
Cronaca
Oltre 3mila agricoltori a Bari con Coldiretti a difesa del Made in Italy
Presente all'assemblea al Petruzzelli il presidente nazionale Ettore Prandini e il segretario generale Vincenzo Gesmundo
Bari - giovedì 5 febbraio 2026
13.23
Oltre 3mila gli agricoltori che questa mattina si sono riuniti in assemblea a Bari, al teatro Petruzzelli, per difendere il Made in Italy da leggi poco chiare e manovre che, legalmente, permettono di spacciare per 100% fatto in Italia prodotto che invece viene dall'estero.
Alla manifestazione erano presenti sia il presidente nazionale Ettore Prandini che il segretario generale Vincenzo Gesmundo. Con loro il presidente di Coldiretti Puglia, Alfonso Cavallo (di seguito le interviste video con le loro dichiarazioni).
Tra le proposte lanciate (e di cui Coldiretti ha intenzione di parlare sia ai tavoli regionali che nazionali) quelle di rafforzare i controlli sulle importazioni, ma anche puntare con decisione sui contratti di filiera per contrastare il forte calo dei prezzi agricoli, tutelare il reddito delle imprese e garantire trasparenza ai cittadini consumatori.
«Noi stiamo cercando di portare avanti un programma serio in Puglia per tutelare il Made in Puglia - ha sottolineato Pietro Piccioni direttore Coldiretti Puglia - in quanto anch'esso subisce emulazioni, frodi, e la speculazione di tanti, vedesi il caso dell'olio il quale, nonostante un'annata particolare, non riesce a spuntare dei prezzi dignitosi. La Puglia deve investire sulle filiere. Le filiere significa accompagnare il prodotto dalla produzione al consumatore, ai grandi mercati nuovi che si aprono».
«Non lasciamo da soli i produttori - ha aggiunto - che sono dei grandi investitori, dei grandi imprenditori, ma hanno bisogno di una politica, la politica dell'olio, la politica dell'acqua, per esempio. Ricordiamo che se manca l'acqua, manca qualsiasi forma di ristrutturazione, di costruzione e di produzione. È logico che una regione che non investe sull'acqua è una regione che non investe sull'agricoltura. Questi temi li porteremo all'attenzione della Regione affinché anche in Puglia e in tutte le regioni italiane non si investa soltanto con il PSR, ma si investa con soldi trasversali, soldi pubblici, ci siano maggiori risorse per cose che non riguardano solo l'agricoltura, ma riguardano la società civile».
Alla manifestazione erano presenti sia il presidente nazionale Ettore Prandini che il segretario generale Vincenzo Gesmundo. Con loro il presidente di Coldiretti Puglia, Alfonso Cavallo (di seguito le interviste video con le loro dichiarazioni).
Tra le proposte lanciate (e di cui Coldiretti ha intenzione di parlare sia ai tavoli regionali che nazionali) quelle di rafforzare i controlli sulle importazioni, ma anche puntare con decisione sui contratti di filiera per contrastare il forte calo dei prezzi agricoli, tutelare il reddito delle imprese e garantire trasparenza ai cittadini consumatori.
«Noi stiamo cercando di portare avanti un programma serio in Puglia per tutelare il Made in Puglia - ha sottolineato Pietro Piccioni direttore Coldiretti Puglia - in quanto anch'esso subisce emulazioni, frodi, e la speculazione di tanti, vedesi il caso dell'olio il quale, nonostante un'annata particolare, non riesce a spuntare dei prezzi dignitosi. La Puglia deve investire sulle filiere. Le filiere significa accompagnare il prodotto dalla produzione al consumatore, ai grandi mercati nuovi che si aprono».
«Non lasciamo da soli i produttori - ha aggiunto - che sono dei grandi investitori, dei grandi imprenditori, ma hanno bisogno di una politica, la politica dell'olio, la politica dell'acqua, per esempio. Ricordiamo che se manca l'acqua, manca qualsiasi forma di ristrutturazione, di costruzione e di produzione. È logico che una regione che non investe sull'acqua è una regione che non investe sull'agricoltura. Questi temi li porteremo all'attenzione della Regione affinché anche in Puglia e in tutte le regioni italiane non si investa soltanto con il PSR, ma si investa con soldi trasversali, soldi pubblici, ci siano maggiori risorse per cose che non riguardano solo l'agricoltura, ma riguardano la società civile».







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