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Politica

Diritti Lgbtqi, i candidati sindaco di Bari a confronto

Questa mattina il dibattito in occasione della giornata contro l'omofobia. Polemica Decaro-Melini sull'opuscolo "Che cos'è l'amor"

Elezioni Regionali 2020
I diritti della comunità Lgbtqi oggetto di confronto fra i candidati a sindaco di Bari. Questa mattina un acceso dibattito nella sala inferiore del fortino Sant'Antonio, a cui hanno partecipato il sindaco in carica e candidato del centrosinistra Antonio Decaro, Sabino De Razza (candidato di Bari città aperta), Irma Melini (Irma Melini per Bari) ed Elisabetta Pani (Movimento 5 stelle). Assenti Francesco Corallo (Pensionati e invalidi giovani insieme) e Pasquale Di Rella (centrodestra).

Un dibattito organizzato dal tavolo comunale Lgbtqi in occasione della giornata internazionale contro l'omofobia, per fare il punto sul tema dei diritti civili nei vari programmi elettorali. «Ho ereditato un tavolo Lgbtqi che è stato prezioso per darmi linee guida per fare cose importanti come la formazione obbligatoria del personale del Comune - ha detto Decaro. L'impegno è dare una sede al tavolo nella casa delle associazioni all'interno della ex Rossani. In questi anni sono stato onorato di unire civilmente tante persone, la prima volta mi sono commosso. La società sta molto più avanti rispetto anche a una legge che poteva essere più coraggiosa».

Ad accendere il confronto è stato l'opuscoli "Che cos'è l'amor", stampato un paio di mesi fa dal Comune di Bari e distribuito nelle scuole cittadine per illustrare i temi della sessualità, dell'amore sicuro e della consapevolezza sulle questioni gender. «Sono contraria agli slogan, si tratta di temi delicati che vanno affrontati in maniera diversa - ha argomentato Irma Melini. Quando quel libretto è arrivato in commissione Trasparenza ho chiesto approfondimenti, ma senza alcun tipo di pregiudizio. Sono rimasta interdetta per l'assenza di copertura del ministero, non appare il punto di vista scientifico. Credo che il tavolo Lgbtqi del Comune così come il ddl regionale contro l'omofobia, pecchino di autoreferenzialità, non hanno interrogato famiglie e scuola».

Dalla segreteria del tavolo comunale, tuttavia, replicano che l'attività di distribuzione dell'opuscolo è stata sospesa per via dell'eccessivo clamore mediatico provocato dalla diffusione di quel materiale, che ha fatto fare un passo indietro alle scuole pilota del progetto. E piccata è stata anche la risposta di Decaro, ingaggiando la polemica con Melini: «Quel libricino ci ha attirato tante critiche ma lo abbiamo distribuito lo stesso nelle scuole, accompagnato da delle spiegazioni di esperti - ha detto il sindaco in carica. Quei libretti non sono stati ritirati e sono a disposizione». «Gli opuscoli - aggiunge Elisabetta Pani - devono continuare a essere diffusi. Le malattie sessualmente trasmissibili stanno aumentando fra i ragazzi. Se la sessualità è praticata in maniera scorretta, senza precauzioni, può portare a delle malattie. Vorrei fare in modo che questa educazione passasse anche da noi genitori, per sapere come trattare questi temi con i nostri figli».

Sulla stessa lunghezza d'onda che Sabino De Razza, candidato sindaco di una lista di sinistra alternativa alla coalizione di Decaro: «Bari città aperta, come dice lo stesso nome, è una lista favorevole all'allargamento dei diritti civili nella nostra città e in Italia. Importante è lavoro nelle scuole, lì dove è più difficile far passare messaggi di normalità. Il problema dell'omofobia in città esiste, e per questo le iniziative devono aumentare, bisogna proseguire con quel tipo di apertura e di controinformazione. L'opuscolo "Che cos'è l'amor" deve girare nelle scuole e dobbiamo sollecitare i docenti a ritirarlo».

Altro tema caldissimo di discussione è l'affido di minori a coppie omosessuali. Il sindaco Decaro ha ricordato che nei progetti di affido di minori stranieri non accmppagnati dell'assessorato comunale al Welfare sono state selezionate anche 25 coppie omosessuali. Sia Pani che De Razza si sono detti assolutamente favorevoli. Diversa, invece, la posizione di Melini: «Non sono a favore degli affidi perché ci sono tante famiglie naturali che attendono, e io ho sempre difeso con orgoglio la famiglia naturale. La tutela della natalità deve essere obiettivo delle istituzioni, i bambini nascono da uomini e donne, ma questo non vuol dire che non mi batterò fino alla fine per la difesa delle diversità».
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