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A Bari arriva YouPol, la app della Polizia: «Bullismo e spaccio segnalati in tempo reale»

Presentata stamattina la nuova applicazione della Questura: «Possibile segnalare registrandosi o in forma anonima»

La Polizia di Stato si apre alle nuove tecnologie. Dopo le felici sperimentazioni di Roma, Milano e Catania anche la Questura di Bari lancia la applicazione YouPol. Si tratta di uno strumento facile e intuitivo, alla portata delle giovani generazioni per denunciare in tempo reale episodi di bullismo e di spaccio di droga alla centrale operativa del 113, ma anche altri reati commessi in città.

«Si tratta di uno strumento - dice il commissario capo Elisa Monsone durante la conferenza stampa di presentazione tenutasi stamani in Questura - rivolto principalmente ai giovani, ma non solo, per denunciare in tempo reale e a distanza fatti di bullismo o spaccio di droga».

La app YouPol, infatti, nasce come naturale continuazione del numero "SOS Bullismo", che però ha avuto poco riscontro da parte delle vittime, un po' perché il sistema degli SMS è ormai fuori uso, un po' perché questi fenomeni tendono a restare sommersi. «Si è pensato - continua Monsone - di sostituire il sistema desueto del messaggio con un qualcosa che fosse più alla portata dei giovani, che li coinvolgesse nelle attività a contrasto di bullismo e spaccio di sostanze stupefacenti».

Semplice e intuitivo è anche il funzionamento, come spiega ancora il commissario capo: «YouPol si può scaricare sia da App Store che da Play Store, quindi è compatibile sia con IoS che con Android. Ha una schermata di semplice visualizzazione e permette di mettersi in contatto in tempo reale con la sala operativa della Questura, inviando dei messaggi con la possibilità anche di allegare delle immagini, senza distinzione tra quelle scattate al momento o prese dalla galleria, relative a questi due fenomeni. Ci saranno due diverse opzioni di accesso: registrandosi con i propri dati e numero di telefono oppure procedendo in forma anonima. Con quest'ultima modalità la sala operativa riceve soltanto il messaggio, la eventuale foto e il luogo in cui è avvenuto il fatto». Perché la app funzioni, infatti, è necessario attivare il servizio di geolocalizzazione. L'individuazione del luogo in cui si è svolto il reato può essere fatta sia tramite il GPS interno all'applicazione che aggiunta manualmente dal denunciante.

Alte, quindi, sono le aspettative della Polizia di Stato nei confronti di questo nuovo strumento all'avanguardia nel processo di avvicinamento tra cittadini e Forze dell'Ordine. «Proprio perché i giovani ormai utilizzano le applicazioni quasi per tutto - conclude il commissario Monsone - speriamo che risulti più efficace nell'opera di contrasto ai più diffusi episodi criminali tra gli adolescenti e le giovani generazioni in generale. Di pari passo andrà fatta una campagna nelle scuole per far conoscere questa applicazione».


  • Polizia di Stato
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