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Scuola e Lavoro

Comunicare ed informare, a Bari l'incontro tra avvocati e giornalisti

Un seminario per avvicinare le due professioni e per fornire strumenti utili ed esperienze concrete

In questa epoca di "metamorfosi" della comunicazione e dell'informazione l'unica "cassetta degli attrezzi" che avvocati e giornalisti devono utilizzare è la costituzione italiana. Si è svolto ieri il seminario "Avvocati e comunicatori: dal marketing legale alle litigation PR", un incontro per focalizzare l'attenzione su regole e responsabilità di queste due professioni che devono lavorare a stretto contatto e collaborare soprattutto quando diversi gradi di procedimenti giudiziari diventano notizia. Gli avocati hanno il compito di comunicare, i giornalisti di informare e per questo bisogna migliorarne la qualità gestendo gli effetti della innovazione tecnologica che ne sta cambiando i modi e la forma. Il seminario, ha voluto avvicinare le due professionalità e fornire loro strumenti utili ed esempi di esperienze concrete sul campo. L'iniziativa si è svolta ieri in Aula Magna della Corte d'Appello del Tribunale di Bari ed è stata organizzata dalla Federazione Relazioni Pubbliche Italiana di Puglia, Calabria e Basilicata con gli Ordini degli Avvocati e dei Giornalisti.
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«Le due compagini professionali si assomigliano molto – spiega il presidente dell'Ordine degli Avvocati Giovanni Stefanì - non solo per la loro derivazione dal principio fondamentale della nostra carta costituzionale ma anche perché si trovano a convivere e a condividere spesso in situazioni dove la comunicazione diventa importante».

«Il giornalista – spiega il presidente dell'Ordine Piero Ricci - per informare ha necessità di fare in qualche modo un analisi del sangue al fatto, per capire se questo fatto ha un utilità così sociale da meritare di essere una notizia. La comunicazione invece no. La comunicazione prevede che io debba comunicare ciò che faccio e non sempre ciò che si fa, filtrato dall'osservatorio di un giornalista, ha quell'utilità sociale per diventare notizia. Ed è qui che c'è il rischio del corto circuito e quindi c'è il rischio di spostare troppo sulla comunicazione un lavoro invece che è quello dell'informazione che ha una sua ragion d'essere nel fatto di vivere in un contesto democratico come oggi è l'occidente, o in l'Italia. Quindi noi oggi viviamo in un contesto dove l'informazione è un bene primario, cioè non è un oggetto, può essere anche una merce, ma non è una merce qualsiasi quindi è un bene primario che va tutelato soprattutto perché fa parte di un contesto che si chiama democrazia».

E quindi il giornalista deve sempre tener presente il "Testo unico dei doveri" mentre l'avvocato deve diventare un po' giornalista per informare sempre meglio i cittadini coinvolti nelle cause giudiziarie e per migliorare le relazioni nei comportamenti ma anche nel modo in cui si comunica sia come libero professionista che come impresa.

«Bisogna sapere che quello che stiamo facendo o dicendo – spiega la presidente nazionale FERPI Rossella Sobrero - perché può portare delle ripercussioni sulla nostra reputazione e questo vale sia per le persone che per le organizzazioni o le imprese. Oggi il capitale relazionale umano ovvero la capacità di una organizzazione di avere delle reti positive da condividere in un dialogo con gli stakeholder, è diventato fondamentale e questo sta diventando anche fondamentale con le professioni. Fino ad oggi si è parlato molto di più di comunicazione di impresa al limite di comunicazione sociale. Nella comunicazione bisogna essere molto equilibrati per evitare di essere anche fraintesi. Io credo che sia molto importante che le professioni comunichino e dialoghino tra loro perché noi abbiamo bisogno, in un momento di grande cambiamento come quello che stiamo attraversando, di collaborare di condividere a volte anche di discutere vivacemente se su alcune cose non siamo d'accordo. Stiamo vivendo un momento di metamorfosi perché sta cambiando il modo stesso di fare impresa di comunicare ed informare, e sappiamo quanto la tecnologia sta modificando il nostro modo di fare comunicazione cioè la disintermediazione oramai è totale, con tutti i vantaggi ma anche con tantissimi rischi. Quindi ci dobbiamo porre con la logica di abbassare le barriere, dialogare e trovare il modo di collaborare cosa che io ho intenzione di portare avanti».
  • tribunale di bari
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