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Cronaca

«Non una lite, ma la storica lotta tra i clan mafiosi Capriati e Strisciuglio»

È la lettura della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari sull'omicidio di Filippo Scavo, avvenuto il 19 aprile scorso nella discoteca Divine Club

Non una lite degenerata, ma un'azione armata maturata nella storica lotta tra clan Capriati e Strisciuglio. È la lettura della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari sull'omicidio del 42enne Filippo Scavo, per cui sono stati fermati Dylan Capriati, 22 anni, di Bari, Aldo Lagioia, 22 anni, di Corato, e Nicola Morelli, 21 anni, di Bari.

Sono accusati, a vario titolo, di omicidio in concorso aggravato dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il clan Capriati e di detenzione e di porto illegale di armi comuni da sparo: Capriati e Lagioia sarebbero stati i due soggetti armati, mentre Morelli avrebbe rafforzato e agevolato l'azione con la propria presenza. La vittima, per gli atti, era ritenuta un membro del clan Strisciuglio, fazione di Carbonara: una figura stabilmente collocata nel fronte opposto a quello dei Capriati.

La ricostruzione del delitto si fonda su filmati, testimonianze e attività di identificazione. Scavo era presente nel locale già prima dell'agguato ed era stato seguito nelle fasi precedenti attraverso elementi identificativi come le scarpe e il giubbotto nero Richmond sequestrati e confrontati coi fotogrammi. Prima degli spari ci sarebbe stata una tensione nell'area del privé, retrostante il palco. Poi Scavo sarebbe uscito dal varco "D", utilizzato come collegamento tra interno ed esterno.

È in quel punto che si sarebbe sviluppata la fase decisiva. Lagioia e Capriati sarebbero spuntati all'esterno con Morelli. Lagioia avrebbe estratto una pistola nera, Capriati una seconda arma cromata. Scavo e l'accompagnatore sarebbero rientrati nel locale, seguiti dai tre. Da quel momento si apre una finestra di 11 secondi non coperta dalle telecamere: in quell'intervallo sarebbero stati esplosi i colpi che hanno freddato Scavo, raggiunto sulla schiena, subito sotto la base del collo.

Gli addetti alla sicurezza hanno riferito agli investigatori di aver percepito quattro colpi. All'esterno i filmati mostrerebbero la fuga degli indagati. Capriati e Lagioia sarebbero usciti con le armi in mano, insieme ad altri soggetti, raggiungendo una Lancia Ypsilon. Secondo gli inquirenti il metodo dell'azione è mafioso: l'agguato sarebbe stato compiuto a volto scoperto, in un esercizio affollato, con almeno due pistole, accettando il rischio di colpire persone estranee ai contesti criminali.

Una condotta interpretata come manifestazione di forza del clan Capriati nei confronti degli Strisciuglio e della cittadinanza. Scavo, inoltre, sarebbe stato colpito non solo per il suo profilo criminale, ma anche per il ruolo che gli investigatori gli attribuiscono nei fatti che, nel 2024, portarono all'omicidio di Raffaele Capriati.
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