
Scuola e Lavoro
Puglia, i genitori contro la "didattica a scelta". Pronto il ricorso al Consiglio di Stato
Dopo la sentenza del Tar, che ha dichiarato legittima l'ultima ordinanza di Emiliano, le associazioni non si danno per vinta
Bari - sabato 22 maggio 2021
9.38
Dopo la sentenza del Tar che pochi giorni fa ha ritenuto legittima l'ultima ordinanza del presidente Emiliano, che ha confermato la libertà di scelta per i genitori, non si ferma la lotta delle associazioni di genitori contrari a quella che definiscono la "didattica a scelta". E subito dopo che la sentenza è stata ufficializzata hanno dichiarato di essere pronti a ricorrere al Consiglio di Stato.
«Il nostro non è un "manifesto ideologico" neé una "battaglia" contro il governo regionale - sottolineano da La Scuola che Vogliamo Scuole Diffuse In Puglia - ma un movimento dal forte impianto pedagogico, nato a tutela di una scuola autenticamente aperta ed inclusiva. Andremo in Consiglio di Stato, perché vogliamo capire quale sia la posizione del governo centrale sulla scuola. E se sarà il caso ci appelleremo anche alla Corte europea; è possibile riorganizzare le classi rendendole più sostenibili e garantendo la presenza al 70%, così come previsto dall'ultimo DL, le istanze dei genitori dei bambini e dei ragazzi fragili sarebbero potute essere accolte dai dirigenti scolastici con estrema facilità. Al contrario oggi le scuole superiori in Puglia sono vuote e molti adolescenti restano ai margini. La DaD a lungo protratta è dannosa e non è scuola».
«La "didattica a scelta" in Puglia, nei fatti, non ha tutelato soprattutto le famiglie più fragili - ribadisce la presidente Terry Marinuzzi - quelle cioè che già prima della pandemia erano in difficoltà nel seguire i propri figli e che alimentavano, loro malgrado, il grave fenomeno della dispersione e dell'abbandono scolastico che vede la Puglia tra le regioni a maggior rischio all'interno del panorama europeo. La "didattica a scelta" ha generato enorme tensione all'interno di tutte le comunità scolastiche, poiché ha minato la delicata "alleanza educativa" che si fonda su un patto non scritto di fiducia tra genitori ed Istituzioni scolastiche, dove i primi si affidano alle seconde impegnandosi, ciascuno per la propria parte, ad accompagnare i minori nel percorso didattico-educativo che sigilla l'esperienza scolastica. La "didattica a scelta" ha diviso i genitori rimarcando ancora di più le differenze infinite che caratterizzano il mondo delle famiglie: differenze di carattere sociale, economico, culturale in nome delle quali ognuno si è sentito legittimato a comporre il percorso scolastico del singolo studente in considerazione dell'esclusivo ambito familiare senza alcuna attenzione verso la Comunità nel suo complesso. La "didattica a scelta" ha diviso le famiglie generando conflitto tra genitori e figli adolescenti, piegando spesso l'autorevolezza dei primi alla non ancora matura capacità di scelta dei secondi».
«Nel silenzio assordante delle istituzioni nazionali - aggiungono da Priorità alla Scuola Puglia - il Tar ha rigettato il ricorso di associazioni e singoli che chiedevano una cosa semplice: che agli studenti ed alle studentesse pugliesi fosse garantito l'accesso alla scuola come avviene in tutte le altre regioni. I giudici hanno ritenuto che la Didattica a Scelta sia giustificata dal quadro epidemiologico e che quegli alunni costretti a frequentare in solitudine non dovrebbero lamentarsi. Il TAR Puglia ritenendo valida l'ordinanza pugliese basandosi su dati ormai superati, ha ignorato quelli aggiornati e gli studi epidemiologici che hanno riaperto le scuole di tutta Italia. La didattica a distanza prolungata sta producendo dei danni enormi. Il TAR pugliese non si è accorto che la scelta della Regione Puglia ha oggettivamente impedito l'accesso ad un servizio pubblico essenziale, come la scuola, in proporzione assai più alta rispetto a quanto verificatosi nel resto del territorio nazionale. Il TAR pugliese non si accorto che è oggettivo che gli interventi della Regione volti a limitare la didattica in presenza abbiano inciso profondamente sul diritto allo studio dei suoi cittadini di minore età, senza assolutamente ridurre l'ondata pandemica che ha toccato anche la Puglia. E siccome oggi è già settembre, rilanciamo la mobilitazione soprattutto in vista del prossimo anno scolastico. Nei prossimi giorni chiederemo un incontro urgente con il prefetto, cui faremo precise richieste».
