana sono - di per sé - un certificato di garanzia sufficientemente solido per stare tranquilli: chiunque riceverà il testimone da DeLa sarà una persona verificata, competente, ambiziosa. I magnati del grano, i fratelli Casillo, nuovi top sponsor del Bari, hanno detto di non aver voglia di mettersi alla guida di una squadra di calcio. Ma, si sa, in questo mondo spesso capita che le parole significhino esattamente il contrario di quello che sembrerebbe. Staremo a vedere.

È innegabile, tuttavia, che la famiglia De Laurentiis adesso abbia per le mani una responsabilità grande: garantire un futuro di ambizioni concrete, di dolci sogni e di zero illusioni a una piazza che ha sofferto tanto, ma che - in fondo - non si è mai disamorata della sua squadra del cuore. Al momento di alzare la coppa, la nord ha esibito uno striscione che sa di imperativo categorico: "Noi vogliamo un grande Bari" è l'urlo di tutta una città, finalmente tornata a stringersi la sciarpa biancorossa al collo. Per l'Europa, con buona pace del primo cittadino, magari è ancora un po' presto, ma non lo è per coltivare un'ambizione che per troppo tempo Bari ha dovuto soffocare, e che adesso vuole ritirare fuori con l'orgoglio di chi non è morto, e - anzi - ne è uscito più forte.
  • ssc bari
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