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Calcio

Per il Bari la prova più dura. Ritrovare "mentalità di categoria" e tornare a correre

La sconfitta di Torre del Greco impone a Cornacchini e ai suoi una riflessione su un'involuzione tecnica e morale

Poteva essere il primo match point promozione e invece si è trasformata in una piccola grande disfatta. Già, perché se il punteggio finale di 1-0 non umilia, il Bari comunque esce da casa della Turris con una serie di dubbi che soverchiano molte delle certezze fin qui maturate sul campo. Basta un goal del difensore Riccio dopo un'azione flipper in area dei biancorossi per decidere una partita che, almeno dal punto di vista dello spettacolo, non ha deluso le aspettative.

Certo, il risultato più giusto sarebbe stato un pari, ma tant'è. Dopo l'azione pronti-via di Guarracino stoppato da Marfella, il primo tempo è stato quasi esclusivamente di marca Bari, con addirittura una clamorosa traversa di Brienza al quarto d'ora (che fa il paio con quella colta dal capitano al 94' della gara d'andata) e almeno altre due discrete occasioni mancate. Alla Turris va riconosciuto l'indubbio merito di aver tenuto botta per contenere le sfuriate sporadiche ma pericolose del Bari, e di essere riuscita a ribaltare i ruoli nella ripresa. Dopo l'intervallo i corallini sono scesi in campo con la foga di chi deve e vuole vincere a tutti i costi la partita, e con lo spirito di chi sa di essersi salvato nel primo tempo. La rete di Riccio è sì fortunosa, ma la determinazione con cui i giocatori campani hanno tenuto vivo quel pallone in area dopo l'intervento a valanga di Marfella su Vacca dice molto della fame messa in campo dai padroni di casa e che il Bari ormai sembra aver saziato da un mese e mezzo a questa parte.

La sconfitta del Liguori impone anche di riconsiderare il pomposo 5-0 rifilato all'Igea Virtus, e al contempo suggerisce di concentrarsi sul secondo ko esterno consecutivo dopo quello di Cittanova. «Abbiamo toppato dal punto di vista della mentalità di categoria», è stata l'analisi a caldo di Cornacchini. Una mentalità in cui il Bari si era perfettamente calato a metà del girone d'andata, probabilmente proprio dopo il doppio pareggio contro Turris e Marsala, e che poi è andato smarrendo insieme a una tenuta fisico-agonistica che ormai da metà dicembre chiede disperatamente aiuto. E anche le critiche sulla formazione rischiano di portare il discorso fuori strada: la scelta di mettere Mattera su Celiento sacrificando Hamlili per l'equilibrio degli under poteva avere il suo senso e il campo non ha del tutto smentito l'intuizione di Cornacchini, che quanto a scelte coraggiose e magari anche impopolari non è secondo ad alcuno.

Il problema, a prescindere dagli interpreti, parrebbe generale. Sull'aspetto meramente atletico si può fare poco come niente: il Bari ha fatto tutto di fretta fra fine agosto e inizio settembre, e alla lunga una situazione-limite come quella si può anche pagare. Nel bene o nel male Cornacchini ha impiegato e sta impiegando tutti gli effettivi a disposizione, ma la brillantezza è inevitabile che non sia più la stessa dell'autunno; ci sta. Quello che invece non può e non deve accadere è che il Bari si guardi allo specchio, si scopra bello e sia tentato dal desiderio di bastare a se stesso. Quelle vittorie stiracchiate fra 2018 e 2019 hanno fatto bene alla classifica ma male al morale, perché - magari inconsciamente - hanno dato alla squadra la certezza di potersela cavare con il colpo del singolo invece che con la grinta.

Un errore imperdonabile e che le due sconfitte esterne di fila invitano a emendare. Il compito di Cornacchini ora è dei più ingrati: uscire da questo pantano di mezzo inverno ritrovando quegli attributi virili che lui stesso ha invocato in più circostanze e che la squadra non ha più avuto dopo la vittoria di Portici. Il tecnico marchigiano ha fin qui quasi sempre dimostrato di saper intervenire bene sulla testa dei suoi, sia con i discorsi pubblici sia con quelli privati. Ma stavolta deve farlo in fretta: il calendario segna 12 giornate alla fine, e con la Turris (probabilmente) a -6 il margine per scherzare ancora col fuoco non c'è più.
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