bari benevento settore ospiti. <span>Foto Ssc Bari </span>
bari benevento settore ospiti. Foto Ssc Bari
Calcio

Il peggior Bari del campionato, per i biancorossi è un punto d’oro

I galletti fanno 1-1 a Benevento: un passo indietro rispetto alle ultime uscite. A vincere sono sempre i tifosi

Spento, con poche idee e in difficoltà fisica. Il peggior Bari del campionato esce dal campo di Benevento con un punto, frutto del pareggio 1-1, che rispetto alla prestazione offerta dai galletti è oro. E questo, di per sé, è un buon motivo per valutare positivamente l'uscita del Vigorito: un passo avanti rispetto, per esempio, a Bari-Ascoli, quando i biancorossi uscirono sconfitti dopo un prova sottotono. Contro i giallorossi di Cannavaro, per questo Bari le possibilità di vittoria erano poche quanto nulle, anche al cospetto di una squadra in crisi di risultati e di identità; il fatto di aver portato a casa un punto, che comunque fa classifica, è già tanto di guadagnato.

Ma, se si va a osservare nel dettaglio la prova offerta dalla squadra di Mignani, non si può non notare un netto passo indietro rispetto alle ultime uscite; un Bari quasi opposto rispetto a quello che otto giorni prima dominava in lungo e in largo contro la Ternana, pur non riuscendo a vincere. Partendo dalle note positive, va sottolineata la buona prova di Dorval, chiamato a sostituire a sinistra l'acciaccato Ricci. L'algerino paga più di qualcosa nel duello fisico con Letizia, deve assolutamente migliorare in fase di copertura, ma conferma le sue grandi potenzialità nella corsa e nelle iniziative offensive: dal suo spunto a sinistra nasce il rigore che pareggia la rete di Forte. Tra i promossi, con la sufficienza, c'è anche Cheddira, che trasformando il penalty con il brivido passa dal 5 al 6 nelle valutazioni: ritrova il goal che gli mancava da un po', e cancella lo zero nella casella delle reti segnate che per il Bari durava da quattro partite. Non è cosa da poco. Bene anche Caprile, che prima si esalta sul colpo di testa di Forte, poi rimedia a un'uscita avventurosa con una parata d'istinto sulla zuccata di Leverbe e salva il risultato.



Il resto, invece, è quasi tutto rivedibile. A cominciare dall'impalpabile prova di Scheidler, un lontano cugino del francese che aveva convinto contro la Ternana. La scelta di Mignani di puntare su di lui non era concettualmente sbagliata: serviva qualcuno particolarmente piazzato per andare a battagliare contro la difesa campana, forte fisicamente e ruvida nei duelli individuali. Ma il francese praticamente non riesce a tenerne neanche una su, non aiuta la squadra a salire e non si rende mai pericoloso. Poteva essere un importante aiuto per Cheddira (in difficoltà contro una difesa schierata e un centrocampo robusto) nella ricerca di spazi, ma stavolta la coppia non funziona come ci si aspettava. Altra storia nella ripresa, quando Mignani si affida all'usato sicuro: Antenucci è più mobile, con la sua tecnica nello stretto riesce a dar respiro alla squadra e a offrire sbocchi alla manovra, al cospetto di un Benevento che - comunque - non sembra aver risolto i suoi antichi problemi.



Maluccio, stavolta, anche il centrocampo, dove Cannavaro vince il duello tattico con Mignani: Maiello subisce la pressione di Schiattarella, Karic e Importa, Folorunsho (ammonito sotto diffida, salterà la prossima) non riesce a sprigionare le sue falcate in ripartenza, Maita eccede con la ripartenza dal basso, facendosi rubare il pallone da Forte davanti alla difesa; da lì nasce la rete di Importa, il più beffardo dei goal dell'ex. Convince poco, infine, anche l'intera fase difensiva: il Benevento non crea granché, ma per il Bari ogni palla inattiva è un potenziale pericolo. Bellomo entra bene in posizione di mezzala sinistra, mentre Salcedo continua a offrire prestazioni evanescenti, anche nel semi inedito ruolo di sottopunta dove Botta si disimpegna bene senza però brillare. Se, infine, a questo si aggiunge che nel finale, dopo aver trovato il pari e la superiorità numerica per l'espulsione di Pastina, il Bari non riesce mai a superare la metà campo, facendosi schiacciare dal Benevento, il quadro di una giornata no è completo.

Difficile parlare di un calo fisico, soprattutto se si guarda indietro di una settimana e si rivede la prestazione dominante contro la Ternana. Forse, le difficoltà in questo momento per il Bari sono più di natura mentale. La squadra ha perso qualche certezza per strada, dopo un avvio sfolgorante di stagione, e il ritorno a una dimensione più "umana" non è così facile. Riprendere contatto con la realtà, dopo aver cullato un sogno che - beninteso - è ancora più che vivo, richiede un po' di tempo. Il fatto, ripetiamo, che il Bari riesca a portar via un punto dopo una prestazione negativa è comunque un segnale incoraggiante; quello che la fortuna aveva tolto contro la Ternana, con il Benevento ha restituito. In una serie B così "liquida" e competitiva non è da buttar via.

Eppure, c'è un campionato parallelo in cui il Bari praticamente vince sempre a mani basse: la tifoseria biancorossa si sta confermando tra le migliori d'Italia, un pubblico che farebbe notizia pure in serie A. Al Vigorito il Bari giocava in casa, sostenuto da 1400 tifosi (giusto perché il settore ospiti non ne poteva accogliere di più), riscaldato dalla coreografia organizzata dai supporter biancorossi. Un tesoro prezioso, che squadra, società, mister e dirigenza hanno accumulato con fatica e che non va disperso in nessun modo. Forse anche la spinta del dodicesimo uomo ha permesso al Bari di uscire con qualcosa in tasca da Benevento. Sabato ci si riproverà: al San Nicola arriva un Sutirol in grande forma, rigenerato dalla cura Bisoli, e con Andrea Masiello nella parte del convitato di pietra. Sul risultato non possiamo dir nulla, ma una scommessa sulla grande cornice di pubblico è fin troppo facile da piazzare.
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