Equipe di medicina nucleare e radiodiagnostica
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Policlinico di Bari, primo trattamento di radioembolizzazione epatica

Microsfere radioattive in grado di colpire in modo selettivo le cellule tumorali, preservando quanto più possibile il fegato sano

Microsfere radioattive in grado di colpire in modo selettivo le cellule tumorali, preservando quanto più possibile il fegato sano. Al Policlinico di Bari è stato eseguito per la prima volta un trattamento di radioembolizzazione epatica TARE (Trans Arterial RadioEmbolization), una procedura mini-invasiva e ad alta specializzazione eseguita dall'Unità operativa di Medicina Nucleare diretta dal prof. Giuseppe Rubini.

Si tratta di una procedura complessa che integra competenze multidisciplinari e prevede un percorso accurato: valutazione del paziente, analisi dell'appropriatezza clinica, diagnostica avanzata (TC e PET), definizione personalizzata della dose, simulazione pre-trattamento e somministrazione terapeutica. La TARE utilizza microsfere caricate con Ittrio-90 (90Y), un radionuclide che emette radiazioni β- ad alta energia ma con scarsa penetrazione, in modo da rilasciare l'effetto terapeutico soprattutto all'interno della lesione tumorale, riducendo l'irradiazione del tessuto sano.

«È un'opzione terapeutica - spiega il prof. Giuseppe Rubini – indicata quando l'asportazione chirurgica del tumore non è tecnicamente fattibile o quando l'intervento chirurgico risulta controindicato per le condizioni cliniche del paziente. La radioembolizzazione è un intervento che assomiglia più a un lavoro di precisione che a un'azione d'urto: le microsfere, trasportate dal flusso sanguigno, arrivano nel cuore del tumore e lì rilasciano la loro forza con una penetrazione limitata, proteggendo quanto più possibile il tessuto sano. Questa opzione può inoltre consentire, in casi selezionati, di riportare il tumore entro criteri compatibili con la candidabilità al trapianto di fegato, di cui il Policlinico di Bari è centro di riferimento regionale».

L'intervento rappresenta un nuovo passo nel potenziamento delle terapie oncologiche avanzate in Puglia, grazie all'attivazione di un percorso strutturato e conforme ai requisiti clinici, organizzativi e di sicurezza previsti dalle linee guida nazionali. Fondamentale la collaborazione di tutte le Unità operative coinvolte nel team multidisciplinare per il carcinoma epatocellulare (HCC), tra cui Medicina Interna, Oncologia Medica, Chirurgia epato-biliare e Trapianti di fegato, Diagnostica per immagini, Medicina Nucleare e unità operativa di Danno Epatico, con un ruolo decisivo di queste ultime nella realizzazione del primo trattamento.

L'esecuzione della TARE prevede una fase preliminare di simulazione: uno studio angiografico super-selettivo associato all'iniezione di un radiofarmaco diagnostico che "simula" la distribuzione di quello terapeutico. Le immagini scintigrafiche e SPECT/CT consentono una valutazione tridimensionale e permettono la pianificazione personalizzata e le stime dosimetriche. La dose terapeutica viene quindi calcolata attraverso specifici software, in sinergia tra medico nucleare e fisico sanitario.

Il primo paziente sottoposto a TARE al Policlinico è stato selezionato dalla dottoressa Maria Rendina, direttrice dell'Unità operativa di Danno epatico e Trapianto, condiviso e approvato dal team multidisciplinare e ricoverato presso l'Unità operativa di Gastroenterologia diretta dalla prof.ssa Beatrice Principi. La procedura è stata svolta dai radiologi interventisti Nicola Lucarelli, Cristian Dell'Atti e Ilaria Villanova e dai medici nucleari Cristina Ferrari e Alessandra Di Palo, con dosimetria elaborata insieme alla dottoressa Angela Terlizzi, responsabile dell'Unità operativa di Fisica Sanitaria, e alla dott.ssa M.G. Leo.

Determinante anche il contributo di infermieri e operatori delle Unità operative coinvolte soprattutto nella gestione organizzativa necessaria al ricovero e al monitoraggio nelle degenze radioprotette della Medicina Nucleare.
Il paziente è stato dimesso in buone condizioni e sarà seguito dal team multidisciplinare per i controlli successivi.

«È un risultato importante per il Policlinico, reso possibile dalle competenze e dall'integrazione tra le diverse professionalità coinvolte, che hanno consentito l'attivazione di un percorso altamente specialistico all'interno dell'Azienda ospedaliero-universitaria. L'obiettivo è rendere questi trattamenti un'attività stabile e programmata, così da ampliare in modo concreto le possibilità di cura delle persone con tumore al fegato», conclude il direttore generale del Policlinico di Bari, Antonio Sanguedolce.
Prof Giuseppe RubiniIniezione di microsfere di ittrio al Policlinico di BariEquipe di medicina nucleare e radiodiagnostica
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