cerimonia giuseppe mizzi
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Vita di città

Bari, otto anni senza Giuseppe Mizzi. A Carbonara la cerimonia commemorativa

Il giovane fu vittima innocente nel 2011 di un commando mafioso. Decaro: «Brava persona finita nella spirale di gente senza scrupoli»

Sono passati 8 anni da quel tragico 16 marzo del 2011, quando a Carbonara di Bari il giovane Giuseppe Mizzi fu vittima innocente di un commando mafioso, che lo scambiò per uno spacciatore del clan rivale mentre rientrava a casa dopo il lavoro. Questa mattina a Carbonara, in via Venezzia dove fu ucciso Giuseppe Mizzi, la cerimonia con deposizione di una corona di fiori da parte del sindaco Antonio Decaro, dell'assessore regionale Giovanni Giannini e del presidente di Municipio IV Nicola Acquaviva.

Dopo i familiari di Giuseppe Mizzi, che hanno voluto prendere la parola, sindaco Decaro nel suo discorso ha detto: «A distanza di 8 anni, siamo ancora una volta qui, tutti insieme, istituzioni, Forze dell'Ordine, magistrati, associazioni, parrocchie, familiari, a testimoniare la nostra vicinanza alla famiglia Mizzi e a ricordare Giuseppe, ucciso in questa piazza, mentre tornava a casa dal lavoro. Una vittima innocente della mafia. Una brava persone che è finita nella spirale violenta e criminale di persone senza scrupoli interessate solo a perseguire i propri interessi criminali. Poco importa se l'obiettivo è sbagliato. La vita delle persone, per la mafia, non ha valore. Nessuno di noi ha valore. Solo il contrabbando, la droga, le armi hanno un valore perché significano soldi, potere, affermazione. Sono gli strumenti di cui si nutrono le mafie e con cui ammazzano i nostri cari, i nostri figli, ogni giorno. Non soltanto sparando, ma attraverso lo spaccio, l'usura, il racket, la violenza di strada. Ogni volta che qualcuno difende la mafia non parlando, non esponendosi, praticando l'omertà, diventa complice di questo meccanismo. Lo stesso meccanismo che 8 anni fa ha portato via Giuseppe ai suoi cari e tanti altri figli, padri e fratelli ad altre famiglie in questa città».

«Per questo noi siamo qui ogni anno - ha continuato Decaro. Lo dobbiamo a Giuseppe e a noi stessi, alle nostre comunità. Siamo qui a ricordare a tutti, specie ai ragazzi, che esiste una linea di confine chiara e inequivocabile tra Noi e Loro e che va tracciata. Ogni giorno, ogni anno. Tra la società dei giusti e la società mafiosa. Senza aree intermedie, né aree grigie, interpretazioni o sfumature. Perché da una parte c'è la civiltà, il diritto, il lavoro, l'onestà, gli affetti, la morale. Dall'altra la barbarie, il sangue, il carcere, la morte. Giuseppe era un lavoratore onesto, marito amorevole, fratello presente. Un uomo per bene che ha avuto la sfortuna di incontrare sulla sua strada un'altra persona, Antonio Battista, che adesso per fortuna sta scontando l'ergastolo. Con l'uccisione di Giuseppe, però, la mafia ha creato una profonda ferita in questo quartiere che noi pazientemente, tutti insieme, stiamo cercando di ricucire. E se possiamo farlo lo dobbiamo alla famiglia che ogni anni ci offre il suo ricordo e la sua presenza. Perché se oggi siamo qui è grazie soprattutto alla determinazione della famiglia Mizzi, di sua moglie, dei suoi genitori, di suo fratello, che non si sottraggono al proprio destino e dedicano gran parte del proprio tempo a praticare cittadinanza attiva nelle nostre scuole per raccontare ai ragazzi cos'è la mafia e cosa significa incontrarla un giorno qualunque della vita. Noi resteremo qui, accanto alla famiglia, accanto al quartiere, accanto a tutti quelli che scelgono di stare dalla parte di chi rifiuta la mafia e le sue logiche. Noi da questo posto non andremo via, fino a quando non avremo fatto capire all'ultimo cittadino di questo quartiere e di questa città che noi siamo di più e la battaglia della legalità la vinceremo noi».

Il presidente del Municipio IV, Nicola Acquaviva, aggiunge: «Il suo ricordo resterà per sempre nella memoria della nostra comunità, incurabile ferita che provoca ancora dolore. L'abbraccio della cittadinanza attorno al ricordo delle vittime sia un monito per chi crede di poterci schiacciare: perché solo uniti possiamo combattere e vincere la mafia».
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