Una delle manifestazioni di Priorit alla Scuola
Una delle manifestazioni di Priorit alla Scuola
Scuola e Lavoro

Sciopero della DaD in Puglia, il 26 marzo docenti e studenti spengono pc e tablet

Anna Scarangella (Priorità alla Scuola): "Mettere in campo misure che garantiscano il diritto all'istruzione, che non deve collidere con quello alla salute"

Dal 15 marzo quasi tutta Italia è zona rossa, e stando all'ultimo decreto del presidente del Consiglio, Mario Draghi, le scuole di ogni ordine e grado devono essere chiuse, e poste in Didattica Digitale Integrata. Ma non tutti sono d'accordo sull'utilità di questa misura per la prevenzione dell'epidemia da Coronavirus. E il prossimo 26 marzo sul territorio nazionale ci sarà uno "sciopero della DaD", in concomitanza con lo sciopero indetto dai COBAS, a cui ha già dato la sua adesione il Coordinamento Nazionale Precari Scuola. Nella giornata ci saranno presìdi, lezioni in piazza, striscioni sui portoni delle scuole e alle finestre delle case, al grido di "Basta colpire le scuole" ciò che si vuole è impedire che, per il contenimento dell'epidemia, si inaspriscano unicamente le misure in materia di scuola. Ne abbiamo parlato con Anna Scarangella di Priorità alla Scuola Puglia.

Il 26 marzo in tutta Italia ci sarà uno sciopero della DaD, perché avete deciso di fare questa manifestazione?

Noi siamo un movimento nazionale composto da docenti, genitori e studenti e abbiamo come obiettivo quello di rientrare in aula il 7 aprile, subito dopo Pasqua, in sicurezza, come le scuole finora hanno dimostrato di essere. Non ci sono dati scientifici in supporto o in allegato alle ordinanze regionali o alle misure prese dal Governo che testimonino che le scuole siano una situazione a rischio contagio, a differenza di tutte le attività che normalmente continuano al di fuori della scuola. In Puglia siamo in zona rossa, ma la stragrande maggioranza delle attività sono aperte, molti genitori che non possono utilizzare lo smart working e hanno i figli in DaD sono costretti a lasciare i figli dai nonni, categorie fragile che dovrebbero essere protette, o con amici e compagni con cui condividere la DaD. Abbiamo tolto bambini e ragazzi dalle aule dove sono con mascherine, distanziati, ecc... e li portiamo in situazioni promiscue. Molti titolari o lavoratori di bar e ristoranti che sono aperti con asporto e domicilio sono costretti a portare i bambini con sé al lavoro. Per non parlare di coloro che sono costretti a lasciare i bambini a casa da soli, non avendo alternativa, anche se per legge si tratta di abbandono di minore. La chiusura della scuola porta con sé un disagio sociale notevole, scaricato sulle spalle della famiglie e nella maggior parte dei casi delle madri. La Puglia è al regione che ha vaccinato il maggior numero di docenti, che ora però si trovano a lavorare da casa.

Quali sono le conseguenze della chiusura della scuola che è necessario evitare tornando in presenza quanto prima?

I disagi sono moltissimi, e a differenza dei contagi sono scientificamente provati. Si va dalla dispersione scolastica all'abbandono dell'istruzione. Per la fascia 0-10 anni parliamo di effetti devastanti, i bambini non sono autonomi, a loro non manca solo la scuola, manca la socialità, il confronto con le insegnanti. Sono argomentazioni su cui è possibile trovare diversi studi. È un allarme serio da questo punto di vista.

Sostenete che non ci sono basi scientifiche che provino un aumento dei contagi legato alla scuola in presenza, a tutti quei genitori preoccupati comunque di mandare i figli a scuola data la situazione epidemiologica cosa si sente di dire?

