giardino Ceglie via Manzari
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Territorio

Lavori per il giardino di via Manzari a Ceglie, dal suolo spuntano reperti archeologici

Si tratta di sepolture databili fra V e III secolo a.C. Galasso: «Con i lavori pubblici stiamo riscoprendo patrimonio della città»

I lavori pubblici nei vari territori di Bari fanno emergere ancora una volta preziosissimi reperti archeologici. Stavolta è toccato a Ceglie del Campo, dove è noto vi fosse uno dei primi insediamenti antropici di Bari. Su disposizione della Soprintendenza ai beni culturali, infatti, nei mesi scorsi prima dell'avvio delle opere per la realizzazione del giardino in via Manzari effettuati dei saggi di scavo a trincea al fine di verificare l'eventuale presenza di reperti archeologici nel sottosuolo, data la particolarità del territorio.

Gli scavi, infatti, hanno portato alla luce alcune sepolture, di cui una al momento, completa del corredo funerario, e altri reperti di particolare importanza che sono ora oggetto di analisi, approfondimenti e interventi di restauro da parte della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città Metropolitana di Bari che ha, dunque, chiesto al Comune di Bari di effettuare un supplemento di indagine in loco estendendo le aree di scavo.

«A fronte di questi ritrovamenti - ha commentato l'assessore ai Lavori pubblici Giuseppe Galasso - sarà rivisto anche il progetto iniziale, che disegnerà comunque l'area verde ma probabilmente a corredo di un nuovo sito archeologico che non potrà che valorizzare l'intero territorio di Ceglie. La nostra è una città che reca impressi i segni di un passato lontano, in particolare in alcune aree urbane, quali Ceglie, l'antica Caeliae, e la città vecchia, dove non a caso i cantieri per le opere pubbliche spesso portano alla luce sepolture come è accaduto sin dall'avvio del cantiere per la realizzazione della fogna bianca in strada Annunziata. Proprio qui, ancora una volta, le maestranze si sono imbattute in nuovi ritrovamenti lungo il percorso dell'infrastruttura ma verosimilmente i lavori potranno riprendere, seppure a rilento in quanto, in questi casi, siamo tenuti a rispettare le prescrizioni di legge per una corretta valutazione da parte dei tecnici della Soprintendenza. Siamo ottimisti perché, una volta superata la piazzetta a ridosso della Muraglia e imboccata strada Annunziata, non dovrebbero esserci nuove sorprese poiché la strada di recente è già stato oggetto di interventi. Nei giorni scorsi sono state rimosse le ultime sepolture».

«Nel corso dei lavori per la realizzazione di un giardino pubblico in via Manzari, a Ceglie del Campo, in un settore nord-est dell'antico abitato di Caeliae, lambito da Lama Fitta e quasi a ridosso delle mura ellenistiche - spiega il soprintendente Luigi La Rocca -, nelle scorse settimane sono stati effettuati dalla Soprintendenza saggi di scavo archeologico preventivo per la verifica del sottosuolo, per verificare la presenza di stratificazioni significative. È stata quindi intercettata un'area di necropoli con numerose sepolture a fossa nel banco calcareo e databili tra V e III sec. a.C. Il rinvenimento di questo nucleo di sepolture a Ceglie del Campo non era inaspettato e rafforza in generale la validità della praticadell'archeologia preventiva e in questo caso l'idea della necessità di un controllo costante dei cantieri in un'area dallo straordinario potenziale archeologico. Ciò naturalmente avviene costantemente nell'ambito dei lavori pubblici, ma è necessario estendere tale pratica anche ai numerosi lavori privati che interessano la zona. Per questo è stato aperto un confronto con l'amministrazione comunale per definire linee comuni di intervento. Purtroppo nel caso specifico dell'area di via Manzari le sepolture erano già prive di corredo, asportato in passato da scavatori clandestini. Ma una di esse a carattere più monumentale, a semicamera, arricchisce in modo straordinario il già ampio dossier sulle conoscenze della comunità peucezia insediata a Ceglie in età ellenistica. Essa ha infatti restituito la sepoltura intatta della fine del IV sec. a.C. di un soggetto femminile in posizione semicontratta, deposta con un corredo di vasi e terrecotte figurate di eccezionale fattura che consentono di decodificare il contesto storico di riferimento del tempo. Tra essi, oltre ad una serie di vasi propri del rituale funebre, di particolare pregio una lekythos con elementi decorati a rilievo con la raffigurazione di Neottolemo e Cassandra a Troia e le terrecotte di una sfinge e di Afrodite Anadiomene. I reperti sono stati trasferiti nel Laboratorio di restauro della Soprintendenza, a Palazzo Simi, a Bari, per i primi interventi di restauro. Naturalmente è assolutamente necessario proseguire le indagini in questo importante comparto della necropoli di Ceglie del Campo sia ai fini della ricerca sia soprattutto per garantire la sicurezza e la salvaguardia del contesto archeologico ancora sepolto».
23 fotoReperti archeologici a Ceglie
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