Le indagini dei Carabinieri
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Cronaca

Estorsioni nel porticciolo di Santo Spirito, quattro arresti. I NOMI

Il piazzale di alaggio demaniale trasformato in un parcheggio abusivo, a capo del "sistema" il 52enne Domenico Sidella

L'ormeggio dei natanti, in qualsiasi porto, ha delle regole ferree e definite, ma non in quello di Santo Spirito, rione a nord di Bari, dove il 52enne Domenico Sidella, pluripregiudicato del rione San Pio, avrebbe obbligato i proprietari dei gozzi e dei pescherecci a pagare dai 10 ai 100 euro al mese «in cambio della protezione».

Per «Mimmo» o «Musolin» e per altri due - il 46enne Antonio Navoni conosciuto come «Tre ruote» e il 59enne Raffaele Altieri, alias «Felin» o «Chianidd», incaricati della riscossione dei soldi -, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, Nicola Bonante, ha disposto la custodia in carcere, eseguita dai Carabinieri della Compagnia di San Paolo. È ai domiciliari la moglie di Sidella, la 47enne Caterina Santoro, mentre è indagato il figlio della coppia, il 28enne Michele Sidella.

Tutti rispondono, a vario titolo, di estorsione continuata aggravata in concorso, incendio aggravato con l'aggravante del metodo mafioso e occupazione abusiva di spazio demaniale. Dieci i casi estorsivi oltre ad un incendio, avvenuti fra maggio e dicembre 2022, in cui Sidella avrebbe «costretto, con minaccia e violenza» i pescatori e i diportisti, a corrispondere somme di denaro, avvalendosi della forza derivante dal vincolo associativo»: l'uomo risulta vicino al gruppo Strisciuglio.

L'inchiesta, diretta dal procuratore aggiunto dell'Antimafia, Francesco Giannella, e iniziata da un esposto anonimo in cui «si denunciava la commissione di attività illecite svolte nel porto di Santo Spirito», ha consentito di accertare il collaudato sistema estorsivo di Sidella il quale «svolgeva un servizio di guardiania abusivo nel porto, inducendo i diportisti a corrispondere somme di denaro a titolo di "protezione" del natante ormeggiato, pena la prospettazione di un danno ingiusto».

Le richieste, al mese, erano definite da un tariffario sulle dimensioni del natante, da 10 euro per i gozzi ormeggiati tra maggio e settembre (15 euro tra ottobre e aprile) a 100 euro per i pescherecci, il tutto «in un clima di omertà e assoggettamento delle vittime», come ricostruito nella attività investigativa. «Se non dovessi versare queste somme, il mio gozzo potrebbe subire dei danneggiamenti», ha rivelato un pescatore. «Chi si rifiuta di pagare - ha aggiunto -, riceve dei dispetti».

Il 52enne, inoltre, aveva occupato abusivamente l'area demaniale portuale, per adibirla ad un parcheggio. Aveva, infine, tentato di inserirsi nell'attività di custode di un circolo nautico del porto, «minacciando di morte il legittimo custode al fine di indurlo a rinunciare al servizio di guardiania svolto, senza tuttavia riuscirci».
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