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Politica

Sanità, Speranza: «Puglia fuori dal piano di rientro. Covid? Serve responsabilità»

Il ministro della Salute: «Ogni docente che fa il sierologico ci aiuta ad abbassare il rischio». Emiliano: «Dal blocco delle assunzioni abbiamo ricostruito il sistema»

Il Ministero della Salute promuove la sanità della Regione Puglia. Questa mattina il ministro Roberto Speranza ha incontrato il governatore Michele Emiliano a Bari, per fare il punto della situazione sul Covid e sui livelli essenziali di assistenza. «La Puglia ha fatto un lavoro molto importante - ha detto Speranza. I nostri tecnici ritengono che per quanto riguarda i Livelli essenziali di assistenza la Puglia è fuori dal piano di rientro. Questa è la mattonella per la fase di riforma del Servizio sanitario nazionale, con un arrivo di risorse significativo. Il lavoro prezioso della Puglia ci consente di avere la base su cui provare a rilanciare il Ssn. La medicina territoriale sarà il punto essenziale del nostro schema di riforma, la chiave del Ssn deve essere la prossimità: assistenza domiciliare, cure primarie. Su questo dobbiamo fare il pezzo più importante dell'investimento. I medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta mi sembrano disponibili a giocare da protagonisti questa sfida».

Esulta il presidente Emiliano: «Una giornata storica per la Puglia. Dal blocco delle assunzioni del 2000 abbiamo non solo ricostruito la sanità pugliese, ma anche ricostruito le reti, aumentato di 1255 i posti letto e li abbiamo distribuiti in modo equivalente tra le varie province. Abbiamo anche tenuto i conti secondo quanto previsto. La Puglia ci era stata consegnata in condizioni pessime e questo risultato per noi è una enorme soddisfazione, ma anche una smentita di tutte le sciocchezze che sto ascoltando in questi giorni. Ci era stata consegnata una Puglia in condizioni pessime, e questo risultato per noi è una enorme soddisfazione, ma anche una smentita di tutte le sciocchezze che sto ascoltando in questi giorni. Addirittura, c'è stato qualcuno che mi ha chiesto e che ha chiesto al ministro il commissariamento e addirittura l'utilizzo dei poteri sostitutivi per commissariare la Regione Puglia per l'emergenza covid. Bisogna spiegare meglio all'onorevole Fitto a che cosa serve l'articolo 120 della Costituzione. Ma, una persona che entra in una fabbrica portandosi dietro un leader politico nazionale, senza indossare mascherine, pretende di dare lezioni a chi ha duramente lavorato, probabilmente anche con dei limiti, e questo, ovviamente, mi ha molto amareggiato perché significa che c'è ancora l'idea da parte persino di chi aspira a diventare il capo in testa dell'emergenza covid in Puglia che questa non sia una cosa seria, ma una barzelletta. Sono morte 35mila persone in Italia, ma lui ancora non ha capito con che cosa ha a che fare; non potrà assumere il ruolo di coordinatore della protezione civile e della sanità pugliese perché non ha capito fino in fondo che cosa è accaduto. Non ha una squadra come la nostra pronta a continuare, non ha vicino a sé nessuno che lo abbia fatto maturare nella consapevolezza della difficoltà derivanti dai compiti che egli pretende di assumere».

Sull'emergenza Covid-19 in fase di riacutizzazione e sulla possibilità che ogni regione adotti misure diverse di prevenzione, il ministro Speranza avverte: «Dobbiamo entrare nell'ordine d'idee che la battaglia è ancora in corso, non c'è da meravigliarsi se alcuni territori prendono delle misure per intervenire in maniera pronta su evidenze che possono esserci in determinati ambiti - a proseguito. È giusto che i presidenti di regione valutino le loro realtà; ove necessario auspichiamo interventi mirati. La partita del Covid non è chiusa, siamo fuori dalla tempesta ma non ancora in un porto sicuro. Lo saremo solo in presenza di un vaccino per tutti e cure efficaci. Fino ad all'ora bisogna tenere altissimo il livello d'attenzione, rispettare le regole fondamentali e intervenire in caso di bisogno. Regioni e Stato devono lavorare insieme, le istituzioni devono marciare nella stessa direzione. A un certo punto di questa epidemia abbiamo aperto a una differenziazione fra territori. Dalla metà di maggio i presidenti di regione sono autorizzati a prendere misure più o meno restrittive. Nella fase che verrà ci sarà bisogno di un elemento di valutazione territoriale. Sulle scelte fondamentali dobbiamo avere scelte comuni; sulla riapertura delle scuole c'è stata approvazione generale in conferenza Stato-Regioni e in conferenza unificata delle norme quadro. I presidenti di regione, però, hanno poteri per differenziare le misure. Proroga dello stato di emergenza? Non abbiamo ancora aperto le discussioni».

Speranza spegne le polemiche sui test sierologici eseguiti volontariamente sui docenti: «Non esiste una scelta che azzeri il rischio; riaprire le scuole rappresenta naturalmente un aumento del rischio - prosegue il ministro. Rimettere in moto 10 milioni di persone ha un impatto sulla possibile crescita del contagio; quello che stiamo facendo serve ad abbassare il rischio. Non basta un'ordinanza per risolvere i problemi, ma stiamo mettendo in campo gli strumenti per abbassare il rischio. Ogni volta che un'insegnante fa un sierologico ci dà una mano ad abbassare il rischio. Un tampone per chi viene da un paese esposto ci dà la possibilità di abbassare la probabilità di contagio. La chiave essenziale sono i comportamenti delle persone. Da qui a qualche mese avremo notizie incoraggianti dal mondo scientifico, ma in questi mesi dobbiamo resistere. Sui tempi della quarantena c'è un confronto a livello internazionale, ne abbiamo parlato con gli altri ministri della Salute. Il nostro Cts ha le qualità per valutare fino in fondo e si cercherà un equilibrio fra la comprensione del rischio in più e la situazione epidemiologica. Al momento nessuna decisione è stata assunta; in questo momento l'indicazione dell'Oms resta quella del 14 giorni».

Speranza conclude con un'ammonizione ai negazionisti del Covid: «Mi fanno venire i brividi le loro manifestazioni. Sono stati mesi troppo difficili, il Paese ha pagato un prezzo enorme, ci sono stati oltre 35mila morti. I nostri operatori sanitari hanno passato giorni che non potranno dimenticare, non posso immaginare che questo non sia avvenuto».
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