L'omicidio di Raffaele Capriati
L'omicidio di Raffaele Capriati
Cronaca

«L’omicidio nel privè». Dylan Capriati ha ucciso Scavo per vendicare lo zio «Lello»

Nelle 103 pagine del decreto di fermo è stato ricostruito l'agguato al Divine Club di Bisceglie: «La reazione per la morte di Raffaele Capriati»

L'omicidio di Filippo Scavo al Divine Club di Bisceglie viene letto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari anche come un capitolo successivo della guerra tra clan, collegato all'assassinio di Raffaele Capriati, alias «Lello», 40enne: l'uomo era considerato il più alto esponente in libertà dell'omonimo clan del borgo antico.

Per l'omicidio di Capriati, eseguito con colpi di pistola calibro 9x21 mentre la vittima era a bordo di una Fiat 500, le indagini della Squadra Mobile di Bari hanno portato all'individuazione di due pregiudicati inseriti nel clan Strisciuglio: Luca Marinelli, detto «Gianluca», e Nunzio Losacco, detto «Sperlunga». Il primo avrebbe esploso i colpi sedendo da passeggero su una Honda Hornet 900 bianca, guidata da Losacco, con cui i due avrebbero affiancato sulla destra l'auto della vittima.

Gli atti collegano l'omicidio di Capriati a una catena di episodi cominciata in un pub, il Demetra, dove si sarebbe verificato un confronto tra Scavo e alcuni soggetti dell'area Capriati. All'esterno del locale, Scavo avrebbe avuto un atteggiamento minaccioso verso Christian Capriati, figlio di Lello. L'episodio avrebbe incrinato un equilibrio fragile: Marinelli avrebbe rimproverato Scavo, arrivando a schiaffeggiarlo, perché ritenuto responsabile di avere esposto il gruppo ad una grave frattura.

La risposta dei Capriati non si sarebbe fatta attendere. La sera del 29 marzo 2024, secondo gli atti, Sabino e Christian Capriati e lo zio Onofrio Lorusso, alla guida di un'auto, si sarebbero recati nella piazza centrale di Carbonara. Lì, dopo avere riconosciuto una comitiva in cui vi erano soggetti presenti al Demetra, avrebbero esploso numerosi colpi di pistola. Restarono feriti Mattia Benedetto, allora 20 anni, e Nicola Greco, allora 19 anni, quest'ultimo cugino di primo grado di Marinelli.

Per gli investigatori, quell'azione fu vissuta dal clan Strisciuglio come un affronto particolarmente grave. Dopo un primo tentativo non riuscito nel borgo antico, la vendetta sarebbe stata portata a termine il 1 aprile 2024, con l'omicidio Capriati. Il nome di Scavo compare proprio in questa traiettoria. Collaboratori di giustizia e intercettazioni ricostruiscono un quadro nel quale «Uecchione» sarebbe stato indicato come uno dei soggetti coinvolti nella genesi dell'azione contro Capriati.

L'omicidio di Capriati, nella lettura della Direzione Distrettuale Antimafia, assume un peso centrale: avrebbe rappresentato un duro colpo inferto dagli Strisciuglio al clan del borgo antico e, allo stesso tempo, avrebbe alimentato la volontà di ritorsione culminata, ad aprile, nell'omicidio all'interno della discoteca di Bisceglie.
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