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Abusbef, 10 domande alla pubblica amministrazione sull'inceneritore

L'avvocato Laudadio: «Riteniamo opportuno porci come tramite e girare questi interrogativi alle istituzioni competenti»

Cittadini sempre più allarmati chiedono ad Adusbef risposte in ordine alle notizie diffuse dalla stampa sulla prossima costruzione di un inceneritore nell'abitato compreso fra Bari e Modugno. L'avv. Vincenzo Laudadio, rappresentante di Adusbef Puglia, ci dice: «nel rispetto dei rispettivi ruoli istituzionali e competenze, preferiamo e riteniamo opportuno porci come tramite con la Pubblica Amministrazione e girare questi interrogativi alle istituzioni competenti, nella speranza di poter ottenere quelle risposte che la cittadinanza tutta sollecita e merita».

1) Se, ai sensi della Direttiva Europea 2008/98/CE sono state esperite le valutazione tutte per la migliore scelta di gestione dei rifiuti, rappresentando l'inceneritore una delle ultime e perché si è optato per tale scelta;

2) Se è stato espletato uno studio di fattibilità, compatibilità ambientale, valutazione sanitaria e prevenzione dei rischi da incidente (anche rilevante) sia in relazione all'impianto che alla zona di ubicazione;

3) Se e quali rifiuti verranno gestiti e se è stato previsto un sistema, un impianto di recupero dei vapori e per la produzione di energia;

4) Se è stata valutata o meno la vicinanza di detto impianto con altre impianti industriali o di produzione di energia e gli eventuali effetti conseguenti ad eventi accidentali;

5) Se è stato considerato l'impatto di immissione di CO2 e diossine in atmosfera derivanti dalle emissioni dell'impianto per di più in una regione come la Puglia ove sono presenti altri impianti industriali ad alta emissione di CO2 e diossine;

6) Se nella VIA (valutazione di impatto ambientale) è stato predisposto un esame delle interazione tra inquinanti primari (quelli emessi direttamente dall'impianto) e quelli secondari sulla salute dei cittadini ed abitanti limitrofi alla zona o residenti nelle zone "sotto vento";

7) Se ed in che misura si è tenuto conto di studi sull'interazione tra tumori ed esposizioni alle diossine ed altri agenti inquinanti derivanti da attività industriali ad alto rischio (secondo la definizione data dal DM Ministero Sanità del 5.9.94) come emerge da studi quali lo Studio Sentieri;

8) Se ai fini dell'individuazione dell'ubicazione dell'impianto si è tenuto conto delle prescrizioni di cui all'art. 216 del TULS (testo unico leggi sanitarie);

9) Se ai fini dell'esame dell'impatto sanitario di siffatte imprese si è proceduto alla valutazione complessiva e non per singola voce dei vari inquinanti, così da comprendere la reale portata degli inquinanti immessi in atmosfera;

10) Se ed in che misura è stata data attuazione, nel caso in oggetto, alla legge regionale n.28 del 13 luglio 2017 sulla partecipazione attiva e se ed in che misura le popolazioni e gli stakeholders siano stati coinvolti in tale scelta.

Accanto a queste domande ne sovviene, tuttavia, un'altra di natura meno tecnica, ma pur sempre conferente: "è mai possibile che nel 2018 si pensi al ciclo dei rifiuti ancora in termini di "mero incenerimento" del rifiuto e non ad impianti più moderni e compatibili con l'ambiente, la salute dei cittadini ed in linea con un moderno spirito di contenimento, differenziazione e riuso del rifiuto?"

«Come associazione di consumatori sentiamo il dovere di restare accanto ai cittadini in questa vicenda che riguarda non solo i cittadini di Bari e Modugno, ma tutti i pugliesi e le future generazioni, atteso che intorno a concetti come differenziare, riusare, recuperare e manutenere si gioca non solo il ciclo dei rifiuti, ma il futuro dei cittadini consumatori».
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