Il ponte Adriatico. <span>Foto Elga Montani</span>
Il ponte Adriatico. Foto Elga Montani
Vita di città

Pista ciclabile del Ponte Adriatico, Galasso: «Situazione complessa»

La struttura è chiusa a causa di una variante da apportare per garantire la sicurezza dei ciclisti, iter avviato

Sono passati oltre due anni dall'inaugurazione del ponte Adriatico a Bari e la pista ciclabile e pedonale è ancora chiusa. Era infatti il 10 settembre 2016 e l'allora premier Matteo Renzi salì sulla struttura insieme al sindaco Antonio Decaro per aprire finalmente al pubblico e alle auto una delle maggiori opere di viabilità della nostra città. Ancora oggi però, alcune transenne evitano che le bici possano passare su quella che da progetto è una pista dedicata alle due ruote e ai pedoni, anche se troppo spesso questi ultimi utilizzano il marciapiede nonostante i divieti.

Molti i ciclisti che si chiedono il perché della presenza della pista, e l'impossibilità ad usarla. In tanti si fanno domande anche perché, come scritto qualche giorno fa, il comune sta comunque provvedendo alla manutenzione della stessa. «La situazione è molto complessa», esordisce così l'assessore ai Lavori Pubblici, Giuseppe Galasso, che ai nostri microfoni cerca di dare delucidazioni in merito.

«La pista ciclabile non è stata mai aperta perché le barriere guardrail omologate che sono state installate, presenti in commercio, non hanno una protezione per il lato esterno non carrabile, ovvero quello che dà sul marciapiede/pista ciclabile - chiarisce subito l'assessore - In commercio non esistono barriere, omologate per quella categoria di strade, che possano avere dal lato della strada la lama che serve per attutire i colpi delle auto e dall'altro lato dei correnti che impediscano ai ciclisti di sbattere contro i montanti, in modo tale che se il ciclista che pedala dovesse sbandare non ha lo spigolo contro cui rischia di farsi male».

«In questi casi la normativa prevede che possano essere fatte delle modifiche sui dispositivi esistenti, che però hanno una certificazione, una omologazione con crash test - sottolinea Galasso - La normativa di settore è giustamente molto ferrea. Il progetto originario che è datato non prevedeva questo adattamento, né l'esecuzione né i costi (parliamo di 120-130 mila euro) e abbiamo dovuto richiederlo in corso d'opera. Si tratta di 1 km di pista ciclabile, che diventano 2 essendo da entrambi i lati. Una fornitura quindi di elementi di acciaio che va ben oltre i 6/7 km. Ma il vero problema è che la normativa prevede un iter molto lungo e farraginoso che stiamo eseguendo. Dobbiamo infatti essere autorizzati a mettere un dispositivo su una barriera che ha una omologazione. Quella barriera risponde a dei criteri di sicurezza, nella parte più in alto del ponte è la barriera più robusta esistente, come classe di sicurezza, perché deve arginare il rischio che veicoli pesanti o leggeri possano in caso di incidente finire sulla ferrovia. Questo non significa che non possa accadere, ma che nei crash test ha ottenuto la certificazione».

«Quella barriera nasce in commercio per non avere dispositivi a tergo dietro - prosegue - perché è raro un caso come quello del ponte Adriatico in cui ci siano una strada a 4 corsie (come una strada extraurbana) e una pista ciclabile. In effetti sono le stesse barriere che si montano in autostrada. Esistono barriere di tipo ecologico, in legno o legno/acciaio, già omologate per avere un lato fronte macchina e un lato fronte pista ciclabile, come nelle Dolomiti ad esempio, ma non sono adeguate al nostro caso. Noi abbiamo dovuto trovare un professionista che studiasse e progettasse i dispositivi, in modo tale che l'apposizione degli stessi sulla barriera non alteri il comportamento della stessa nel crash test».

«Questo primo passo lo abbiamo effettuato - spiega Galasso entrando nel dettaglio - con un incarico dato al professor Monaco, ingegnere ordinario di costruzione di ponti al Politecnico di Bari, uno dei massimi esponenti strutturisti che si annoverano in Italia. Lui ha studiato un dispositivo, ha elaborato un progetto e noi lo abbiamo quantificato dal punto di vista economico. Ora stiamo attivando la procedura per farcelo autorizzare dall'unico che può farlo, ovvero il detentore del certificato che in questo caso è il produttore di quella barriera, Tubosider, produttore nazionale che ha sede in Piemonte. Abbiamo già preso contatti con loro e inviato loro il progetto nel dettaglio, ora lo stanno esaminando. A questo punto loro devono dirci se va bene o se vogliono apporre delle modifiche».

«Il progetto è stato inviato loro prima di Natale - aggiunge - dopo le festività li ricontatterò personalmente perché sto seguendo questa questione in prima persona per avere una loro opinione. Poi loro dovranno attivare le procedure per aggiornare la certificazione di quella barriera, autorizzandoci all'installazione, per la quale faremo o una gara d'appalto o con una affidamento che forse dovremo dare al produttore, ma questi sono dettagli che definiremo nei prossimi mesi».

«Queste azioni purtroppo stanno andando avanti oltre ogni ragionevole previsione temporale - conclude - pensavamo di chiudere questa operazione in un anno massimo 15 mesi, invece ne sono passati già più di due. Abbiamo comunque valutato l'idea di aprire i due marciapiedi laterali al transito dei pedoni, dato che abbiamo notato che c'è comunque richiesta e un'utenza che la utilizza. Per questo abbiamo dato mandato ai tecnici di predisporre l'apertura con apposita ordinanza e con l'apposizione della segnaletica in tal senso. Contiamo di aprirla ai pedoni nelle prime settimane del 2019».
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