I Carabinieri e, nel riquadro, Filippo Scavo
I Carabinieri e, nel riquadro, Filippo Scavo
Cronaca

Chi era Filippo Scavo, il 42enne barese ucciso al Divine Club di Bisceglie

Era ritenuto vicino al clan Strisciuglio. Il suo nome è contenuto in numerosi atti giudiziari dell'Antimafia di Bari

Il 42enne Filippo Scavo, ucciso nella notte fra sabato e domenica durante una sparatoria nella discoteca Divine Club di Bisceglie (l'ex Divinae Follie), era ritenuto un esponente del clan mafioso Strisciuglio di Bari. In tasca, poi, aveva una grossa quantità di contanti, probabile provento dell'attività di spaccio di stupefacenti.

L'uomo, pregiudicato, risiedeva nel quartiere Carbonara di Bari, in centro, ed era conosciuto negli ambienti criminali col soprannome di «Uecchione». L'uomo, che ha un figlio, era stato condannato definitivamente nel 2021 a 7 anni e 4 mesi nel processo "Agorà" (2015) per i reati di associazione mafiosa, ed era tornato libero da circa un anno. In precedenza era stato coinvolto anche nell'operazione "Eclissi" del 2006 per cui aveva riportato una condanna a 4 anni, 2 mesi e a 29 giorni.

Non solo: il suo nome, inoltre, è contenuto in numerosi atti giudiziari della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari relativi ad alcuni episodi degli ultimi anni che hanno visto protagonisti gruppi composti da esponenti di clan baresi fronteggiarsi in locali e discoteche. Si fa riferimento a lui anche in alcune informative delle forze dell'ordine confluite nell'inchiesta sull'omicidio di Antonella Lopez, la 19enne uccisa per errore, il 22 settembre del 2024, nella discoteca Bahia di Molfetta.

Negli atti Scavo, che avrebbe compiuto 43 anni il prossimo luglio, viene citato per un solo episodio in un locale di Bari, a marzo del 2024, in cui avrebbe affrontato un esponente del clan rivale dei Capriati. Le indagini hanno riguardato in particolare episodi di cui erano «protagonisti alcuni giovani membri delle più blasonate organizzazioni criminali baresi». Il filo conduttore «dell'approfondimento è quello degli alterchi nei luoghi di aggregazione dei giovani, specie nelle discoteche».

Scavo, che non era nuovo a liti in locali notturni e discoteche, in tasca aveva anche una grossa quantità di contanti. E questo, per chi indaga, è un forte indizio del fatto che l'uomo, ufficialmente un muratore, non avesse mai abbandonato l'attività di spaccio che gli era costata due condanne interamente scontate. Scavo era infatti tornato libero da poco. Le indagini dell'Antimafia si orientano quindi al mondo della droga e ai gruppi in lotta per il controllo delle attività illecite dell'area.

Scavo è stato ucciso da un proiettile calibro 7.65 che lo ha colpito alla base del collo, forse mentre tentava di allontanarsi. Nella discoteca, però, ci sarebbe stato almeno un altro uomo armato oltre al killer che ha sparato quattro colpi. Sarà l'autopsia, affidata al professor Francesco Introna, a chiarire le cause del decesso.
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