La Polizia di Stato
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Cronaca

Omicidio Vasienti, ucciso dagli Strisciuglio perché voleva pentirsi. I NOMI

I fatti risalgono al 2016, questa mattina gli arresti di quattro affiliati al clan Strisciuglio. Fu strangolato perché voleva collaborare con la giustizia

«Ucciso perché era un infame». Sarebbe questa la causa della morte di Nicola Vasienti, il 44enne barese che fu trovato cadavere nella sua casa nel quartiere San Paolo di Bari il 16 novembre del 2016. Vasienti, che era agli arresti domiciliari e aveva deciso di collaborare con la giustizia, era ritenuto vicino al clan Strisciuglio.

Gli arresti, eseguiti dal personale della Polizia di Stato, sono stati disposti dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, Francesco Vittorio Rinaldi. Si tratta di quattro esponenti del clan mafioso Strisciuglio, il 38enne Domenico Remini, il 27enne Gaetano Remini, il 29enne Donato Sardella e il 35enne Giovanni Tritto, già detenuto al 41 bis, ritenuti, a vario titolo, responsabili dell'omicidio e, per tre di loro, anche del reato di estorsione, tutti aggravati dal metodo mafioso.

L'indagine, col coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia barese, ha consentito di rivelare che l'uomo, apparentemente suicida, è stato in realtà ucciso per un regolamento di conti all'interno della consorteria degli Strisciuglio, determinato dalla volontà del Vasienti di collaborare con la giustizia. Grazie, quindi, alle intercettazioni telefoniche e amibentali e alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, è emerso che Vasienti aveva deciso di collaborare con la giustizia.

L'uomo, infatti, era stanco delle continue vessazioni patite da esponenti del clan Strisciuglio e amareggiato per l'assassinio del suo amico Luigi Luisi, deceduto il 14 novembre 2016 a causa delle gravi ferite riportate nel corso di un agguato mafioso avvenuto il precedente 31 ottobre. Una collaborazione che avrebbe messo in pericolo il suo clan, in un periodo storico in cui alcuni gruppi del San Paolo stavano prendendo le distanze dal clan Mercante per avvicinarsi agli Strisciuglio.

Le indagini della Squadra Mobile di Bari hanno inoltre consentito di accertare sia i ruoli che le singole responsabilità nell'omicidio e individuare tanto il mandante (Tritto) quanto gli esecutori materiali (i due Remini e Sardella), i quali avevano inscenato una impiccagione mentre, in realtà, si era trattato di uno strangolamento. Quando fu trovato il cadavere, infatti, la vicenda fu inquadrata come un suicidio, prima di aprire un fascicolo per omicidio sulla base di alcuni elementi raccolti.

L'abitazione era chiusa dall'interno, ma una finestra era aperta. Il cadavere fu trovato sul pavimento con evidenti segni di soffocamento dovuti all'impiccagione avvenuta con un lenzuolo attaccato ad un appendiabiti dell'armadio. Ma la posizione del cadavere, la distanza dall'armadio non parvero compatibili col suicidio.

Custodia cautelare in carcere:

  1. Remini Domenico, detto «Pondin», nato a Bari il 18/11/1987, ivi residente;
  2. Remini Gaetano, nato a Bari il 26/06/1998, ivi residente;
  3. Sardella Donato, detto «Peter», nato a Bari il 05/09/1996, ivi residente;
  4. Tritto Giovanni, detto «Giovanni piccolino», nato a Bari il 18/07/1990, ivi residente.
  • Giovanni Tritto
  • Domenico Remini
  • Gaetano Remini
  • Donato Sardella
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