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avellino-bari. Foto ssc bari
Calcio

Ad Avellino è ancora una beffa. Per il Bari ora testa al campionato

I biancorossi pagano imprecisione, stanchezza e qualche sbavatura. Schiavone e Simeri fra le note positive

Elezioni Regionali 2020
Sembra quasi una sentenza, una maledizione: gli ultimi viaggi ad Avellino per il Bari si sono rivelati avari di soddisfazioni e ricchi di beffe. Amaro fu l'epilogo tre mesi fa, nella partita di poule scudetto di serie D, ingrato è stato anche il finale della sfida fra lupi irpini e galletti pugliesi valida per l'accesso alla fase a eliminazione diretta della coppa Italia di serie C. Basta il rigore trasformato da Di Paolantonio all'Avellino per blindare il finale di 1-0 mandare a casa un Bari impreciso, sfortunato ma certamente punito al di sopra dei suoi demeriti.

Vero è che sia per la partita di maggio sia per quella di agosto la posta in palio era tutto sommato esigua (altri erano e sono gli obiettivi dei galletti), ma resta comunque l'amaro in bocca per l'addio anticipato a competizioni che avrebbero potuto vedere i pugliesi fare la parte del leone. Non è, però, tutto da buttar via: la partita è stata bruttina, per colpa del gran caldo agostano e dei carichi di lavoro che pesano ancora sulle gambe, ma qualcosa da cui ripartire c'è.

Prima nota positiva: l'esordio di Schiavone. Il regista di centrocampo si adatta tutto sommato bene alla mediana a due, dettando i tempi e nei primi 20'-30' mandando con una certa regolarità in porta Simeri o creando azioni pericolose con il suo calcio da fermo. Poi il ritardo di condizione ha la meglio e alla distanza cala vistosamente, ma per il gioco del Bari è certamente un tassello utile. Poco importa, quindi, l'assenza di Hamlili per 90' («Lo conosco bene, volevo provare gli altri», ha detto mister Cornacchini nel post gara), dal momento che l'italo-marocchino è già stato annunciato titolare con sette giorni d'anticipo sull'esordio in campionato, in casa della Sicula Leonzio. Il centrocampo è, forse, il reparto che nelle due partite contro Paganese e Avellino ha dato maggiori risposte, e Scavone è un altro degli interpreti che sembra già aver trovato la quadra, pur giocando da mediano nell'assetto centrale a due, lui che è mezzala di quantità e inserimento.

Quanto all'attacco, la sfida del Partenio ha lasciato luci e ombre: promosso Simeri, che oltre al solito contributo di legna lì davanti, soprattutto in avvio si è in un paio di circostanze fatto trovare pronto a sorprendere la difesa irpina alle spalle, creando più di un'occasione interessante. Poi la squadra di Ignoffo ha parcheggiato il pullman sulla linea di porta, togliendo spazi a un Bari che è ricaduto nell'antico vizio di provare a sbrogliare la matassa "ognuno per sé". Spunti individuali che, peraltro, non sono arrivati da un Antenucci spento e poco convinto, costretto dall'ermetismo avellinese ad andarsi a cercare la palla sulla trequarti o addirittura più indietro, lì dove anche la sua classe incide meno.

Un sorriso, infine, Cornacchini se lo può concedere per il rientro di Floriano: in una ventina di minuti giocati il folletto biancorosso - da quest'anno con la 10 sulle spalle - ha fatto vedere buoni spunti, creando occasioni interessanti e addirittura diventando protagonista di un "giallo" nell'area avellinese, dove il difensore irpino colpisce la palla di mano senza essere sanzionato con un rigore che sembrava esserci.

Già, il rigore. Proprio dagli 11 metri perisce il Bari. E protagonista dello sciagurato episodio è Perrotta, probabilmente quello che convince di meno. Nella sua area colpisce la palla col braccio tipo muro di pallavolo sul tentativo di Njie, nell'area avversaria si comporta invece da difensore sparando alle stelle un comodo tap-in da zero metri. Da rivedere, così come Sabbione, meno impreciso del compagno ma comunque non un fulmine in almeno un paio di chiusure e anticipi. Quando non c'è Di Cesare la musica che si suona lì dietro non è egualmente pregevole, e anche Berra e Corsinelli restano incatenati alla line a quattro invece di proporsi. A metà ripresa per il gioco dei cambi scala indietro anche Kupisz, meno brillante rispetto all'esordio con la Paganese (idem per Terrani).

Insomma, di materiale su cui lavorare ce n'è per Cornacchini, che non fa (giustamente) drammi e che torchierà i suoi già a partire da domani. Questa sarà la settimana da dedicare a rimettere in sesto i big in vista dell'impegno siciliano in campionato. Sarà sempre calcio d'agosto, ma stavolta per un appuntamento davvero importante e da non fallire: nella testa di Cornacchini e dei suoi c'è solo l'obiettivo di iniziare col piede giusto una scalata che saprà rivelarsi più dura di quel che sembra.
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