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Calcio

Bari, altro mercato altra rivoluzione. Ora parola al campo

Cissè, Gyomber e Perticcione completano una rosa finalmente competitiva

Ogni sessione di mercato in casa Bari porta novità che assumono i contorni della rivoluzione. Il deadline day della finestra estiva 2017 ha portato ben tre volti nuovi alla corte di Grosso, favoriti dalla frenesia delle ultime ore e dalle occasioni low cost. Con gli arrivi di Cissè (attaccante dal Benevento), Gyomber (difensore dalla Roma) e Perticcione (centrocampista dalla Fiorentina) e le concomitanti cessioni di Masi (Spezia), Di Noia (Cesena), Raicevic (Pro Vercelli), Moras (Panaitōlikos) e Furlan (Brescia) il Bari conclude una campagna trasferimenti sontuosa, che pone i biancorossi in pole position nella griglia di partenza per la promozione diretta in A.

Un film, però, che da queste parti si è già visto, con un finale scontato che ormai è venuto a noia. Gli entusiasmi al 1 settembre o al 1 febbraio sono sempre alle stelle, ma la prova del campo è sempre più difficile da superare di quanto non suggeriscano i freddi numeri e le strategie sulla carta.

Il mercato del Bari condotto da Sogliano, tuttavia, per quanto freddi e distaccati si possa rimanere, lascia naturalmente trapelare più di un sorriso a denti stretti. Il diesse, innanzitutto, è stato bravo a svecchiare una rosa che era decisamente troppo agée quando le bocce erano ancora ferme, ma più di tutto ha messo a disposizione di Grosso (con il suo beneplacito) un tasso di qualità insindacabilmente superiore alla media. Se il numero di giovani e giovanissimi (Perticcione, Capradossi, Tello e Scalera su tutti) agli ordini di Grosso è considerevolmente inferiore a quello dei senatori (Tonucci, Basha, Brienza, Floro, Nené, Morleo ecc..) che comunque hanno sempre contribuito con la loro esperienza, la mossa più intelligente di Sogliano a beneficio di Grosso è stata costruirgli una squadra che si può giovare di calciatori nel pieno della maturazione atletica e professionale, tra i 23 e i 28 anni.

Gente come Galano, Fiamozzi, Busellato, Marrone, Gyomber, D'Elia, Kozak, Improta, Cissè e compagnia sono da anni ormai alla ricerca della consacrazione nella dimensione della B (e in taluni casi anche della A) e nella stagione appena iniziata sono ragionevolmente attesi al salto di qualità definitivo che possa rilanciare loro - e il Bari di conseguenza - verso orizzonti più vasti.

Sulla carta, Sogliano ha messo nelle mani di Grosso una Ferrari, che l'ex "Fabio Mundial" deve imparare a governare e da cui dovrà - volere o volare - trarre le migliori prestazioni possibili. Ogni reparto è coperto da almeno due scelte di primo livello per la categoria, e soprattutto l'attacco sembra carrozzato per sgretolare le difese avversarie. Seppur non giovanissimi, Floro Flores, Nené, Kozak, Galano e Brienza possono garantire un numero di goal e di giocate di qualità assolutamente sufficiente a permettere al Bari di veleggiare nelle zone nobili della classifica, protetti e ispirati da un centrocampo forte, esplosivo e geometrico, adatto allo sviluppo della manovra palla a terra che abbiamo conosciuto (e apprezzato) nelle prime uscite del Bari "grossiano". Sembra ragionevolmente aggiustata anche la difesa, dove lo sfoltimento è stato maggiore e più mirato: Tonucci è il cuor di leone che tutti sappiamo, Capradossi ha il futuro dalla sua parte e Gyomber è alla ricerca di riscatto dopo aver fallito (non solo per suoi demeriti) la grande occasione alla Roma.

La nuova rivoluzione, insomma, sembra esser stata più sensata delle ultime; quella che la società ha consegnato a tecnico e tifoseria è una rosa indubbiamente competitiva e non solo uno specchietto per le allodole utile a drogare il malcontento di una piazza tumultuosa e inquieta. Già, la piazza... Croce e delizia della realtà calcistica barese, l'ambiente cittadino deve giocare il suo ruolo, pretendendo naturalmente il massimo impegno ma senza sfociare nel complottismo isterico che ha contraddistinto le ultime (fallimentari) stagioni biancorosse. Se le prime due trasferte (contro le altrettanto quotate Empoli e Frosinone) inizieranno a darci una prima idea verosimile della pasta di cui sono fatti Grosso e i suoi alfieri, è altrettanto giusto lasciare al mister il tempo di amalgamare la squadra e farla esprimere al meglio, come già peraltro si è intravisto tra Coppa Italia e prima di campionato. La concorrenza c'è ed è qualificata, ma a differenza degli anni scorsi (dove comunque le sorprese non sono mancate) non sembra esserci una favorita in grado di ammazzare un campionato lungo ed estenuante come la B.

Aspettare fino a Natale per dare dei giudizi, quindi, sembra un compromesso logico e accettabile, onde evitare di avvelenare un ambiente che mai come quest'anno promette di farci divertire. L'occasione è e resta ghiotta; facciamo tutti quanti uno sforzo per non sprecarla.
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