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Cronaca
Omicidio Magellano, Pastore «lo perseguitava per soldi». Domani la convalida
L'uomo, adesso rinchiuso nel carcere di Bari, già lo scorso anno «aveva già tentato di aggredire la vittima con un martello»
Bari - venerdì 23 gennaio 2026
15.21
Lo minacciava e «lo perseguitava per soldi». Avrebbe ucciso Amleto Magellano dopo aver provato a colpirlo con un martello già diversi mesi fa. Sabato, Maurizio Pastore l'ha aspettato per la strada, colpendolo ben 10 volte con un coltello: l'uomo è morto in ospedale. Domani mattina, intanto, si terrà l'udienza di convalida.
È stata la moglie del 39enne ucciso, a raccontare ai Carabinieri della Compagnia di Bari San Paolo che Pastore perseguitava il marito perché voleva dei soldi per ristrutturare il bagno della sua abitazione, un ammezzato lungo via Baracca che condivide con la mamma e la nonna e in cui era ai domiciliari. Una spiegazione poco chiara, ma che è bastata alla magistrata della Procura della Repubblica di Bari, Maria Cristina De Tommasi, per disporre il fermo del presunto assassino.
Voleva quei soldi, ma Magellano non aveva nessuna intenzione di darglieli. Già una volta Pastore aveva affrontato l'uomo, inseguendolo per strada e provando a colpirlo con un martello. Il 42enne, soprannominato «Escobar» e con precedenti per furti negli appartamenti, si trovava in regime di detenzione domiciliare. Solo il sabato, su concessione del Tribunale di Sorveglianza, aveva la possibilità di uscire per due ore. E in questo breve lasso di tempo si è trovato innanzi Magellano.
E l'odio, almeno secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe esploso. E proprio per questo rancore, infatti, Pastore avrebbe colpito Magellano. Svariati colpi di coltello per poi vederlo accasciarsi al suolo, riporre il coltello nella cintura e infine allontanarsi a piedi per rientrare nella sua abitazione, a circa 10 metri dal luogo del delitto. Questa la ricostruzione dei fatti di sangue che hanno scosso il quartiere Carrassi. In soli 5 giorni i militari baresi hanno ricomposto i pezzi del puzzle.
Fondamentali, oltre alle immagini dei circuiti di videosorveglianza dell'area, le testimonianze oculari, tra le quali quella di un 13enne che proprio quel pomeriggio, rincasando, aveva assistito alla scena e aveva visto l'uomo vestito di nero, che indossava una felpa col cappuccio, allontanarsi senza fretta. «Quando è successo tutto, sono prima rimasto pietrificato e poi sono scappato nel senso opposto da dove sono arrivato e poi lì ho incrociato i miei amici», le parole dell'adolescente.
Il presunto killer era noto per essere molto litigioso. Adesso è in carcere, a Bari, accusato di omicidio aggravato e assistito dall'avvocato Marcello Belsito. Così è stato disposto anche per la sua accertata «indole riottosa e assolutamente inosservante della regola». Domattina, alle ore 09.45, si terrà l'udienza di convalida.
È stata la moglie del 39enne ucciso, a raccontare ai Carabinieri della Compagnia di Bari San Paolo che Pastore perseguitava il marito perché voleva dei soldi per ristrutturare il bagno della sua abitazione, un ammezzato lungo via Baracca che condivide con la mamma e la nonna e in cui era ai domiciliari. Una spiegazione poco chiara, ma che è bastata alla magistrata della Procura della Repubblica di Bari, Maria Cristina De Tommasi, per disporre il fermo del presunto assassino.
Voleva quei soldi, ma Magellano non aveva nessuna intenzione di darglieli. Già una volta Pastore aveva affrontato l'uomo, inseguendolo per strada e provando a colpirlo con un martello. Il 42enne, soprannominato «Escobar» e con precedenti per furti negli appartamenti, si trovava in regime di detenzione domiciliare. Solo il sabato, su concessione del Tribunale di Sorveglianza, aveva la possibilità di uscire per due ore. E in questo breve lasso di tempo si è trovato innanzi Magellano.
E l'odio, almeno secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe esploso. E proprio per questo rancore, infatti, Pastore avrebbe colpito Magellano. Svariati colpi di coltello per poi vederlo accasciarsi al suolo, riporre il coltello nella cintura e infine allontanarsi a piedi per rientrare nella sua abitazione, a circa 10 metri dal luogo del delitto. Questa la ricostruzione dei fatti di sangue che hanno scosso il quartiere Carrassi. In soli 5 giorni i militari baresi hanno ricomposto i pezzi del puzzle.
Fondamentali, oltre alle immagini dei circuiti di videosorveglianza dell'area, le testimonianze oculari, tra le quali quella di un 13enne che proprio quel pomeriggio, rincasando, aveva assistito alla scena e aveva visto l'uomo vestito di nero, che indossava una felpa col cappuccio, allontanarsi senza fretta. «Quando è successo tutto, sono prima rimasto pietrificato e poi sono scappato nel senso opposto da dove sono arrivato e poi lì ho incrociato i miei amici», le parole dell'adolescente.
Il presunto killer era noto per essere molto litigioso. Adesso è in carcere, a Bari, accusato di omicidio aggravato e assistito dall'avvocato Marcello Belsito. Così è stato disposto anche per la sua accertata «indole riottosa e assolutamente inosservante della regola». Domattina, alle ore 09.45, si terrà l'udienza di convalida.

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