I carabinieri durante i controlli
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Cronaca

Armi da guerra e stupefacenti, 15 arresti a Bari nel clan Parisi-Palermiti-Milella

Le indagini partono da un sequestro effettuato a Japigia nel 2014, in manette diversi capi della coalizione

Quindici ordinanze di custodia cautelare, di cui 12 in carcere e 3 con obbligo di dimora e contestuale presentazione quotidiana alla P.G., emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Bari, su richiesta della Procura della Repubblica – DDA – di Bari, nei confronti di altrettanti esponenti, sia capi che gregari, del sodalizio mafioso denominato clan PARISI – PALERMITI – MILELLA, egemone nel quartiere Japigia della città di Bari e con ramificazioni in altri territori della provincia.

Ai destinatari del provvedimento custodiale sono contestati, a vario titolo, i reati di:
- promozione, organizzazione e partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti come "Cocaina", "Hashish" e " Marijuana";
- spaccio di sostanze stupefacenti, tra cui numerosi episodi relativi a cessioni al dettaglio di droga;
- detenzione in concorso di un arsenale, costituito da numerose armi da fuoco, da guerra e comuni, talune anche clandestine, nonché migliaia di munizioni per le stesse.

Le indagini traggono origine da un eccezionale intervento eseguito il 16 ottobre 2014, da parte dei militari della compagnia di Barletta, all'interno di un appartamento ubicato all'ultimo piano di una palazzina della periferica via Di Vagno, del quartiere Japigia di Bari, adibito ad arsenale/deposito. In quei locali, infatti, vennero rinvenute e sequestrate complessivamente più di 40 armi da fuoco, comuni e da guerra, tra cui fucili d'assalto AK 47 kalashnikov, pistole mitragliatrici, fucili calibro 12 e numerose pistole, nonché migliaia di munizioni. Nella medesima abitazione si procedette anche al sequestro di 10 kilogrammi di sostanza stupefacente del tipo "Cocaina", parte della quale già suddivisa in dosi, pronte per la commercializzazione al dettaglio. Nella circostanza venne tratto in arresto, in flagranza di reato, un 66enne, affittuario dell'appartamento, oggi destinatario della custodia in carcere.

Tale brillante operazione, determinò l'avvio di approfondimenti investigativi ulteriori, delegati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari al Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Bari, finalizzati ad individuare a quale gruppo criminale cittadino fossero riconducibili le armi e la droga sequestrata. Le indagini così sviluppate attraverso accertamenti tecnico scientifici, un'articolata rete d'intercettazioni di conversazioni telefoniche e tra presenti, corroborate da servizi di video sorveglianza remotizzata dei luoghi e dinamici, di osservazione, controllo e pedinamento, hanno consentito di accertare la riconducibilità di quanto sequestrato al gruppo criminale PARISI-PALERMITI-MILELLA, egemone nel quartiere Japigia di Bari ed in particolare alla frangia diretta da Domenico Milella 39enne. Quest'ultimo, all'epoca del sequestro operato, si trovava ristretto presso il carcere di Taranto in custodia cautelare per altre vicende penali. Tuttavia, attraverso la visualizzazione di una telecamera di sicurezza posizionata nel pianerottolo dell'abitazione di via Di Vagno, è stato possibile riscontrare che quei locali erano frequentati da taluni destinatari dell'odierna misura cautelare, documentatamente gravitanti nel circuito criminale di Milella Tra questi Gelao Giuseppe, successivamente ucciso il 6 marzo 2017, in un agguato in cui venne ferito anche un altro degli attuali indagati. Ancora, impronte dattiloscopiche dei visitatori dell'arsenale/rifugio, sono state trovate su alcune delle armi. È stato poi Domenico Milella, attraverso il proprio genitore (destinatario a sua volta della misura cautelare dell'obbligo di firma e contestuale presentazione quotidiana alla P.G.) a farsi carico delle spese legali e di sostentamento della famiglia del custode delle armi e della droga sequestrate, nella circostanza tratto in arresto.

