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«Escluse a causa della maternità», la denuncia delle educatrici della Città Metropolitana di Bari

Circa 30 professioniste sarebbero state depennate dalla graduatoria per aver sospeso l'attività per la gravidanza o la nascita di un figlio

Escluse dalla graduatoria perché in maternità. È quanto denunciano alcune educatrici della Città Metropolitana di Bari, che hanno visto il proprio nome essere cancellato dalla graduatoria per non essersi dichiarate disponibili lo scorso anno ad incarichi in quanto in maternità. La denuncia è stata fatta da Acsemi (Associazione dei Centri Socio Educativi per Minori), che supporta la protesta delle educatrici, una trentina, puntando il dito contro chi possa definire la maternità una rinuncia al lavoro.

«Come ACSEMI esprimiamo solidarietà – dichiarano dall'associazione – nei confronti delle colleghe che hanno visto cancellare il proprio nome dalla graduatoria delle educatrici della ex Provincia (ora Città Metropolitana) per l'assistenza specialistica nelle scuole secondarie superiori, poiché lo scorso anno erano in gravidanza o maternità. Graduatoria gestita dal Servizio Controllo Fenomeni Discriminatori - Welfare Città Metropolitana»

«In nessuno stato democratico - sottolineano da ACSEMI – la maternità è una rinuncia al lavoro. E non ci possono essere articoli di alcuna convenzione o bando ad affermarlo. Auspichiamo un intervento degli organi competenti e delle autorità politiche della nostra Città Metropolitana per risolvere questa drammatica situazione e per rimediare ad una ingiustizia sociale».

Sembrerebbe, infatti, che la motivazione dietro il depennamento delle educatrici dalla graduatoria ci sia proprio la mancata disponibilità data, causa maternità, come la Dirigente, Dott.ssa Nunzia Positano, ha risposto loro con una nota che recita quanto segue: «Si comunica che gli incarichi di educatori ad oggi sono stati conferiti in ossequio all'art. 10 dell'Avviso di selezione approvato con provvedimento dirigenziale n. 16 del 25.06.2010 e n. 18 del 07.07.2010, ai sensi del quale: "la rinuncia/indisponibilità all'incarico comporterà la cancellazione dalla graduatoria"».

«Siamo circa 300 educatori che lavorano con la Citta Metropolitana di Bari – ha dichiarato a BariViva una delle educatrici coinvolte – e siamo educatori professionali che svolgono servizio di assistenza ai ragazzi disabili degli istituti superiori di Bari e Provincia. Nel 2011 abbiamo partecipato ad un bando di concorso, che ci ha permesso di inserirci in una graduatoria che avrebbe dovuto avere durata triennale. In realtà, successivamente, non sono più stati fatti bandi e la graduatoria è rimasta quella ed è attualmente in vigore. In passato, sempre riferendosi a questo bando, il servizio e la dirigenza hanno sempre permesso alle educatrici di rientrare in servizio l'anno successivo a quello in cui avevano usufruito della maternità. Sottolineando anche che noi educatrici in maternità non graviamo sulla Città Metropolitana, in quanto abbiamo un contratto di collaborazione in convenzione, come professionisti con partita iva, di 8 ore settimanali».

«Personalmente – prosegue – lo scorso anno sarei dovuta rientrare con un bambino di 15 giorni, cosa impossibile. Non sono rientrata, perché appunto in passato bastava presentare idonea documentazione attestante lo stato di gravidanza, o la nascita del bambino, per poter chiedere di sospendere l'attività nell'anno della maternità, mantenendo il posto in graduatoria. Quest'anno nessuno ci ha avvisato del cambiamento, e ci siamo trovati a sapere dell'inizio delle convocazioni e a non essere stati convocati».

«Abbiamo chiesto spiegazioni – sottolinea – e in prima battuta ci è stato detto che, secondo nuove disposizioni della attuale dirigente, noi saremmo stati posizionati in fondo alla graduatoria e quindi avremmo dovuto aspettare. Ma nonostante i casi da coprire siano di più degli educatori, al termine dello scorrimento non siamo stati contattati e hanno iniziato ad assegnare un secondo caso a chi aveva già ottenuto il primo».

«A questo punto ci siamo di nuovo rivolti alla dirigente – conclude – rintracciabile da noi solo attraverso email, che ci ha risposto quanto detto sopra. Riteniamo questo comportamento un puro accanimento, nessun dirigente prima d'ora ci aveva rifiutato la maternità. Ora non sappiamo cosa succederà e che ne sarà di noi. Stiamo anche pensando ad agire legalmente per far valere i nostri diritti».
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