L'associazione Zero e Lode
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Territorio

Ipogei, lame e trulli. La storia di Bari racchiusa tra i palazzi e lo stadio San Nicola

Terreni che nascondono tesori e reperti storici restituiti al loro antico splendore dall'Associazione Zero e Lode

Bari città dai mille volti che nasconde tesori inimmaginabili dove meno te lo aspetti. Come nella zona dello stadio San Nicola, dove tra Carbonara, la città di Bari vera e propria e Modugno è possibile trovare un tesoro fatto di masserie abbandonate, terreni fertili incustoditi che nascondono ipogei, i percorsi delle vecchie lame e strade con muretti a secco che un tempo venivano percorse da tutti e ora sono abbandonate al loro destino.

Ed è proprio in uno di questi terreni che sorge una delle sedi dell'associazione Zero e Lode (l'altra è a Japigia). Un terreno che i volontari hanno acquistato al tribunale, all'asta, e su cui hanno trovato cose che nemmeno loro immaginavano fosse possibile trovare. Ad oggi almeno tre gli ipogei che questo terreno custodiva nominati Seminario I, Seminario II e Quadrivio, ma solo uno di loro risulta tra quelli censiti come bene culturale. Un altro è ancora nascosto, se ne può vedere solo il tetto ma non è ancora stato possibile trovare l'ingresso.

In un percorso attraverso la memoria di Bari ci conduce Severino Mennella, di Zero e Lode, che in un certo senso fa da guardiano a questo luogo, anche se nonostante ciò che si possa pensare, nessuno viene a "dare fastidio" né le prostitute che affollano la tangenziale poco distante, né i frequentatori abituali delle masserie abbandonate, in una sorta di tacito accordo di non belligeranza. Le "signorine" cercano solo legna per scaldarsi e così si è trovato il compromesso di lasciarla a disposizione.

«Qui siamo di fronte a diverse contraddizioni edilizie - racconta Mennella - questa è la zona dove un tempo di svolgeva la vita dell'agro pastorale di Bari. E gli ipogei ne sono testimonianza, venivano usati fino al 1200 dai contadini. Il suolo è idoneo alla creazione di queste strutture perché è facile da scavare. Sono caratterizzati da una parte di tufo più duro sopra e un tufo dolcissimo all'interno che poteva appunto essere lavorato. In tutti c'è una scala che permette di accedere agli ambienti ricavati naturalmente. Sopra veniva posizionato un pergolato di vite per non farlo individuare, dato che all'interno venivano conservati attrezzi, derrate alimentari e a volte era ricovero anche per gli animali»

«Intorno ci sono le diverse lame intorno alle quali si svolgeva la vita contadina perché permettevano l'approvvigionamento di acqua (Lama Marchese, Lama Lamasinata e Lama Picone) - prosegue - Il terreno poi è rimasto schiacciato all'interno delle diverse lottizzazioni, come quella più evidente che si può vedere molto vicina che è il complesso Baridomani nato nel 2008, ce n'è un altro di fronte che è del 2012. Purtroppo durante queste costruzioni non si è tenuto conto dell'esistente e sono stati creati anche danni, come una grossa crepa presente nella struttura che si erge su questo terreno, una casa abitata fino agli anni '50 e che stiamo cercando di riportare alla forma originaria. Una casa che non risultava nemmeno sulle carte quando abbiamo comprato il terreno e per la quale rischiavamo di essere accusati di abusivismo edilizio. Per fortuna abbiamo trovato gli atti che dimostrano la sua esistenza da molto prima di noi nell'Archivio di Stato».

«Questo terreno in origine era un vasto appezzamento di otto ettari - aggiunge Mennella - lo è stato fino al 1922 anno in cui il proprietario, un certo Giuseppe Bottalico, decise di vendere alla famiglia Partipilo di Carbonara che decise a sua volta di fare diverse suddivisioni. Su di esso insiste anche un trullo a doppio cono in pietra risalente al 1700. E a fianco possiamo percorrere l'antica strada che da Bari portava a Bitritto, dal nome Santa Caterina e che ora porta direttamente all'Ipercoop. Sulla destra è ben visibile il muretto in pietra alto che serviva ai viaggiatori per non perdersi, purtroppo in alcuni punti è stato ricostruito malamente, noi stiamo invece cercando di ricostruire tutto come era in origine»

«Il nostro obiettivo è riportare tutto allo stato naturale - conclude - e dal punto di vista agronomico ci piacerebbe reimpiantare tutte le specie di piante che c'erano: mandorlo, melograno, ulivo. Inoltre, come già fatto a Japigia, vorremmo fare un piccolo orto e vendere i suoi prodotti così da autofinanziarci.
12 fotoIl terreno dell'associazione Zero e Lode
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