La prosecuzione delle indagini, quindi, alla fine dell'anno 2014, ha permesso di ricostruire la vita e l'operatività dell'organizzazione criminale, successivamente alla scarcerazione da Taranto di Milella ed al suo trasferimento a Pescara, per proseguire la detenzione in regime degli arresti domiciliari. Pertanto, in quell'arco temporale, tra il 2015 ed il 2016, è stata accertata:
- l'operatività della consorteria nel settore del traffico, produzione e spaccio di sostanze stupefacenti nel quartiere Japigia di Bari, In tal senso, l'abitazione di Pescara dove il Milella era in detenzione, costituiva continua meta di visite da parte di sodali ed affiliati, i quali aggiornavano il capo del gruppo dell'andamento degli affari illeciti attesi e con il medesimo concordavano le linee strategiche a cui attenersi per la condotta di affari criminali;
- l'intervento diretto da parte del medesimo Milella, capo e promotore dell'organizzazione, in concorso con altri sodali, in occasione di contrasti sorti in seno al sodalizio, ovvero con terzi rivali. Sul punto rilevano:
. l'esplosione di colpi d'arma da fuoco a scopo intimidatorio al Circolo U.C. Japigia avvenuta il 15 marzo 2015, sulla proprietà del genitore di un soggetto che si era reso responsabile del ferimento, a colpi d'arma da fuoco, di un gregario dell'organizzazione. Di tale azione di fuoco si era reso protagonista Domenico Milella, approfittando di una sua convocazione presso il Tribunale di Bari, senza scorta, in occasione di un processo che lo vedeva quale imputato. Per tali condotte lo stesso è stato già condannato con sentenza di primo grado (confermata in Appello) alla pena di anni 3 e mesi 8 di reclusione, nonché al pagamento di euro 6 mila m 400 euro di multa;
- l'intervento intimidatorio posto in essere dal vertice del gruppo criminale nei confronti di un gregario responsabile di aver picchiato, arbitrariamente e senza preventiva autorizzazione, un proprio sodale, a causa di incomprensioni sulle modalità di custodia di una partita di narcotico;
- l'articolata e complessa attività di spaccio posta in essere dall'organizzazione nel quartiere Japigia di Bari, attraverso una folta rete di spacciatori i quali, per la commercializzazione al dettaglio del narcotico si avvalevano di criptiche procedure di comunicazione telefonica, nonché di numerose e sempre nuove utenze telefoniche radiomobili fittiziamente intestate a terzi.

In tale contesto, nel corso delle indagini, si è proceduto anche all'esecuzione di sequestri probatori di stupefacente e contestuali arresti di spacciatori, nonché segnalazioni ex art 75 DPR 309/90, di assuntori abituali di droga, quale logica attività di riscontro al complesso delle intercettazioni realizzate. Il corposo corredo probatorio raccolto è stato corroborato dalle propalazioni di taluni collaboratori di giustizia, nonché da un'estesa attività di acquisizioni testimoniali da parte di assuntori di stupefacente, acquirenti abituali dei pusher dell'organizzazione. Infine, rispetto al periodo oggetto delle indagini, hanno costituito compendio del quadro probatorio complessivo, anche ulteriori risultanze promanate da successive risultanze investigative che, tra il 2017 ed il 2019 hanno dimostrato la piena operatività della consorteria criminale.

I NOMI DEGLI ARRESTATI


MILELLA Domenico,
RUGGIERI Michele,
DIOMEDE Giovanni,
CAIZZI Edoardo,
CAIZZI Giovanni,
BRUNO Nicola,
BACANI Giulio,
FERRIGNI Marco,
MARZULLI Alessio,
PATRUNO Alessandro,
BARONE Marco,
RUGGIERI Sebastiano
tutti sottoposti alla misura cautelare personale della custodia in carcere, senza prefissazione di termine di durata, autorizzando i colloqui con i familiari e quant'altro previsto dalle leggi di ordinamento penitenziario;

TRITTA Leonardo Pasquale,
PALERMITI Antonino,
MILELLA Beniamino
con l'obbligo di presentazione quotidiana ai CC territorialmente competenti alle 18, nonché con quella dell'obbligo di dimora nel comune di residenza.
  • Droga
  • Armi
  • mafia
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