Ternana Bari. <span>Foto SSC Bari</span>
Ternana Bari. Foto SSC Bari
Calcio

Bari spento e senza soluzioni, ora la sosta per riordinare le idee

La sconfitta di Terni mette a nudo le fragilità dei biancorossi. Senza contropiede Mignani a corto di alternative

Si ferma a sette la striscia utile del Bari, che esce sconfitto 1-0 dal Liberati per mano della Ternana, rivitalizzata dal pragmatismo di mister Cristiano Lucarelli. Sarebbe fin troppo facile porre l'accento sul fatto che i biancorossi siano riusciti a risanare la situazione di una squadra che non vinceva da fine gennaio, esattamente dallo stesso momento in cui il Bari conosceva l'ultima sconfitta (sempre per mano di una umbra, il Perugia in quella circostanza). Un Bari "benefattore", su questo ci sono pochi dubbi; ma la sconfitta con la Ternana ha origini e spiegazioni più profonde e lontane.
Sì, perché Lucarelli ha fortuna ma soprattutto merito nell'incartare il trappolone perfetto al collega Mignani. E dire che, tutto sommato, il Bari non aveva neanche iniziato male: nel primo quarto d'ora Caprile si mette in evidenza su Partipilo, ma anche Cheddira sfiora il colpo in allungo su cross di Pucino da destra.
Merito va dato alla Ternana di trovare il vantaggio al 19', sfruttando l'unico buco della difesa biancorossa L'assenza di capitan Di Cesare (squalificato) si sente, e allora l'attacco leggero scelto da Lucarelli può punire: Zuzek commette l'unica imprecisione della sua gara chiudendo in ritardo su Palumbo, il velo di Coulibaly toglie il tempo a Vicari e quindi Partipilo può piazzare il piattone letale per battere Caprile e mettere a segno il più beffardo dei goal dell'ex.
È la partita perfetta per la Ternana, che sopra di un goal può dedicarsi a un'attenta copertura per far girare a vuoto l'avversario. Dopo il destro del solito Cheddira che va vicino a battere Iannarilli, i galletti si spengono e denunciano la scarsità di alternative e le poche frecce nella faretra tattica di Mignani.
Troppo facile prendersela con le scelte del mister, ma sta di fatto che le opzioni scarseggiano. Scheidler è sempre più un corpo estraneo alla squadra, costantemente lontano dal vivo dell'azione e disordinato nella gestione del pallone; ma anche Botta sulla trequarti incide molto meno di quello che potrebbe e senza gli inserimenti delle mezze ali la notte fonda arriva fin troppo presto. Lo stesso Esposito, partito in biancorosso con il botto, sì è andato lentamente perdendo, lasciando a Cheddira l'ingombrante ruolo di unica certezza in attacco. E se il nazionale marocchino fa l'essere umano e non il supereroe, il Bari ha pochissime armi per rendersi pericoloso.

Nell'ultima mezz'ora il mister prova a cambiare musica con gli ingressi di Morachioli e Bellomo più aperti sulle fasce: fatto sta che il Bari, nonostante il lento spegnimento di un Cheddira sfiancato dalla solitudine in mezzo all'attacco, aumenta la sua presenza offensiva, ma se di testa non si segna neanche per sbaglio si possono mettere anche cento palloni nel mezzo senza cavare un rango dal buco.
Sta di fatto che alle fere "bastano" un monumentale Di Tacchio davanti alla difesa e un gigantesco Sorensen al centro della terza linea per tenere a distanza di sicurezza i galletti. Antenucci, entrato nella ripresa come mossa della disposizione, ci prova costruendosi uno spazio per calciare col mancino, e almeno fa sì che Iannarilli torni negli spogliatoi con i guantoni sporchi.
Riassunto? Il Bari quando deve rimontare fa una fatica abnorme, anche al cospetto di una squadra buona ma non irresistibile. A Lucarelli serve solo abbassarsi a ridosso della sua area di rigore per togliere al Bari pericolosità e soluzioni offensive. Se i biancorossi devono fare la partita, invece che aspettare e ripartire con i suoi contropiede fulminanti, allora si innesca l'antipatico rumore di un motore che gira a vuoto. L'assenza di Maiello (altro squalificato illustre) pesa come un macigno; Maita sta facendo una stagione super da mezz'ala, ma il suo rendimento da regista in serie B non può essere uguale a quello che aveva nella categoria inferiore. Mallamo, per carità, fa tanta buona legna in mezzo al campo, ma non è un fiorettista, e se Benedetti per una volta fa "solo" una partita normale allora si finisce come il cane che si morde la coda.
Al Bari manca il cervello di Maiello, ma soprattutto mancano le gambe prepotenti di Folorunsho, l'interprete più raffinato del contropiede da cui i galletti hanno spesso e volentieri attinto a piene mani. Vero, come ha sottolineato Mignani, è che anche senza Folo (alle prese con una noiosa infiammazione al ginocchio) il Bari ha fatto prestazioni e risultati, ma non si può negare che senza il suo propulsore sulla trequarti i biancorossi perdono di spunto, rapidità e imprevedibilità.
Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Il Bari scivola al quarto posto (ma a solo -1 dal Sudtirol terzo, con lo scontro diretto da giocare a Pasquetta) ma ha a disposizione le due settimane di pausa nazionali per riflettere sui suoi errori (come ha suggerito Vicari nel post gara), ricaricare le pile, riordinare le idee e soprattutto recuperare le sue pedine fondamentali. Nulla è perduto, in un finale di campionato che si preannuncia infuocato e aperto a qualsiasi soluzione; guai a guardare il -6 dal Genoa come una pietra tombale sulle ambizioni biancorosse, in chiave playoff ma anche in chiave promozione diretta.
Fatto sta, comunque, che sabato 1 aprile al San Nicola, quando Mignani e compagnia ospiteranno il pericolante Benevento, non sarà un'opzione percorribile fallire l'appuntamento con i tre punti.
  • ssc bari
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