Luigi de Laurentiis. <span>Foto Ssc Bari </span>
Luigi de Laurentiis. Foto Ssc Bari
Calcio

Il Bari, la multiproprietà e la fiducia di una piazza da non tradire

L'orizzonte di una serie B "all'infinito" spaventa i tifosi. Ora i De Laurentiis facciano definitivamente chiarezza

«Al momento non mi è permesso arrivare in A con il Bari a causa della multiproprietà. Posso restare solo in B. Nel momento in cui dovessi arrivare in A, dovrei trovare un fondo o un privato che abbia intenzione di spendere il giusto prezzo per il Bari». Così Luigi De Laurentiis, presidente della SSC Bari, intervenuto in diretta su Fortune Italia. Dichiarazioni che, nella giornata di ieri, hanno fatto il paio con quelle di Mattia Grassani, legale della famiglia De Laurentiis, per cui l'obiettivo è «Tornare allo status quo ante, e dunque alla possibilità per il medesimo soggetto di controllare due società, purché non appartenenti alla medesima categoria, a tempo indeterminato», come ha dichiarato ai colleghi di TuttoBari.

Insomma, i tifosi del Bari proprio non riescono a stare tranquilli. La versione di Luigi De Laurentiis, d'altra parte, è vera solo in parte. La FilmAuro ha fatto ricorso contro la norma dell' Figc che impone di cessare con tutte le multiproprietà nel calcio entro il 30 giugno 2024. Quindi non è del tutto vero che i De Laurentiis possono restare solo in B; l'attuale proprietà può restare in B - stando così le cose - solo per i prossimi due anni. Poi, dovranno vendere, a meno che non venga accolto qualcuno dei ricorsi presentati. Oggi c'è la prima udienza; staremo a vedere.

Ma quello che fa paura è la posizione di Grassani. Stando alle sue parole, l'obiettivo della società sarebbe quello di cancellare la norma attuale; cosa che, in un regime di libero mercato, non è totalmente peregrina, visto che nessuno può obbligare un proprietario a liberarsi di un bene legittimamente acquisito. Ma (verrebbe da dire per fortuna) il calcio segue anche regole di deontologia sportiva, oltre quelle selvagge del liberismo. E, se si parla di deontologia sportiva, la questione multiproprietà appare di per sé torbida.

Tuttavia, tornando a noi, Grassani vorrebbe far sì che la FilmAuro mantenesse la possibilità di tenere entrambe le società di calcio, a patto che il Bari resti in serie B, ben lontano dal Napoli e dalla sua serie A. Ma questa (e lo stimato avvocato Grassani potrà capirci) non è una posizione neanche lontanamente accettabile. Sì, perché i tifosi del Bari sentono di appartenere di diritto alla serie A, per calore, grandezza della piazza, presenze allo stadio (quando le cose vanno bene). Sempre parlando di deontologia sportiva, non sono questi i parametri con cui si giudica il "diritto nobiliare" di permanere in serie A, altrimenti non avremmo oggi i validi modelli - per esempio - di Sassuolo, Empoli, Udinese e compagnia. Ma, sempre parlando di deontologia sportiva, non è accettabile pensare che i baresi rinuncino alla legittima ambizione di tifare per una squadra di A, giusto perché la famiglia De Laurentiis ha preso il capriccio di andare contro per principio a una regola sacrosanta, così come è quella che invita a smobilitare le multiproprietà.

La speranza, a questo punto, è che nessuno dei ricorsi presentati venga vinto dalla FilmAuro, e che Aurelio De Laurentiis dia seguito a quanto detto nei giorni scorsi («Se perdo i ricorsi, allora vendo il Bari»). Eh sì, perché di restare "a bagnomaria" in serie B per non si sa quanto tempo nessuno ha particolarmente voglia da queste parti, anche perché l'esperienza è già stata fatta in passato e non è piacevole. Il ritorno in serie B testimonia che il lavoro fatto dai De Laurentiis a Bari è stato più che buono; ci è voluto un po' di tempo per raccoglierne i frutti, ma c'è a chi (come i cugini del Lecce) è andata anche molto peggio.

Ora, però, serve chiarezza. Ricorsi o no, i De Laurentiis devono fare una scelta; anzi, devono dare attuazione alla scelta già fatta, vale a dire tenere il Napoli e cedere il Bari (sempre parola di AdL). I due anni che ci separano dal 30 giugno 2024 sono un tempo congruo per trovare un acquirente solido e - magari - ambizioso, che faccia al caso di una piazza come Bari, la cui pazienza è tutt'altro che infinita. Né qui si sarebbe (giustamente) disposti a rivivere un caso Salernitana bis, con una promozione in A che si trasforma in una corsa contro il tempo alla caccia di un investitore per salvare la squadra all'ultimo secondo.

LdL, d'altronde se n'è accorto: la lente d'ingrandimento talmente dilatata di questa città ha permesso di festeggiare in pubblica piazza la vittoria della serie C come se fosse la Champions League, ma senza ambizioni e prospettive non ci vuole molto a tornare ai 50 paganti di quel famigerato Bari-Cittadella.

Insomma, la cottura a fuoco lento in una serie B senza sussulti non conviene assolutamente a nessuno. I De Laurentiis sono grandi imprenditori, e dovrebbero sfruttare il loro nome e le loro conoscenze per garantire al Bari un passaggio a investitori solidi e - perché no - sognatori come la nostra pazza e tormentata città. Su questo, d'altra parte, ci sono pochi dubbi: l'ottima gestione societaria portata avanti da LdL in questi quattro anni è una garanzia sufficiente del fatto che, se a scegliere sarà la sua famiglia, il futuro del Bari verrà consegnato in buone mani. Dopo tante delusioni, i baresi hanno riposto la loro fiducia nei De Laurentiis; un mandato che LdL e suo padre non vogliono e non possono tradire.

Ma bisogna considerare anche il fattore tempo. Si faccia senza fretta, per carità, ma anche senza flemma; . Sì, perché in ballo c'è la passione di una piazza che sarà anche umorale, ma che in questi anni ha già sofferto troppo a causa di gestioni societarie "disinvolte" e di faccendieri forestieri e nostrani. Qui il sindaco addirittura chiede al presidente di portare la squadra in Europa, ma a conti fatti ci si potrebbe anche accontentare di coltivare la legittimità ambizione di avere "un grande Bari". Non è, dopotutto, una richiesta irragionevole.
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