La scuola non fa da amplificatore dei contagi, proprio perché attiva i protocolli e le misure adatte nel caso in cui ci sia la necessità. Il fatto che molte classi siano andate in quarantena è legato nella stragrande maggioranza dei casi al personale Ata, personale che lavora sotto organico ed è personale promiscuo. Ovvero, questi lavoratori sono condivisi da più aule. Il fatto che alcune classi siano andate in quarantena non è sempre legato alla presenza di contagi nella classe stessa, in alcuni casi ovviamente sì ma a quel punto si sono attuati tutti i protocolli necessari. Nella fascia di età degli studenti, inoltre, il contagio porta i soggetti ad essere nella maggioranza dei casi asintomatici o paucisintomatici, non lo diciamo noi ma il primario del reparto di malattie infettive dell'ospedale Giovanni XXIII di Bari. Alla ribalta della cronaca è finita la dodicenne che però non ha sviluppato sintomi particolari se non legati alla malattia autoimmune di cui soffre. I genitori che giustamente temono il terrorismo fatto sulla variante inglese, sul fatto che colpisca i bambini, ecc.. rispondiamo che le scuole hanno sempre applicato in maniera corretta i protocolli, mettendo in quarantena in maniera corretta i casi in cui si sono verificate situazioni.

Al momento oltre al problema DaD quali sono le altre problematiche che pesano sulla scuola?

Uno dei problemi più grandi è legato agli alunni Bes e con disabilità. È un ostacolo per il quale ci stiamo battendo, perché nonostante il ministro abbia mandato delle linee guida affinché Bes e Dsa frequentino in classe con un gruppo di bambini della classe stessa, per favorire l'inclusione, la stragrande maggioranza dei dirigenti di tutta Italia non ha assolutamente tenuto conto di tali linee guida. Questo porta tali alunni a stare molto spesso a casa, e da soli, impossibilitati ad usare un pc per 5 ore al giorno. Tutto il lavoro fatto per portare questi bambini ad un livello didattico e sociale importante lo si perde così in 48 ore.

Cosa bisognerebbe fare ora per far sì che le scuole siano davvero luoghi sicuri?

Dopo un anno parliamo ancora dei casi all'interno delle scuole, ma non parliamo di ciò che non è stato fatto e si sarebbe dovuto fare. Parlo ad esempio delle classi pollaio, dove ci sono da ben prima del Covid 25-30 alunni. Anche il problema trasporti per le scuole superiori, che per il secondo anno di fila farà un finto esame di maturità ed è davvero da un anno davanti ad un pc. Intere associazioni di NCC (Noleggio con conducente) hanno presentato piano che potessero equilibrare le loro perdite a vantaggio del servizio pubblico, aumentando i messi di trasporto a disposizione. Tutte queste istanze però non sono state considerate. Nessuno parla del fatto che i problemi ci sono perché le infrastrutture sono carenti, perché non ci sono piani di assunzione dei docenti, nessuno parla dei docenti Covid recuperati dalla università e pagati ogni 3 mesi. Ci sono problematiche che vengono nascoste mettendo in luce il contagio all'interno della scuola. Ma il contagio nelle scuole non è oggi il problema, poteva esserlo a marzo 2020 ma non oggi dopo un anno. Il virus ora è conosciuto, sono diventate note le pratiche di cura del virus. Chiudere le scuole è l'atto che economicamente costa meno, il Covid ha solo ingigantito problemi che dal punto di vista scolastico esistono da decenni. Il problema ora non è temere, ma risolvere. Mettere in campo delle misure che dopo un anno garantiscano un diritto all'istruzione che non deve collidere con quello alla salute. Non è possibile che io cittadino debba scegliere se andare in aula e garantire ai miei figli una istruzione degna della loro età, piuttosto che temere il mancato posto in ospedale. Noi non parliamo di scuola aperta perché ci dobbiamo immolare per la Patria, ma perché vogliamo una scuola aperta in sicurezza.



I dettagli della manifestazione e del sit-in che ci sarà a Bari saranno resi noti nelle prossime ore.
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