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Cronaca
Scamarcia «ucciso per 30 euro». Il killer confessa: «L'ho soffocato»
Il delitto sarebbe avvenuto il 31 marzo. Il corpo è stato poi avvolto in più buste di plastica e nascosto nel negozio dell'indagato
Bari - sabato 2 maggio 2026
19.36
Sarebbe stato ucciso per una lite su 30 euro, al culmine di una pratica illegale legata all'uso della carta di inclusione. È il quadro che emerge dal provvedimento della Procura della Repubblica di Bari sull'omicidio di Michelangelo Scamarcia, il 67enne di Carbonara trovato morto in un deposito di un esercizio commerciale.
Per il delitto è stato disposto il fermo del cinese Lin Wei, 41 anni, titolare del negozio Moda Casa, indagato per omicidio volontario, occultamento di cadavere e utilizzo indebito di strumenti di pagamento. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, alla base della vicenda ci sarebbe un accordo illecito tra vittima e indagato. Scamarcia avrebbe utilizzato la propria carta di inclusione - strumento che consente acquisti - per effettuare una transazione da 600 euro sul Pos del negozio.
In cambio, il commerciante avrebbe dovuto restituire 530 euro in contanti, trattenendo 70 euro come compenso. Ma qualcosa si sarebbe incrinato. L'indagato avrebbe consegnato 500 euro, trattenendo quindi ulteriori 30 euro rispetto al pattuito. Da qui la lite, degenerata - secondo quanto ammesso dallo stesso Lin Wei - in un'aggressione finita col soffocamento della vittima con un sacchetto di plastica. Il delitto sarebbe avvenuto il 31 marzo, giorno della scomparsa dell'uomo.
Il corpo è stato poi nascosto nel deposito del negozio, avvolto in più buste di plastica, per evitare di essere scoperto. Le indagini dei carabinieri della Compagnia Bari San Paolo e della Stazione di Carbonara, coordinate dal pubblico ministero di turno Claudio Pinto, sono partite dalla denuncia di scomparsa presentata dal fratello il 2 aprile. Un primo elemento decisivo è stato il tracciamento del cellulare, che agganciava la zona di piazza Umberto poche ore dopo l'ultimo contatto.
Ma a indirizzare gli investigatori verso il negozio è stato soprattutto l'utilizzo della carta di inclusione della vittima: la stessa risultava impiegata più volte proprio nell'esercizio commerciale. Non solo. Nei giorni del 27 e 28 aprile sarebbero stati effettuati anche tentativi di prelievo in un ufficio postale, falliti per un errore nel codice pin. Convocato per chiarimenti, il titolare del negozio aveva fornito versioni ritenute incongruenti. Da qui la decisione di procedere con una perquisizione.
I militari, insospettiti da un forte odore, hanno forzato la porta del deposito, trovando il cadavere. Per la Procura di Bari sussiste pure il pericolo di fuga: l'indagato, senza legami stabili sul territorio e con familiari in Cina, avrebbe manifestato l'intenzione di lasciare Bari. Da qui il fermo e poi il trasferimento in carcere, a Bari.
Per il delitto è stato disposto il fermo del cinese Lin Wei, 41 anni, titolare del negozio Moda Casa, indagato per omicidio volontario, occultamento di cadavere e utilizzo indebito di strumenti di pagamento. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, alla base della vicenda ci sarebbe un accordo illecito tra vittima e indagato. Scamarcia avrebbe utilizzato la propria carta di inclusione - strumento che consente acquisti - per effettuare una transazione da 600 euro sul Pos del negozio.
In cambio, il commerciante avrebbe dovuto restituire 530 euro in contanti, trattenendo 70 euro come compenso. Ma qualcosa si sarebbe incrinato. L'indagato avrebbe consegnato 500 euro, trattenendo quindi ulteriori 30 euro rispetto al pattuito. Da qui la lite, degenerata - secondo quanto ammesso dallo stesso Lin Wei - in un'aggressione finita col soffocamento della vittima con un sacchetto di plastica. Il delitto sarebbe avvenuto il 31 marzo, giorno della scomparsa dell'uomo.
Il corpo è stato poi nascosto nel deposito del negozio, avvolto in più buste di plastica, per evitare di essere scoperto. Le indagini dei carabinieri della Compagnia Bari San Paolo e della Stazione di Carbonara, coordinate dal pubblico ministero di turno Claudio Pinto, sono partite dalla denuncia di scomparsa presentata dal fratello il 2 aprile. Un primo elemento decisivo è stato il tracciamento del cellulare, che agganciava la zona di piazza Umberto poche ore dopo l'ultimo contatto.
Ma a indirizzare gli investigatori verso il negozio è stato soprattutto l'utilizzo della carta di inclusione della vittima: la stessa risultava impiegata più volte proprio nell'esercizio commerciale. Non solo. Nei giorni del 27 e 28 aprile sarebbero stati effettuati anche tentativi di prelievo in un ufficio postale, falliti per un errore nel codice pin. Convocato per chiarimenti, il titolare del negozio aveva fornito versioni ritenute incongruenti. Da qui la decisione di procedere con una perquisizione.
I militari, insospettiti da un forte odore, hanno forzato la porta del deposito, trovando il cadavere. Per la Procura di Bari sussiste pure il pericolo di fuga: l'indagato, senza legami stabili sul territorio e con familiari in Cina, avrebbe manifestato l'intenzione di lasciare Bari. Da qui il fermo e poi il trasferimento in carcere, a Bari.



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