Stimare
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Territorio

Erosione costiera in Puglia, uno studio del Politecnico sui lidi che "spariscono"

Damiani, Poliba, spiega il progetto Stimare: "Stiamo cercando di trasformare le spiagge rendendole più permeabili alle mareggiate invernali"

Da nord a sud della Puglia sono 60 i lidi coinvolti dal progetto Stimare. A seguire questo progetto il professore Leonardo Damiani, responsabile scientifico e docente di Costruzioni idrauliche, Marittime e Idrologia al Politecnico di Bari. Oltre i lidi sono tante le spiagge libere che in questi giorni sono visitate da 16 studenti del Poliba che stanno coinvolgendo i bagnanti con questionari utili a raccogliere dati sulla percezione del rischio dovuto all'erosione costiera. Diverse le aree di ricerca su cui si sta lavorando dallo scorso ottobre con l'intento di sperimentare, collaudare, ingegnerizzare e realizzare un pacchetto finito per poter misurare come varia la linea di riva di un lido, perché in questo caso l'erosione costiera, un gestore di un balneare, la guarda in termini di file di ombrelloni. E per fare ciò in questi mesi il gruppo di ricerca del Politecnico di Bari e dell'Università di Bologna sta lavorando su diversi fronti con l'ideazione di opere innovative di protezione dei litorali, sistemi di monitoraggio costiero e metodi di valutazione del rischio. Anche le sperimentazioni in laboratorio grazie alla ricostruzione di modelli in scala ha permesso di comprendere meglio il fenomeno fortemente avvertito dal Comune di Margherita di Savoia in Puglia coinvolto nel progetto Stimare.

Professore sulla base di quale idea è stato sviluppato il progetto?
Sapendo che le mareggiate estive hanno un comportamento diverso quelle invernali le quali trasportano la sabbia e sedimenti da riva verso il largo e in profondità, abbiamo pensato di trasformare le mareggiata invernali di media intensità in mareggiate estive che risalgono la spiaggia e non ritornano indietro perché vengono assorbite e questo significa che avviene un trasporto di sedimenti a riva. Da questo concetto si è sviluppata l'idea e cioè se rendiamo più permeabile la spiaggia favorendo questo processo di assorbimento può essere che le mareggiate invernali si comportino come quelle estive e trasportano i sedimenti verso riva o perlomeno non li trasportano verso largo e questo già sarebbe un grande successo.

Come si analizzano gli spostamenti sulla linea di riva?
E' una tecnica di trattamento immagini. Posizioniamo alcune webcam che riprendono il litorale e poi ci sono tutta una serie di processi che stiamo cercando di automatizzare tutte le operazioni tra cui la geo - referenziazione, perché l'immagine deve essere sempre quella e i punti di riferimento devono essere fissi, e l'orto - rettifica perché la webcam ci restituisce un'immagine distorta della spiaggia, non ortogonale e quindi le misure sono deformate e poi infine il riconoscimento della linea di riva. Queste azioni le abbiamo sperimentate e collaudate adesso stiamo cercando di ingegnerizzare e realizzare un pacchetto finito per poter dire ad ogni balneare come varia la linea di riva del lido in esame. L'obiettivo è aumentare il più possibile l'estensione e l'osservazione per creare una sorta di osservatorio regionale e cioè un unico server dove confluiscono tutti i dati raccolti dalle webcam. Se tutti i gestori si dotano di un sistema di monitoraggio di questo genere avremo un patrimonio di dati sul litorale pugliese non indifferente.

In che modo sono coinvolti i lidi che hanno deciso di collaborare?
Attraverso due elementi, la percezione del rischio e la pianificazione condivisa. Se pensiamo al balneare, perdere una fila di ombrelloni può sicuramente essere un fatto grave dal punto di vista finanziario dello stabilimento mentre dal punto di vista dell'erosione, non è eccessivamente grave perché se si tratta di un litorale molto dinamico si spera che in uno o due anni la sabbia portata via dalle mareggiate invernali ritorni e quindi dobbiamo cercare di capire qual è il tipo di percezione dell'erosione non solo dei balneari ma anche dei bagnanti. La pianificazione condivisa perché le opere realizzate per ridurre il fenomeno vanno prima digerite dalla collettività ed essendo aumentata molto nelle persone comuni, la cultura e la sensibilità ambientale è giusto che in fase di pianificazione si cerchi in qualche modo di mitigare certe percezioni negative mediante campagne di comunicazione, modificando le previsioni in fase di pianificazione, cercando di far conciliare quello che serve con quelle che sono le percezioni delle persone. Quando andiamo a progettare e a pianificare gli interventi lo facciamo sulla base di un analisi di rischio. Per cui il rischio è dato dalla pericolosità degli eventi e quella la sappiamo valutare con i modelli, dal danno esposto e dalla vulnerabilità del territorio. Come esempio pensiamo al terremoto, è pericoloso? Certamente è pericoloso. E' rischioso? Non necessariamente, perché se avviene nel deserto non fa male a nessuno quindi il danno è nullo e quindi non c'è nessun rischio.

Quindi la pianificazione condivisa è sempre legata alla percezione?
Certo, se si decide che in un stabilimento balneare per fermare l'erosione devo mettere una barriera frangiflutti ma questa provoca una percezione negativa che porterebbe alla chiusura dello stabilimento balneare dopo un anno, certamente la percezione assume un fattore da non sottovalutare e quindi se la percezione è fortemente negativa devo trovare alternative che mi impongano una manutenzione più accurata rispetto a quella programmata che però tutto sommato rende più piacevole il soggiorno in spiaggia.

A che punto sono gli studi e le ricerche?
Stiamo affinando il processo rendendolo il più economico possibile in maniera tale da sensibilizzare i balneari. Già con il progetto Stimare sono stati sensibilizzati i gestori dei balneari che si sono dichiarati disponibili per contribuire in questo senso e risolvere il problema. Se si crea una bella sinergia tra pubblica amministrazione, gestori delle spiagge e ricerca, forse qualche passettino avanti riusciremo a farlo.

Con che criteri si svolgono i test in laboratorio?
Abbiamo dei criteri ingegneristici di analogia per fare questi modelli che non sono solo ridotti in scala. E' evidente che la scala geometrica gioca un ruolo importante. Se si realizza un modello 1: 50 non posso ridurre anche la sabbia in scala 1:50 altrimenti avrei l'argilla che ha un comportamento meccanico completamente diverso. Con i criteri di analogia la gravità o la densità dell'acqua sono le stesse quindi non possiamo ridurre tutto. Usando questi criteri dal punto di vista dell'idrodinamica e del comportamento delle onde riusciamo a correggere le distorsioni del modello, dal punto di vista morfo dinamica cioè l'evoluzione del litorale purtroppo abbiamo indicazioni provanti dal punto di vista qualitativo, vediamo la tendenza ma non riusciamo a quantificarla.

Quali sono i risultati ottenuti dopo i primi test in laboratorio?
Dai test già effettuati sul drenaggio delle spiagge con il sistema di stabilizzazione abbiamo capito perfettamente l'idro dinamica e quindi quello che ci aspettavamo succede. Dal punto di vista della morfo dinamica abbiamo visto qualcosina ma con molte incertezze e allora la nostra speranza è di installare un laboratorio in campo e quindi in scala 1:1 per monitorare il lido sia dal punto di vista dell'idro dinamica che dal punto di vista della morfo dinamica dove invece sappiamo poco.
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  • politecnico di bari
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