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Bari, partono male i saldi: «Quadro drammatico»

«L'impressione è che i ricavi possano essere meno del 50% rispetto all'anno passato»

Confesercenti Bari ha ascoltato il parere di alcune attività del settore moda per verificare l'andamento dei saldi dopo le prime 48 ore.

«Stando alle primissime impressioni raccolte, appare del tutto evidente che questi saldi non sono cominciati per nulla bene – si legge in una nota - L'affluenza è stata molto bassa nella stragrande maggioranza dei comuni in quanto il passeggio è molto ridotto: in tal senso, hanno contribuito negativamente sia il maltempo di queste prime due giornate, sia il fatto che l'inizio dei saldi non è coinciso con il weekend. Al momento, dunque, appare impossibile fare già un primo confronto con lo scorso anno, e bisognerà quindi valutare gli incassi effettuati sino al 28 febbraio data in cui i saldi avranno termine. L'impressione, tuttavia, è che i ricavi possano essere meno del 50% rispetto all'anno passato».

D'altra parte, nei clienti viene ravvisato un clima di incertezza generale dovuto a diversi fattori: in primo luogo, manca la voglia di passeggiare per piacere a causa della situazione sanitaria, e inoltre c'è una evidente debolezza finanziaria che non incoraggia gli acquisti che ove effettuati sono stati mirati esclusivamente al necessario (Borse, Capospalla, Maglieria). Nei negozi c'è di conseguenza poco movimento e gli esercenti meglio organizzati stanno cercando di compensare con le vendite online.

Quanto alla scontistica applicata, invece, i prodotti continuativi vengono scontati al massimo del 20%, mentre per gli altri capi si va da percentuali che partono da un minimo del 30 ad un massimo del 50%. Oltre a tutto questo, è stato anche sottolineato dagli esercenti come la chiusura nei giorni prefestivi (vigilia di Natale e vigilia capodanno) sia stata deleteria specificando che le perdite subite sono parificabili a quelle di un intero mese lavorativo.

«Il quadro generale appare davvero drammatico – si legge nella nota di Confesercenti -. Per il momento, i titolari delle attività commerciali tentano di andare avanti anche grazie ai sussidi per i dipendenti; ma, se le cose dovessero continuare così, il pericolo è che si possa andare incontro a licenziamenti di massa. Per non parlare delle difficoltà con il pagamento dei canoni di locazione e tutti i costi di gestione. D'altra parte, il problema più grave si verificherà quando la crisi sarà avvertita in maniera importante, per un inevitabile effetto domino, dalla filiera produttiva: i negozianti all'ingrosso, infatti, temono che se non dovessero aumentare le vendite riusciranno ancora per poco a rifornire i negozi con la nuova merce. E, se la situazione non dovesse migliorare, non si possono escludere chiusure nel giro di un paio di mesi».

«L'auspicio – conclude la presidente Raffaella Altamura – è che la tendenza, complice la nuova ordinanza del ministero della salute che collocherà la Puglia in zona Gialla, possa invertire, e l'asticella possa iniziare a salire. Se ciò dovesse accadere non basterà a coprire le gravi perdite che il settore moda ha subito dal mese di febbraio 2020 sino ad oggi. Vediamo ancora lontano il momento in cui si potrà parlare realmente di ripartenza soprattutto se non si inizia a pianificare a livello di governo centrale e regionale un concreto piano di intervento a sostegno dell'intero comparto. È urgente un piano di sviluppo specifico per commercio, artigianato e servizi da inserire nei progetti del Recovery fund, un piano di co-finanziamento a fondo perduto di almeno il 50% specifico per negozi, alberghi, bar, ristoranti, artigiani, ambulanti, ecc. e progetti specifici per la rinascita delle città d'arte della Regione oggi ancora più desertificate a causa della mancanza turismo».
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