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Cronaca
Non voleva riconoscere il figlio, lei gli spara alle gambe: arrestata
Una 26enne è finita ai domiciliari con l'accusa di lesioni aggravate. I fatti risalgono all'8 marzo scorso a Palese
Bari - mercoledì 10 dicembre 2025
12.06 Comunicato Stampa
Tre colpi di pistola esplosi quando il suo ex compagno si è rifiutato di riconoscere la paternità del figlio. È stato questo un elemento sufficiente dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, Giuseppe Battista, per adottare un'ordinanza cautelare a carico di una 26enne che ferito ad una gamba l'ex compagno.
L'indagata, che avrebbe aperto il fuoco quando lui si sarebbe rifiutato di riconoscere la paternità del bambino, è accusata di tentato omicidio aggravato (l'ipotesi è stata derubricata in quella di lesioni personali) e porto abusivo di arma da fuoco. La misura a carico della donna, risultata positiva alla prova dello stub, prevede gli arresti domiciliari col braccialetto elettronico. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Questura, l'episodio risale alla mattina dell'8 marzo scorso.
Quel giorno, nel quartiere Palese, nei pressi dell'area di servizio Eni di via D'Annunzio, si sono uditi tre colpi d'arma da fuoco. Secondo il personale della Squadra Mobile barese, dopo un litigio legato alla decisione dell'uomo di non voler riconoscere il figlio concepito durante la relazione, la 26enne avrebbe esploso tre colpi di pistola verso l'ex compagno. Il fatto è avvenuto alle ore 13.00, quando l'uomo si era recato presso la casa della donna per recuperare alcuni oggetti personali.
E mentre usciva di casa, secondo l'attività diretta dal pubblico ministero Matteo Soave, tra i due sarebbe scoppiata l'ennesima lite che la donna avrebbe provato a risolvere armandosi di una pistola. Avrebbe esploso i primi due colpi senza centrarlo. Il terzo colpo, invece, lo ha raggiunto alla gamba destra, facendolo cadere a terra prima di essere condotto in ambulanza al pronto soccorso dell'ospedale San Paolo, mentre la donna si sarebbe poi allontanata dal luogo dell'aggressione.
Nonostante la ferita, la vittima aveva inizialmente fornito una versione diversa per nascondere l'accaduto, riferendo di essere stato colpito da uno sconosciuto mentre faceva jogging. Le indagini hanno però permesso di ricostruire la reale dinamica dei fatti, ritenuta «fortemente aggressiva», e la presenza sui polpastrelli e sul volto della 26enne - resi evidenti attraverso la prova dello stub - di tracce di piombo, antimonio e di bario, compatibili con l'esplosione di un'arma da fuoco.
Non solo: dall'indagine, sarebbero emerse anche alcune conversazioni telefoniche con un proprio familiare. L'indagata è ora finita ai domiciliari con il braccialetto elettronico di controllo a distanza, mentre le indagini proseguono per recuperare la pistola e ricostruire la provenienza, oltre a definire i vari aspetti del movente.
L'indagata, che avrebbe aperto il fuoco quando lui si sarebbe rifiutato di riconoscere la paternità del bambino, è accusata di tentato omicidio aggravato (l'ipotesi è stata derubricata in quella di lesioni personali) e porto abusivo di arma da fuoco. La misura a carico della donna, risultata positiva alla prova dello stub, prevede gli arresti domiciliari col braccialetto elettronico. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Questura, l'episodio risale alla mattina dell'8 marzo scorso.
Quel giorno, nel quartiere Palese, nei pressi dell'area di servizio Eni di via D'Annunzio, si sono uditi tre colpi d'arma da fuoco. Secondo il personale della Squadra Mobile barese, dopo un litigio legato alla decisione dell'uomo di non voler riconoscere il figlio concepito durante la relazione, la 26enne avrebbe esploso tre colpi di pistola verso l'ex compagno. Il fatto è avvenuto alle ore 13.00, quando l'uomo si era recato presso la casa della donna per recuperare alcuni oggetti personali.
E mentre usciva di casa, secondo l'attività diretta dal pubblico ministero Matteo Soave, tra i due sarebbe scoppiata l'ennesima lite che la donna avrebbe provato a risolvere armandosi di una pistola. Avrebbe esploso i primi due colpi senza centrarlo. Il terzo colpo, invece, lo ha raggiunto alla gamba destra, facendolo cadere a terra prima di essere condotto in ambulanza al pronto soccorso dell'ospedale San Paolo, mentre la donna si sarebbe poi allontanata dal luogo dell'aggressione.
Nonostante la ferita, la vittima aveva inizialmente fornito una versione diversa per nascondere l'accaduto, riferendo di essere stato colpito da uno sconosciuto mentre faceva jogging. Le indagini hanno però permesso di ricostruire la reale dinamica dei fatti, ritenuta «fortemente aggressiva», e la presenza sui polpastrelli e sul volto della 26enne - resi evidenti attraverso la prova dello stub - di tracce di piombo, antimonio e di bario, compatibili con l'esplosione di un'arma da fuoco.
Non solo: dall'indagine, sarebbero emerse anche alcune conversazioni telefoniche con un proprio familiare. L'indagata è ora finita ai domiciliari con il braccialetto elettronico di controllo a distanza, mentre le indagini proseguono per recuperare la pistola e ricostruire la provenienza, oltre a definire i vari aspetti del movente.



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