Un momento dopo gli scontri
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Cronaca

Aggressione fascista al corteo contro il governo, sequestrata la sede di Casapound Bari

Indagati 30 esponenti del partito neofascista e 5 militanti della ex Caserma

Svolta nelle indagini sull'aggressione accaduta lo scorso 21 settembre, allorquando alcuni militanti neofascisti aggredirono con violenza un gruppo di persone in via Eritrea, nel rione Libertà di Bari, che stavano rincasando dopo il corteo autorizzato dalla Questura contro le politiche del governo. Il personale della Digos della Polizia di Stato ha dato esecuzione alla misura cautelare del sequestro preventivo della sede del movimento Casapound, ubicata a Bari in via Eritrea 29/B, come disposto dal GIP del Tribunale di Bari su richiesta della Procura della Repubblica di Bari.

Al termine della lunga indagine avviata dalla Digos immediatamente dopo i fatti del 21 settembre, risultano indagati dalla locale Autorità Giudiziaria 30 militanti di Casapound (di cui 2 minorenni) per la violazione degli artt. 1 e 5 della legge nr. 645/1952 (legge Scelba), dei quali 10 ritenuti responsabili di lesioni aggravate in concorso (artt. 110, 112, comma 1, 582, 585 c.p.) nei confronti di alcune persone che avevano partecipato, poco prima, alla manifestazione. Fra gli indagati figurano anche anche 5 militanti del locale centro sociale "Ex Caserma Liberata" per violenza e minacce nei confronti di pubblici ufficiali appartenenti alle Forze dell'Ordine (art. 337 c.p.). Questi, infatti, appresa la notizia dell'aggressione, tentando di raggiungere la sede di Casapound per arrivare a contatto con gli antagonisti, non avevano esitato ad aggredire, a loro volta, le Forze di Polizia intervenute per ristabilire l'ordine.

Le perquisizioni delegate dall'A.G. ed effettuate lo scorso 5 ottobre a carico degli indagati e presso la sede di Casapound, hanno consentito anche il rinvenimento di alcuni oggetti utilizzati ai fini dell'aggressione, tra cui, all'interno della citata sede, 4 manubri da palestra indicati dalle stesse vittime (tra cui l'europarlamentare Eleonora Forenza) in possesso degli aggressori.
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