Giovanni Cornacchini
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Calcio

Verso Bari-Acireale, Cornacchini: «Mi aspetto avversario in salute. Futuro? Vincere il campionato»

Il mister alla vigilia: «Floriano e Brienza possono giocare dal 1'. Non mi sento vittima del pregiudizio, su di me deciderà la società»

«Mi aspetto di affrontare una squadra in salute, che ha vinto le ultime cinque. Stanno bene fisicamente e mentalmente, hanno qualità davanti. La terza in classifica ci può creare delle difficoltà, anche se non hanno moltissima gamba. Anche loro hanno concesso molti goal e quindi qualche problema penso che potremo crearlo anche noi. L'abbiamo preparata come tutte le altre, con serenità». A suonare la carica prima di Bari-Acireale è il tecnico dei biancorossi Giovanni Cornacchini. Di fronte la terza in classifica, che il Bari ospiterà domani al San Nicola per consolidare il primato. All'andata una partita durissima, vinta 1-3 dai biancorossi, rimasti addirittura in 9: «Non penseremo a quello che è successo all'andata: questo è un passaggio importante, la vivremo con serenità e tranquillità», ribadisce Cornacchini.

Partita importante e complicata, ma non l'ultima fatica del campionato in vista della promozione: «Non è l'ultimo scoglio del campionato, magari lo fosse - dice Cornacchini vestendo i panni del pompiere per spegnere i facili entusiasmi. Mancano ancora 10 partite e ci vorrà un po' di tempo. Qualche difficoltà è rimasta: devi vincere e convincere. Bisogna lavorare per migliorarsi e migliorare un gruppo nuovo, costruito completamente dal nulla. Non è semplice far convivere tutti i calciatori; ognuno ha la propria caratteristica e bisogna imparare a conoscersi. È un lavoro impegnativo ma è stato piacevole; mi sta dando soddisfazioni». Acireale e Città di Messina prima della pausa: «Mancano meno partite e quindi il vantaggio diventa importante. Se riuscissimo a passare indenni da queste due partite la situazione inizierebbe a farsi migliore. La stagione la sto vivendo bene; la squadra è stata costruita per vincere e per adesso ci stiamo riuscendo. Problemi ne ha anche la squadra più forte, dobbiamo essere bravi a risolverla. Quando hai una rosa debole devi curare moltissime altre cose, se la squadra è forte è più determinante la gestione».

Sulla formazione e sul modulo solo qualche indicazione di massima: «Floriano e Brienza possono giocare dal 1' - spiega il tecnico. Simeri-Pozzebon? Il centravanti deve lavorare come dico io, a prescindere dal goal. Sono giocatori che lo sanno fare, quindi non è un problema. È un ruolo che determina parecchio, anche in fase di sviluppo e non possesso. Sono bravi entrambi. La fase difensiva è di tutta la squadra; quando abbiamo pressato meno abbiamo predo delle infilate. La difesa inizia dagli attaccanti, è un lavoro di squadra. In questo momento cambiamo modulo solo se ci sono difficoltà. Giochiamo con 4 attaccanti di fatto, quindi contro chi gioca con 3 centrocampisti abbiamo qualche difficoltà soprattutto all'inizio. Dipende da quello che vedo durante la partita; si tratta solo di spostare Piovanello da esterno a interno».

Nel finale di conferenza le considerazioni più interessanti del tecnico sul futuro, il rapporto con tifoseria e società, l'obbligo di vincere. «Il traguardo m'interessa perché vincere qui sarebbe troppo bello, la vivo in maniera serena - spiega Cornacchini. Per ora devo pensare alle prossime 10 partite. Alleno questa squadra da qualche mese, mi sento partecipe di quello che stiamo facendo. Il merito alla base è della società, poi la differenza la fanno i giocatori. L'allenatore deve fare meno danni possibili. La cosa più bella sul mio conto? La devo ancora sentire. Polemiche e critiche si possono condividere o meno, il mio pensiero non lo posso dire. Stanno massacrando Allegri che ha vinto l'impossibile e ancora non è uscito dalla Champions. Non mi sento vittima del pregiudizio; se lo dice il tifoso non mi crea problema, se lo dice uno competente posso rispettarlo e avere comunque la mia idea. Più vai in alto più devi diventare gestore e meno allenatore. Io non devo vincere nessuna scommessa: l'obiettivo è vincere il campionato, il resto si vedrà. Sono realista e concreto, vivo del presente. Sarò contento qualsiasi cosa vorrà fare la società: Bari vive ancora un po' di ricordi, se non ci fosse stato De Laurentiis qualche difficoltà ci sarebbe potuta essere. Non ci si rende ancora conto dell'importanza di questa società. Forse ci si aspettava un allenatore di blasone; mi hanno chiamato, sono stato onorato e cerco di dare il meglio che posso», conclude il tecnico.

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