«Il nostro non è un "manifesto ideologico" neé una "battaglia" contro il governo regionale - sottolineano da La Scuola che Vogliamo Scuole Diffuse In Puglia - ma un movimento dal forte impianto pedagogico, nato a tutela di una scuola autenticamente aperta ed inclusiva. Andremo in Consiglio di Stato, perché vogliamo capire quale sia la posizione del governo centrale sulla scuola. E se sarà il caso ci appelleremo anche alla Corte europea; è possibile riorganizzare le classi rendendole più sostenibili e garantendo la presenza al 70%, così come previsto dall'ultimo DL, le istanze dei genitori dei bambini e dei ragazzi fragili sarebbero potute essere accolte dai dirigenti scolastici con estrema facilità. Al contrario oggi le scuole superiori in Puglia sono vuote e molti adolescenti restano ai margini. La DaD a lungo protratta è dannosa e non è scuola».
«La "didattica a scelta" in Puglia, nei fatti, non ha tutelato soprattutto le famiglie più fragili - ribadisce la presidente Terry Marinuzzi - quelle cioè che già prima della pandemia erano in difficoltà nel seguire i propri figli e che alimentavano, loro malgrado, il grave fenomeno della dispersione e dell'abbandono scolastico che vede la Puglia tra le regioni a maggior rischio all'interno del panorama europeo. La "didattica a scelta" ha generato enorme tensione all'interno di tutte le comunità scolastiche, poiché ha minato la delicata "alleanza educativa" che si fonda su un patto non scritto di fiducia tra genitori ed Istituzioni scolastiche, dove i primi si affidano alle seconde impegnandosi, ciascuno per la propria parte, ad accompagnare i minori nel percorso didattico-educativo che sigilla l'esperienza scolastica. La "didattica a scelta" ha diviso i genitori rimarcando ancora di più le differenze infinite che caratterizzano il mondo delle famiglie: differenze di carattere sociale, economico, culturale in nome delle quali ognuno si è sentito legittimato a comporre il percorso scolastico del singolo studente in considerazione dell'esclusivo ambito familiare senza alcuna attenzione verso la Comunità nel suo complesso. La "didattica a scelta" ha diviso le famiglie generando conflitto tra genitori e figli adolescenti, piegando spesso l'autorevolezza dei primi alla non ancora matura capacità di scelta dei secondi».
«Nel silenzio assordante delle istituzioni nazionali - aggiungono da Priorità alla Scuola Puglia - il Tar ha rigettato il ricorso di associazioni e singoli che chiedevano una cosa semplice: che agli studenti ed alle studentesse pugliesi fosse garantito l'accesso alla scuola come avviene in tutte le altre regioni. I giudici hanno ritenuto che la Didattica a Scelta sia giustificata dal quadro epidemiologico e che quegli alunni costretti a frequentare in solitudine non dovrebbero lamentarsi. Il TAR Puglia ritenendo valida l'ordinanza pugliese basandosi su dati ormai superati, ha ignorato quelli aggiornati e gli studi epidemiologici che hanno riaperto le scuole di tutta Italia. La didattica a distanza prolungata sta producendo dei danni enormi. Il TAR pugliese non si è accorto che la scelta della Regione Puglia ha oggettivamente impedito l'accesso ad un servizio pubblico essenziale, come la scuola, in proporzione assai più alta rispetto a quanto verificatosi nel resto del territorio nazionale. Il TAR pugliese non si accorto che è oggettivo che gli interventi della Regione volti a limitare la didattica in presenza abbiano inciso profondamente sul diritto allo studio dei suoi cittadini di minore età, senza assolutamente ridurre l'ondata pandemica che ha toccato anche la Puglia. E siccome oggi è già settembre, rilanciamo la mobilitazione soprattutto in vista del prossimo anno scolastico. Nei prossimi giorni chiederemo un incontro urgente con il prefetto, cui faremo precise richieste».


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