Un'aula del Tribunale
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Cronaca

«Non erano prestanomi del clan Palermiti». A Bari annullato sequestro antimafia

Tra i beni confiscati un anno fa ai boss Eugenio Palermiti e suo figlio Giovanni una villa abusiva, aziende, soldi e un centro estetico

La Corte d'Appello di Bari ha revocato quasi tutte le confische disposte un anno fa ai beni ritenuti riconducibili al boss Eugenio Palermiti, capo clan dell'omonimo gruppo mafioso. La decisione di secondo grado ribalta quella del Tribunale di Bari, ritenendo che tutti quei beni, tutti a Japigia, non fossero riconducibili al clan.

I beni, infatti, sono formalmente intestati a terzi - che per la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari ne erano intestatari fittizi -, i quali hanno dimostrato la reale proprietà e gestione. Fra i beni a cui è stata revocata la confisca la villa abusiva in via Caldarola che per l'accusa il boss Palermiti «utilizzava per incontri riservati con membri del clan», il centro estetico Biblo Sun in via Padre Kolbe, due fabbricati, uno dei quali in via Padre Kolbe e un fondo rustico in contrada Santa Teresa.

La Corte (presidente Giovanna de Scisciolo) ha confermato la confisca di 63.890 euro direttamente riconducibili a Giovanni Palermiti e una polizza assicurativa accesa nel 2012 e intestata alla moglie, già attinti dal decreto di sequestro preventivo del 5 agosto 2022. Nel provvedimento di revoca delle confische, la Corte ha accolto le testi degli avvocati, tra cui Antonio Del Vecchio, Cristian Di Giusto, Nicola Quaranta (difensore della Biblo Sun & C.), Giuseppe Mari e Giovanni Berardi.

I giudici hanno evidenziato l'assenza di contatti tra gli intestatari dei beni con i Palermiti o loro familiari, «non essendo provata neppure una semplice conoscenza o collegamento di ogni natura». In altri passaggi hanno spiegato che «le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia non sono idonee a costituire prova adeguata».
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