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Dotazione di rete ferroviaria e autostradale, la Puglia è indietro al Sud

Analisi dei dati Istat elaborata dalla Cgil: la nostra regione arretrata anche per bus e trasporto per studenti

Elezioni Regionali 2020
Trasporto su ferro e gomma e rete autostradale: la Puglia è fra le peggiori regioni d'Italia per dotazione infrastrutturale, abbondantemente sotto anche rispetto alla media del Mezzogiorno. L'analisi, basata su dati Istat, è stata elaborata dalla Cgil: gli indicatori dell'istituto di statistica descrivono una Puglia in ritardo rispetto anche al Sud per dotazione di rete ferroviaria – 20,8 km per 100mila abitanti, rispetto al 27,8 della media delSud – così come per rete autostradale – 1,3 km per 10mila autovetture contro la media di 1,7 del Mezzogiorno e di 2 del Nord del Paese.

Male anche per quanto riguarda il trasporto pubblico su gomma: gli autobus circolanti sono 1,8 per 1000 abitanti contro i 2 di media delle altre regioni meridionali. Gli studenti che si recano a scuola o università ricorrendo a mezzi di trasporto collettivo sono in Puglia 24,7 su 100, erano 28,6 nel 2008. Numeri che posizionano la nostra regione al penultimo posto, peggio fa solo la Sicilia. Allo stesso le persone occupate che si recano al lavoro ricorrendo a mezzi collettivi sono 7,7 su 100, contro la media Mezzogiorno di 8,2.

«Accelerare la realizzazione di infrastrutture di trasporto e logistiche per costruire un sistema regionale in grado di garantire la mobilità delle persone e delle merci, collegando meglio la Puglia al resto dell'Italia e dell'Europa, favorendo lo sviluppo e la competitività del territorio, migliorando la qualità della vita, intervenendo sulla sostenibilità ambientale, realizzando condizioni di contesto attrattive per nuovi insediamenti economici. A partire dalle opere definite prioritarie e strategiche nel DEF 2017-2019, per colmare il gap che la nostra regione presenta con le altre aree del Paese». Lo ha detto Pino Gesmundo, segretario generale di Cgil Puglia.

Il sindacato sta lavorando a una piattaforma programmatica, assieme a economisti ed esperti di sviluppo territoriale, in coordinamento con le categorie e le Camere del Lavoro, e che sarà al centro degli Stati generali della Cgil regionale. «Un momento di discussione e confronto a partire dalle nostre proposte con gli attori politici, economici, sociali e istituzionali del territorio. Un appuntamento che si sarebbe dovuto tenere a marzo e saltato in seguito all'emergenza sanitaria. Se vogliamo quanto prima risalire la china e invertire gli indicatori negativi serve un grande piano di investimenti pubblici, con un'attenzione per le aree più deboli, intervenendo su quei nodi in grado di determinare effetti economici diretti e indiretti, e sicuramente le infrastrutture di trasporto e logistica sono uno di questi», continua Gesmundo.

«Lo scenario descritto dai dati – afferma Giuseppe Guagnano, segretario generale della Filt Cgil Puglia – è evidente che condiziona il diritto alla mobilità delle persone, rende difficoltoso lo spostamento delle merci, ha una ricaduta sull'ambiente e la sicurezza. In Puglia il trasporto di merci su strada è più alto che in altre regioni del Sud, e Legambiente ci ricorda come l'inquinamento prodotto dal trasporto su gomma è 3,5 volte, per tonnellata-chilometro, a quello su rotaia. Parliamo di emissioni nocive di Co2. Le direttive europee impongono entro il 2030 a ogni paese di portare al 30% la soglia delle merci che viaggia su ferro, e l'Italia ad oggi è ferma al 6%. Pensiamo per un attimo al sistema ferroviario pugliese, che da Bari in giù non ha infrastrutture che permettono di sfruttare l'alta velocità, e che sulla dorsale Adriatica e nella trasversale tirrenica sconta ancora strozzature del binario unico. Questo penalizza le persone ma anche le imprese e gli hub logistici e portuali che devono spostare prodotti e merci».

Raddoppi ferroviari tra le opere per le quali la Cgil Puglia chiede una accelerazione: «Nei programmi iniziali, parliamo del 2009, i lavori sulla tratta Bari-Foggia-Caserta avrebbero dovuto avere come limite temporale il 2020 - continua Guagnano. Ad oggi è impossibile fare previsioni, con progetti esecutivi che prevedono la perforazione di una montagna per realizzare la stazione Irpinia. Così come per il raddoppio del tratto tra Lesina e Termoli, progetto finanziato dal 2001 e mai avviato, sembra prevalere non l'opzione affiancamento ma un intervento tecnicamente più complesso e quindi in termini di tempo più lungo". Non ultimo per la Filt il tema della sicurezza, soprattutto perché a quattro anni dall'incidente ferroviario sulla Andria-Corato, tratta in concessione a Ferrotranviaria, "ci preoccupa quanto segnalato dall'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie nella relazione del 2019, e cioè che l'adeguamento infrastrutturale per migliorare gli standard di sicurezza stabiliti a seguito di quel drammatico evento che causò la morte di 23 persone tra utenti e lavoratori della ferrovia. A tutti gli operatori l'Ansf ha imposto l'adeguamento entro il 2018, e sette operatori delle dodici reti regionali interconnesse non si sono anche attrezzati. Tra queste ci sono Ferrovie del Gargano che ha completato gli interventi, Ferrotranviaria che risulterebbe essere al 78% della fase di ammodernamento della rete in conformità con le nuove norme, mentre le Ferrovie Sud Est, che gestiscono la tratta più lunga, non hanno mai avviato i lavori e rischiano anche una multa dall'Unione Europea».

Ma non sono queste le sole opere in attesa di completamento, «Importanti per completare la rete di infrastrutture di trasporto e logistica in Puglia e dare ossigeno a un settore in crisi come quello edile, che sta registrando una forte contrazione di occupati», ricorda il segretario generale della Fillea Cgil Puglia, Silvano Penna. «Dalla SS 106 Jonica agli interventi sull'Hub portuale di Taranto, dal progetto del Nodo di Bari fino ai lavori di ammodernamento della SS 96 verso Matera – tutte rientranti nell'elenco delle infrastrutture prioritarie -, associate al potenziamento della linea ferroviaria Bari-Taranto e alla traversale che va da Taranto a Reggio Calabria, sono tutti interventi che permetteranno alle persone di viaggiare con più velocità e in maggiore sicurezza, a vantaggio del sistema turistico, ma anche alle imprese di movimentare meglio e più velocemente le merci e che ovviamente avrebbero importanti ricadute».

Non solo infrastrutture di trasporto, «Ma anche reti idriche e di telecomunicazione, in grado di aumentare efficienza e qualità dei servizi, per i cittadini e le imprese, in grado di favorire processi di sviluppo e sostenere l'occupazione – conclude Gesmundo. Vogliamo da qui a settembre stimolare gli attori politici e istituzionali sui temi per noi prioritari per affrontare la crisi post covid e spingere per una crescita economica e sociale. Dal welfare alla sanità, dal lavoro all'ambiente, chiederemo impegni e risposte precise, mettendo a disposizione le nostre analisi e proposte. Perché se le infrastrutture creano condizioni favorevoli alla competitività, da sole non bastano: serve una governance, è necessaria una efficace gestione delle risorse, serve pianificazione, la capacità di confronto sociale. Questo ci aspettiamo dal Governo nazionale e dal governo regionale».
  • Cgil
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