
Attualità
Senza fissa dimora, il sindaco di Bari: "Nessuno sia invisibile. Ministero dia concretezza"
Il Governo ha annunciato la presa in carico, nelle città metropolitane, di persone che vivono in strada
Bari - mercoledì 15 aprile 2026
Comunicato Stampa
Il sindaco di Bari, Vito Leccese, ha commentato la notizia dell'adozione di un decreto del Ministero della Salute per l'avvio di programmi sperimentali nelle città metropolitane dedicati alla presa in carico sanitaria delle persone senza fissa dimora:
"Accolgo con soddisfazione l'annuncio del Ministro Schillaci relativo all'assistenza sanitaria ai senza fissa dimora – spiega Leccese -, perché interviene su una delle contraddizioni più profonde del nostro sistema: quella frattura tra sanità e sociale che, troppo spesso, ha lasciato le persone più fragili senza risposte, rendendole invisibili. Nelle nostre città questa distanza è una realtà quotidiana segnata dalla separazione di due ambiti: il diritto alla cura e il bisogno concreto di essere accompagnati. Oggi superare il vincolo della residenza anagrafica per accedere ai servizi di base vuol dire riconoscere che nessuno deve più essere invisibile e, allo stesso tempo, significa restituire dignità a persone che per troppo tempo sono rimaste fuori dal perimetro dei diritti. Costruire una rete vera tra medici di medicina generale, strutture sanitarie e terzo settore è la base per cambiare approccio: non più interventi frammentati, ma percorsi integrati, capaci di alleggerire anche la pressione sui pronto soccorso e di accompagnare davvero le persone verso un recupero possibile. Attendiamo ora di conoscere nel dettaglio le modalità di attuazione del programma, con l'auspicio che si dia subito concretezza a quanto annunciato. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, perché la qualità di una comunità si misura da come si prende cura di chi è più vulnerabile".
"Accolgo con soddisfazione l'annuncio del Ministro Schillaci relativo all'assistenza sanitaria ai senza fissa dimora – spiega Leccese -, perché interviene su una delle contraddizioni più profonde del nostro sistema: quella frattura tra sanità e sociale che, troppo spesso, ha lasciato le persone più fragili senza risposte, rendendole invisibili. Nelle nostre città questa distanza è una realtà quotidiana segnata dalla separazione di due ambiti: il diritto alla cura e il bisogno concreto di essere accompagnati. Oggi superare il vincolo della residenza anagrafica per accedere ai servizi di base vuol dire riconoscere che nessuno deve più essere invisibile e, allo stesso tempo, significa restituire dignità a persone che per troppo tempo sono rimaste fuori dal perimetro dei diritti. Costruire una rete vera tra medici di medicina generale, strutture sanitarie e terzo settore è la base per cambiare approccio: non più interventi frammentati, ma percorsi integrati, capaci di alleggerire anche la pressione sui pronto soccorso e di accompagnare davvero le persone verso un recupero possibile. Attendiamo ora di conoscere nel dettaglio le modalità di attuazione del programma, con l'auspicio che si dia subito concretezza a quanto annunciato. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, perché la qualità di una comunità si misura da come si prende cura di chi è più vulnerabile".
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