gaetano auteri. <span>Foto ssc bari</span>
gaetano auteri. Foto ssc bari
Calcio

Il Bari inchiodato ai suoi errori. Mercato e scelte tecniche: Auteri paga le responsabilità di tutti

Al tecnico siciliano sarà probabilmente fatale la sconfitta con la Viterbese. La stagione si può ancora salvare, ma ora servono scelte precise

Triste, crepuscolare, decadente. Quella che – con ogni probabilità – è stata l'ultima uscita del Bari targato Gaetano Auteri è un po' lo specchio di un fallimento che ha coinvolto innanzitutto la guida tecnica, ma anche l'intero progetto maturato in estate nelle sale capresi della famiglia De Laurentiis.

La sconfitta con la Viterbese, è il caso di dirlo, non arriva come una sorpresa. Lo 0-1 del San Nicola era ampiamente preventivabile, alla luce del ko inspiegabile di Teramo e del tremebondo pari interno contro la Cavese. Mercoledì scorso la società aveva deciso per il ritiro, a tutti gli effetti una scelta-non-scelta ma semplicemente un tentativo di prender tempo nella speranza che qualcosa potesse cambiare. Più che nel risultato (che è cambiato, in effetti, ma in peggio), nell'atteggiamento della squadra, ormai palesemente un corpo estraneo rispetto all'allenatore.

Nel goal di Murilo, siglato al 38' della ripresa, al secondo tiro in porta dei laziali in tutta la partita, c'è la fotografia di quanto non è andato in questo Bari dall'inizio della stagione. La Viterbese di mister Taurino con il suo atteggiamento iper protezionista ha fin dalle prime battute del match dichiarato di non essere interessata ad altro se non allo 0-0, e alla fine è riuscita a portare a casa addirittura la posta piena, al cospetto di un avversario incapace di andare oltre i suoi limiti. Permettere al più piccolo di tutti di saltare indisturbato e metterla dentro di testa sul primo palo è un errore che si commenta da solo.

È vero, la formazione titolare l'ha fatta il medico sociale, ma Auteri ci ha messo del suo lasciando Marras fra i soli sei giocatori di movimento disponibili in panchina (due sono i giovani Pinto e Ferrante). Quando, poi, esce Citro con un ginocchio in disordine, l'inedito 3-5-2 del tecnico siciliano si sfilaccia completamente. Eppure non si può dire che il Bari non ci provi: in avvio le conclusioni di Maita, D'Ursi e Ciofani fanno quasi sperare in un esito diverso, ma nella ripresa le occasioni clamorosamente fallite da D'Ursi e dalla coppia Candellone-Semenzato riportano tutti alla (triste) realtà.

E le assenze concomitanti di Andreoni, Antenucci, Cianci, Di Cesare, Rolando e Lollo non sono un alibi, ma solo l'ennesima smentita delle parole del diesse Romairone, che meno di una settimana fa parlava di «Rosa completa con due giocatori per ruolo». Certo, senza Antenucci e Cianci si sarebbe comunque andati in difficoltà, ma l'aver concluso il mercato invernale con appena 22 calciatori in rosa è un peccato che alla fine si paga, e anche caro.

Auteri in un girone e quattro partite non è stato in grado di dare la sua identità di gioco alla squadra, e alla fine ha perso dalle mani le briglie dello spogliatoio. Dopo le sconfitte con Foggia e Ternana lo stato maggiore biancorosso parlò di gruppo non ancora formato; un processo che ha accumulato troppi ritsrdi, e la conseguente sfaldatura fra squadra e guida tecnica e fra gli stessi calciatori ne è la dimostrazione. Non è, però, solo colpa del mister. Il resto l'ha fatto un mercato incompleto a settembre e miope a gennaio: gli "usati sicuri" come Lollo e Semenzato hanno clamorosamente toppato, qualche scommessa (vedi Candellone e Andreoni, bravo ma molto fragile) si è dimostrata improvvida, e alcuni gioielli della corona come Marras e Citro hanno brillato solo di luce intermittente. Auteri ha fatto fuori Simeri e Hamlili (come sarebbe servito ieri nel centrocampo a tre…) e ha lasciato partire Montalto (media goal/minuti giocati altissima), perseverando sul 3-4-3 anche quando era evidente l'insostenibilità del modulo: pochi uomini a centrocampo e gioco sulle fasce quasi inesistente.

L'arrivo di Rolando al posto di D'Orazio ha solo mascherato il problema strutturale: senza Antenucci la squadra non ha fantasia, se dietro manca Celiento la difesa è gravemente esposta, se a centrocampo Maita e De Risio non vanno a cento all'ora sono guai, se Ciofani (un adattato, ma quasi sempre fra i migliori) non spinge a destra sulle corsie laterali è notte fonda.

E ora? Si attendono ufficialità da parte del club, che fa trincea dietro il silenzio stampa anche se il destino di Auteri appare segnato irrimediabilmente. La decisione da prendere in merito alla guida tecnica diventa fondamentale, perché il Bari ha rimesso in discussione il secondo posto ed è un orizzonte che davvero non ci si può permettere. La stagione si può ancora salvare, lo strappo con la piazza può essere ricucito, ma adesso tocca alla famiglia De Laurentiis dimostrare quanto sia forte e tenace il progetto tecnico della SSC Bari, scegliendo una figura di assoluta garanzia in panchina che possa andare oltre i limiti della rosa palesati durante e dopo il mercato di gennaio. Sbagliare (ancora) non è più un'opzione.
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