partito democratico salvstaggio popolare di bari
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Politica

Salvataggio Popolare di Bari, il Pd: «Primo passo per il rilancio del credito al Sud»

I dem esultano per l’approvazione del decreto alla Camera: «Tutelati i risparmiatori. Dall’Europa avremo le autorizzazioni necessarie»

La Camera dei deputati dice sì al decreto per il salvataggio della Banca popolare di Bari. Nella seduta di ieri l'assise parlamentare ha approvato il provvedimento con 412 voti favorevoli, nessun voto contrario e l'astensione di 28 deputati di Fratelli d'Italia. Tra dieci/quindici giorni il passaggio al Senato per rendere definitivo il provvedimento. Il decreto prevede l'attribuzione a Invitalia di uno o più contributi in conto capitale, fino a un massimo 900 milioni di euro nel corso del 2020, per potenziare il patrimonio del Mediocredito centrale (Mcc), che a sua volta andrà a investire nella banca.

Soddisfatto il Pd. Mancini: «Risparmiatori tutelati»

I contenuti del decreto, promosso dalla maggioranza di Governo composta da M5s e Pd, sono stati illustrati questa mattina a Bari dagli esponenti pugliesi del Partito democratico e dall'onorevole Claudio Mancini (anch'egli Pd), segretario della commissione parlamentare Finanze. «Quello di ieri è l'inizio di un progetto che possa aggregare alla Popolare di Bari altri istituti bancari per dare al Meridione una banca di rango nazionale, abbassando il costo del denaro e veicolando investimenti al Sud – dice Mancini, relatore del decreto. Il ruolo dei soci è importante: il Fondo interbancario può prevedere inventivi per loro in questo processo. Nel progetto industriale prospettato al Parlamento dal Mcc c'è l'ambizione di fare della Popolare di Bari il soggetto aggregatore per altri istituti di piccola dimensione, per dare una forza significativa all'istituto».

Dal Pd arrivano rassicurazioni: i risparmiatori non sono a rischio e l'ipotesi fallimento per l'accesso al Fondo indennizzo risparmiatori è un falso mito, assicurano i dem. «La continuità della banca è garantita – prosegue Mancini. Le attività proseguiranno con i commissari, poi con l'intervento pubblico. La messa in liquidazione della banca avrebbe portato all'azzeramento del valore, con la possibilità di un ristoro attraverso un fido; un processo molto lungo. Un fatto non auspicabile né per gli azionisti né per l'economia della regione. Questa procedura, invece, salva la banca e dà valore alle quote dei soci».

I soci, spiegano del Pd, saranno chiamati a «Esprimersi in assemblea sul processo di trasformazione. La loro decisione è importante, perché il passaggio a Spa è condizione per il salvataggio della banca. Non credo che ci possa essere una risposta negativa; sarebbe uno scenario disastroso per l'istituto», continua Mancini. Occhio, però, anche al parere della Commissione europea, che pone un argine agli "aiuti di Stato" in situazioni analoghe per tutelare la concorrenza: «Il decreto – rassicura Mancini – è molto chiaro. L'operazione finanziata dallo Stato si esprime in termini di mercato; il Medio credito centrale avrà la possibilità di avere una remunerazione per il suo investimento. Siamo convinti che l'Italia otterrà in Europa le necessarie autorizzazioni».

Messina: «Dal Governo massima attenzione all'economia del Sud»


«Un passo avanti che rappresenta un'importante novità, perché sottolinea l'attenzione del governo a ristabilire equilibri e vivacità per un Mezzogiorno che ha il diritto di essere all'altezza di un ragionamento economico nazionale di valore», il commento della senatrice pugliese del Pd Assuntela Messina.

Al Senato «Ci sarà l'attenzione dei gruppi della maggioranza per creare una tempistica che porti velocemente a compimento le indicazioni del Governo – prosegue Messina. Abbiamo la premura di chiudere questa situazione in tempi utili».

Lacarra e Pagano: «Si faccia chiarezza sulla cattiva gestione»


Un salvataggio che, tuttavia, non deve far passare in second'ordine l'attenzione sulle responsabilità che hanno portato alla crisi della Popolare. Ne sono convinti i deputati pugliesi del Pd Marco Lacarra e Ubaldo Pagano. «La legge ha l'ambizione di creare un soggetto che operi nel sistema creditizio meridionale per rilanciarne l'azione economica, politica e sociale – dice Lacarra. Non passi, però, come un modo per chiudere una querelle su una "mala gestio" che è sotto gli occhi di tutti e che dovrà essere oggetto di approfondimento di Magistratura e Parlamento».

«Questo decreto ha posto le condizioni per il salvataggio di un sistema creditizio, non di una sola banca – fa eco Pagano. Ha fatto in modo che i lavoratori della Popolare di Bari avessero rassicurazioni e ha gettato le basi per la raccolta di credito a favore delle imprese. La banca del Mezzogiorno pone le condizioni per l'accesso di artigiani e piccoli imprenditori al credito con tassi vantaggiosi. Le responsabilità della crisi, però, vanno accertate: non è compito della politica ma dell'organismo inquirente. Spero che si faccia in fretta e bene. Nel corso della audizioni alla Camera per la conversione del decreto, alcune associazioni delle parti sociali hanno proposto l'introduzione del reato di "disastro bancario"; uno strumento per far sì che vengano puniti complici e autori di tragedie finanziarie come questa, che incidono sulle persone».
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