
Cronaca
Le minacce dei giovani boss: «Fateci entrare o buttiamo giù il Palaflorio»
Il gruppo guidato da Palermiti junior ha tentato di entrare nell'impianto dove stava per iniziare lo spettacolo di Gigi D'Alessio
Bari - giovedì 5 novembre 2026
22.05
«Noi abbiamo già parlato, voi vi dovete togliere, guadagnate solo lo stipendio, perché vi dovete mettere in mezzo». Comincia con l'intervento del "capo" Eugenio Palermiti junior, a cui ieri è stata notificata una nuova misura in carcere, il 24 novembre 2024, una dimostrazione di forza, del potere dei giovani rampolli del clan.
Sono le ore 21.00 quando il gruppo capeggiato dal figlio di Gianni e nipote del boss omonimo si presenta ai cancelli del Palaflorio, presidiati dalle forze dell'ordine per il concerto di Gigi D'Alessio. Vogliono entrare senza pagare, vogliono far entrare un gruppetto di ragazze che sono lì vicino, ma non perché non se lo possano permettere, vogliono entrare solo perché così sono abituati a fare. E così in un quadro del tutto anti legale, il portavoce è il baby boss che promette di andare via.
Ma non funziona, e il concetto viene rafforzato dal suo amico Vito Spiconardo: «Allora fateci entrare solo le ragazze nostre. Vi prometto che non buttiamo a terra il palazzetto, sennò siamo costretti a fare macello» (…) «Fateci entrare, sennò il palazzetto va a terra… fateci entrare e non succede niente, parola mia!». E ancora: «Fateci entrare, o solo le ragazze, e promettiamo che il palazzetto non va a terra, altrimenti siamo costretti a fare macello perché comunque dobbiamo entrare!».
Gli fa eco Francesco Crudele: «Meh, allora mò dobbiamo fare macello». Al rifiuto dei pubblici ufficiali presenti iniziano i calci e le pedate contro uno dei cancelli del Palaflorio. La situazione si va scaldando, interviene Gianmarco Ceglie che lancia un bicchiere in plastica pieno di birra contro le forze dell'ordine, viene portato nel piazzale interno del Palaflorio, mentre continua a urlare: «Sei un uomo morto! Tu sei un uomo morto» e minacciando tutti: «Passerete l'inferno… siete morti».
Dall'esterno arrivano le urla in sua difesa: «Ragazzi non vi permettete di toccare a quello, che quello è il sangue mio, se toccate a quello il palazzetto viene giù stasera, lo sapete che se ci armiamo noi facciamo noi contro a voi e vediamo chi ne ha di più... se toccate a quello scoppia la guerra stasera, se toccate a quello, vi spacchiamo il palazzetto, non vi permettete di toccare a quello, lo sapete che ci armiamo e ne abbiamo più di voi di pistole, facciamo la guerra! Dovete morire»
A riportare la calma è sempre lui, Palermiti, che cerca di fermare il flusso di improperi di Ceglie e di mediare con le forze dell'ordine, chiedendo di lasciare perdere: «Per favore, parola mia - si rivolge ad un ispettore della Squadra Mobile barese - me li sto portando tutti ... parola mia! Co- me ce ne andiamo me li porto tutti!».
Sono le ore 21.00 quando il gruppo capeggiato dal figlio di Gianni e nipote del boss omonimo si presenta ai cancelli del Palaflorio, presidiati dalle forze dell'ordine per il concerto di Gigi D'Alessio. Vogliono entrare senza pagare, vogliono far entrare un gruppetto di ragazze che sono lì vicino, ma non perché non se lo possano permettere, vogliono entrare solo perché così sono abituati a fare. E così in un quadro del tutto anti legale, il portavoce è il baby boss che promette di andare via.
Ma non funziona, e il concetto viene rafforzato dal suo amico Vito Spiconardo: «Allora fateci entrare solo le ragazze nostre. Vi prometto che non buttiamo a terra il palazzetto, sennò siamo costretti a fare macello» (…) «Fateci entrare, sennò il palazzetto va a terra… fateci entrare e non succede niente, parola mia!». E ancora: «Fateci entrare, o solo le ragazze, e promettiamo che il palazzetto non va a terra, altrimenti siamo costretti a fare macello perché comunque dobbiamo entrare!».
Gli fa eco Francesco Crudele: «Meh, allora mò dobbiamo fare macello». Al rifiuto dei pubblici ufficiali presenti iniziano i calci e le pedate contro uno dei cancelli del Palaflorio. La situazione si va scaldando, interviene Gianmarco Ceglie che lancia un bicchiere in plastica pieno di birra contro le forze dell'ordine, viene portato nel piazzale interno del Palaflorio, mentre continua a urlare: «Sei un uomo morto! Tu sei un uomo morto» e minacciando tutti: «Passerete l'inferno… siete morti».
Dall'esterno arrivano le urla in sua difesa: «Ragazzi non vi permettete di toccare a quello, che quello è il sangue mio, se toccate a quello il palazzetto viene giù stasera, lo sapete che se ci armiamo noi facciamo noi contro a voi e vediamo chi ne ha di più... se toccate a quello scoppia la guerra stasera, se toccate a quello, vi spacchiamo il palazzetto, non vi permettete di toccare a quello, lo sapete che ci armiamo e ne abbiamo più di voi di pistole, facciamo la guerra! Dovete morire»
A riportare la calma è sempre lui, Palermiti, che cerca di fermare il flusso di improperi di Ceglie e di mediare con le forze dell'ordine, chiedendo di lasciare perdere: «Per favore, parola mia - si rivolge ad un ispettore della Squadra Mobile barese - me li sto portando tutti ... parola mia! Co- me ce ne andiamo me li porto tutti!».



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