L'unione falla forse
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Eventi e cultura

A Bari anteprima del film L’Unione falla forse. Il regista: «Un documentario contro l'omofobia»

Da domenica 19 a martedì 21 maggio la proiezione in due sale cittadine. Fabio Leli: «L’urlo d’intolleranza contro la quotidianità di due famiglie come tante»

Omofobia e negazione dei diritti a confronto con la vita di tutti i giorni di due famiglie omosessuali e omogenitoriali, costruite sull'amore dei coniugi fra loro e per i figli. Questo il tema del film documentario "L'Unione falla forse", la nuova opera del regista pugliese Fabio Leli, che da domenica 19 a martedì 21 maggio sarà in anteprima regionale a Bari. Appuntamento domenica 19 all'AncheCinema e lunedì e martedì 20 e 21: tre proiezioni (17, 19,21, quest'ultimo spettacolo con registi e protagonisti in sala) della pellicola sul tema della "omofobia ai tempi delle unioni civili", come recita il sottotitolo del film, uscito il 2 maggio nelle sale italiane.

«Sono due le tematiche che si intrecciano: omofobia e unioni civili - dice Fabio Leli. Da una parte ci sono le voci dei vari movimenti e partiti politici "pro life" e "anti Lgbt" che espongono le loro "teorie", dall'altra ci sono due famiglie che seguiamo nella loro quotidianità».
lunione falla forse

La natura di documentario della pellicola fa sì che all'interno della narrazione si faccia più di un riferimento a eventi recenti, come il congresso delle famiglie di Verona. «L'idea – dice il regista – nasce da quando s'iniziava a parlare della legge sulle unioni civili. Quel dibattito mi fece scoprire l'esistenza di questi movimenti anti Lgbt e delle loro "idee", cose che credevo sepolte. In quei giorni organizzarono il family day a Roma: l'approvazione di quella legge ha dato modo a queste posizioni di riaffacciarsi».

Un'escalation d'intolleranza che è arrivata fino in seno all'esecutivo e al legislativo: «Il ministro Fontana è uno dei fautori del family day, il senatore Pillon è nel direttivo. Credo che approfondire questi temi sia stata una buona scelta», prosegue il regista. Nel film si assiste a una vera rassegna delle posizioni più oltranziste e radicali (compare anche Mario Adinolfi, uno dei più arcigni sostenitori della "famiglia tradizionale"), in un flusso di coscienza senza contraddittorio verbale, contrapposto solo all'ordinario scorrere della vita di due famiglie omosessuali. «Le interviste le ho realizzate da attore – dice Leli. Non ho voluto ribattere, anzi li ho istigati per fargli esporre fino in fondo le loro posizioni estremiste. Sapevo che al momento montaggio mi sarei divertito».

Un messaggio profondo, quello che lancia il docufilm: «Ho provato a mettere a confronto i toni urlati dei personaggi contro i diritti con l'ordinarietà di una famiglia normale», continua Leli. Omofobia e negazione dei diritti, temi purtroppo non anacronistici ma di assoluta attualità: «Esponenti della destra ogni giorno provocano, mandano stoccate. Nel film vogliamo far vedere che ci sono mamme e papà che fanno la vita tranquilla di tutte le famiglie. Questa ondata di estrema destra pone un pericolo serio per tutti i diritti civili, non solo quelli Lgbt».

Ritrosia politica, ma non solo. Nella battaglia per la negazione dei diritti civili un ruolo di primo piano lo recita il fanatismo religioso: «Il film inquadra l'estremismo cattolico come la principale causa dell'intransigenza di questi personaggi – dice Leli. La matrice religiosa delle loro convinzioni li porta a diffondere messaggi d'intolleranza. Una matrice addirittura più acuta di quella della Chiesa, che per esempio non ha dato alcun supporto al congresso delle famiglie. Molta di questa gente è in contrasto con Francesco perché giudicato troppo aperto, organizzano eventi ogni settimana in tutta Italia».

«Con questo film spero di arrivare a chi sta fuori da questi discorsi, all'uomo della strada che non è attirato dagli estremismi e che non ha problemi con le coppie omosessuali - conclude Leli. Vorrei far capire a queste persone che c'è motivo di schierarsi in difesa dei diritti di chi diritti non ha».
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