bari taranto. <span>Foto ssc bari</span>
bari taranto. Foto ssc bari
Calcio

Derby e titolo d’inverno, il Bari vola in classifica. Ma serve ancora equilibrio

La vittoria sul Taranto regala ai biancorossi il +8 al vertice del girone C, però attenzione a una concorrenza ampia e agguerrita

Ventinove anni dopo, la storia si ripete. Il derby fra Bari e Taranto finisce 3-1 per i biancorossi, esattamente come era successo nell'ultimo precedente, datato addirittura 1992. Quella era serie B, questa è serie C; ma l'importanza del risultato finale è comunque molto alta per i galletti. Un derby che vale il platonico titolo d'inverno, e il ben più concreto +8 dalla coppia Palermo-Turris, alla vigilia della sfida proprio in casa dei rosanero all'ultima di andata.

Un derby che, va detto, era stato caricato di troppe aspettative nella settimana precedente. Il campo ha detto, con termini assai poco interpretabili, che fra le due squadre c'è un divario tecnico e di personalità molto netto, come lo stesso mister ospite Laterza ha ammesso. La scelta della squadra ionica di rinunciare al 4-3-3 per un più prudente 3-5-2, di fatto, agevola il Bari nel suo programma di applicazione del gioco di Mignani. Scambi centrali, inserimenti fra le linee, sfondamento con la palla la piede; il Taranto risponde con la qualità di Marsili a centrocampo e Giovinco in attacco, ma è davvero troppo poco per impensierire un Bari fin da subito in controllo.

Al 13' Paponi guadagna una bella punizione, Pucino pennella il destro in porta e per i galletti il lavoro è già mezzo compiuto. Maita nel mezzo è un gigante, sia in copertura che in fase di proposizione, D'Errico e Mallamo vanno a folate ma danno l'impressione di poter far male, Botta inventa. È l'ossatura di quella che Mignani sembrerebbe aver individuato come la sua formazione titolare, dopo tante rotazioni a inizio stagione.

A fine primo tempo proprio il trequartista argentino raccoglie il velo di Antenucci e scarica il mancino in porta, davanti alla statica difesa degli ospiti. Quando a inizio ripresa Antenucci manda all'angolino un bel diagonale su assist del volenteroso Paponi si chiude il cerchio. Unica pecca per i biancorossi il goal concesso a Giovinco: fallo da rigore ingenuamente commesso da Celiento, difesa lenta nell'allontanare il pallone dopo il miracolo di Frattali sul tentativo di realizzazione di Saraniti.

E il perfezionista Mignani non ha mancato di inserire questo episodio fra gli aspetti (ancora parecchi, a suo dire) che il Bari può migliorare. Ma la chiave di tutti i discorsi del mister è sempre una: l'equilibrio. Guai a pensare che sia diventato tutto facile, guai a pensare di aver già fatto il grosso. Sì, perché se fa bene il grintoso Pucino a sbattere i pugni sul tavolo e a fare la voce grossa (gli altri parlano e noi facciamo i fatti, il discorso del terzino in estrema sintesi), altrettanto bene fa Mignani a predicare calma.

Il titolo d'inverno fa sicuramente piacere, così come il dilatarsi del vantaggio in classifica. Ma sarebbe un clamoroso autogoal abbassare la tensione proprio ora. Innanzitutto, perché la sfida di Palermo e l'appuntamento con il Potenza che attendono il Bari prima della sosta natalizia sono impegni tutt'altro che leggeri. E poi, perché se è vero che i biancorossi stanno provando a fare un po' di selezione in vetta alla classifica, è altrettanto vero che la banda di Mignani alle spalle ha una concorrenza agguerrita che si sta contendendo serratamente il secondo posto, con Avellino e Catanzaro in costante risalita. E, quindi, le avversarie da cui guardarsi le spalle sono parecchie e hanno mezzi importanti per andare a sfidare un Bari che, fino a questo momento, ha avuto il merito di sbagliare molto meno degli altri. E la differenza, in fin dei conti, si vede.

D'altra parte, quando non ha vinto e/o convinto, i galletti hanno confermato quella che appare una verità incontrovertibile: se il Bari non fa il Bari, la squadra biancorossa può diventare il peggior nemico di se stessa. E quindi val la pena ribadire la formula magica: equilibrio, concentrazione, tensione. Ci sono altri sei punti pesantissimi da mettere sotto l'albero di Natale per continuare a guardare tutti dall'alto in basso. E, c'è da scommetterci, a nessuno piace tornare giù una volta che ci si è abituati all'alta quota.
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