Alternanza scuola-lavoro in Mediateca
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Scuola e Lavoro

Alternanza scuola-lavoro, il caso del liceo linguistico Romanazzi in Mediateca

Gli studenti preparano una rassegna cinematografica sull'adolescenza, vedendo i film e discutendone insieme

In via Zanardelli n. 30 si trova la Mediateca Regionale Pugliese. Tanti sono gli eventi e gli incontri gratuiti e pubblici dedicati alla cultura e al cinema. Ci sono 9 postazioni multimediali, una sala proiezioni di 48 posti, una biblioteca dove studiare ma anche un patrimonio culturale da poter consultare con libri, film e documentari. Tra le attività, diverse sono le rassegne cinematografiche e le mostre fotografiche organizzate. In questo luogo abbiamo incontrato le studentesse e gli studenti del liceo linguistico Romanazzi, al terzo anno in corso, durante le ore dedicate all'alternanza scuola-lavoro.

Alessandra Aprea, operatrice della Mediateca, ci racconta: «L'obiettivo è di costruire una rassegna cinematografica il cui macro tema scelto è l'adolescenza. Si vedranno e selezioneranno tra dieci film solo quattro titoli che verranno proposti ai loro colleghi».

L'alternanza Scuola-Lavoro è stata anche causa di scioperi scolastici: gli studenti che rivendicavano i propri diritti, richiedevano un uso costruttivo del tempo speso per questa attività piuttosto che essere sfruttati, secondo loro, in altri contesti. Su questo argomento ecco come interviene la professoressa Angela Cavallo docente di italiano del liceo Romanazzi: «Sgombrando il campo da qualsiasi tipo di pregiudizio anche di natura ideologica, con questa attività in Mediateca in realtà abbiamo modo di scoprire delle abilità dei nostri fanciulli che tradizionalmente nel chiuso di un'aula scolastica non si hanno modo di cogliere e verificare. Il nostro intento è quello di assicurare una valenza culturale a queste ore cercando di sviluppare non solo l'attenzione a temi che loro sentono come particolarmente vicini e nei quali si possono riconoscere - di qui la scelta del tema adolescenza e male adolescenza - ma anche la possibilità di rafforzare le loro capacità comunicative e relazionali, riflettendo anche sulla specificità dei linguaggi, perché il linguaggio filmico è un linguaggio che racchiude tanti altri. È importante promuovere lo spirito critico e credo anche educare al gusto, perché penso che l'educazione al buongusto sia un nervo scoperto della nostra società. Bisogna riabituare gli studenti al bello e alla costruzione del pensiero critico».

Parlando con le studentesse e gli studenti subito dopo la fine del film Stand by Me (1986) di Rob Reiner, scopriamo in Flavia la voglia di raccontare e di presentare il film: «Mi piace molto vedere i film e poi raccontarli. Il film si basa sulla amicizia. Un gruppo di quattro ragazzi di circa 12 anni. Ognuno di loro attraversa un pericolo ed ha bisogno dell'aiuto dell'altro». Giuseppe, 17 anni appassionato di cinema, ha ammirato l'ottimo racconto di Stephen King, gli effetti e le musiche, ci racconta: «Ho apprezzato di più i lati tecnici però posso anche dire che la fascia sotto i 18 anni non può capire bene questo film. Secondo me è dedicato agli adulti, perché fa rivivere i ricordi di quando si è bambini».

Momenti di confronto e dibattito sul tema ma anche su questa esperienza in Mediateca: «È molto interessante - secondo Maria Rita - questo approccio allo studio, perché il mondo del cinema cerca di trasmetterci messaggi utili». Letizia ci spiega: «Gli adolescenti spesso vedono problemi lì dove non ci sono. Una somiglianza che ho trovato nel film con la realtà, è che gli adolescenti spesso si addossano i problemi degli altri, questo non significa che noi non dobbiamo aiutare gli amici, però farci carico dei problemi degli altri ci porta non stare bene con noi stessi».

Conclude l'insegnante: «I ragazzi di oggi sono refrattari ad una contestazione anche forte e ragionata. Nel porre loro domande che attengono al loro vissuto hanno dato delle risposte abbastanza convenzionali, forse per la paura di raccontarsi. Voglio sperare che questa non sia l'espressione della passività degli atteggiamenti, che si traduce poi in una scarsa coscienza morale che poi è alla base della male adolescenza che a 12 anni rivolge la propria aggressività e la propria rabbia verso coetanei inermi e innocenti. E su questo argomento dobbiamo interrogarci noi adulti ed insegnanti».
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