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Calcio

Bari-Benevento 2-0, Polito: «Lottiamo per la A. Dà fastidio piccola minoranza a cui non va mai bene niente»

Il ds: «Parola d'ordine umiltà». Mignani: «Metterei la firma per perdere col Sudtirol e vincere le altre sei». Stellone: «Partita rovinata dall’espulsione»

Il Bari fa festa per il successo ritrovato con il 2-0 sul Benevento al San Nicola. Una vittoria che vale il terzo posto e il sorpasso al Sudtirol, prossimo avversario nel lunedì di Pasqua.

Ora i biancorossi possono davvero sognare la promozione in serie A, e nel post partita il direttore sportivo Polito predica unità. Presentandosi ai microfoni insieme a mister Michele Mignani, il diesse dice: «Questa squadra ha grande umiltà, e con questa stiamo facendo sognare la città. Siamo una neopromossa, lo voglio ricordare. I ragazzi stanno facendo qualcosa di incredibile, sono persone sensibili: non erano contenti di un gruppetto a cui non va bene mai niente, una piccola minoranza che dà fastidio. Voglio portare non polemiche, ma positività: c'è una curva che canta per 90', non capisco perché pochi altri non sono contenti. Andiamo avanti insieme per raggiungere un obiettivo, il massimo che si può fare. In questo momento non c'è da fare processi, solo da aiutare la squadra. Le partite sono tirate, il Benevento è una signora squadra ed è ultimo. Noi non siamo il Real, siamo umili: il sogno è per la città, ma soprattutto per i ragazzi che ce la metteranno tutta per arrivare in A. Insieme a tutta la città proveremo a fare più punti possibili. Chi viene a criticare la città può stare a casa, Bari deve godere del suo tifo e siamo tra i primi dieci nelle seconde serie europee. All'ultimo tireremo una linea e si faranno i processi, ora non è il momento: teniamoci stretti squadra, mister e risultati. Cerchiamo di sfruttare anche l'episodio, ora le partite hanno un peso importante e lo vediamo ogni domenica. La parola umiltà deve rimanerci in testa, con questo proveremo a fare miracoli con l'aiuto di tutti e della Bari. Il mister è al comando della squadra, sta cercando di fare il massimo. Lui è un integralista, metodico, pignolo, ma a fine primo tempo ha cambiato volto alla squadra, con un modulo diverso; questa cosa mi è piaciuta molto. È una persona straordinaria, cercheremo di arrivare in fondo insieme a lui. Il nostro futuro? Stiamo cercando di costruire, voglio arrivare in fondo e rimanere al Bari, ma nella vita tutto può succedere. La situazione societaria può cambiare da un momento all'altro; dipendesse da me, rimarrei tutta la vita. Mignani? Sta con noi».

Parlando degli aspetti tecnici, Mignani parte dal cambio Morachioli per Maita a inizio ripresa che ha cambiato la partita: «C'era Maita ammonito, bisognava cercare di preservare la superiorità. Nel primo tempo era evidente che non riuscissimo a trovare gli attaccanti, loro sono stati bravi a chiuderci gli spazi e il pensiero è stato provare ad aprire le due linee perché loro dovevano prendere i terzini con le mezze ali e noi potevamo creare superiorità numerica sulle fasce».

Mignani passa anche dal tema Cheddira, ancora a secco di goal e superato dal cagliaritano Lapadula in cima alla classifica cannonieri: «Cheddira? Sarà felicissimo che il Bari sia davanti al Cagliari. I calciatori pensano alla squadra, non agli obiettivi individuali che vengono dopo. Siamo strafelici che un giocatore come Folorunsho sia rientrato, aveva tanta voglia; dobbiamo essere bravi a gestirlo. Abbiamo bisogno di tutti. Si cerca di raccogliere il massimo da tutti, il nostro è un obiettivo di squadra che passa attraverso le prestazioni di squadra».

Ancora Mignani: «È importante aver fatto 3 punti e aver scavalcato l'avversario, ma restano sette partite. Metterei la firma per perdere col Sudtirol e vincere le altre sei. Loro sono difficili da affrontare, concreti e con un allenatore espertissimo: dobbiamo prepararla bene».

Il mister conclude sugli episodi che hanno determinato la partita: «Non avevo certezze sullo schieramento del Benevento, ma sapevamo che con quegli 11 in campo potevano mettersi a quattro e a tre, non siamo stati impreparati. Arbitraggio? Non mi fermo mai agli episodi, l'arbitro ha rivisto quel che doveva e non so se è giusto o sbagliato. A volte ci è andata male, oggi è andata così: sto zitto, gli arbitri non li posso allenare. Gli episodi incidono tanto, ma il Bari più di una volta siamo stati in inferiorità numerica e solo a Frosinone abbiamo preso goal, al 92'. È normale che avere dei giocatori in più ti avvantaggia, ma non è scontato che rimanere sotto di un uomo non sempre vuol dire perdere la partita».

Mastica amaro Roberto Stellone, ormai ultimo in classifica con il suo Benevento: «Sono dispiaciuto per il risultato, non per la prestazione. Abbiamo fatto un ottimo primo tempo, attaccando il Bari. La partita è stata rovinata dalla doppia ammonizione di Acampora, la prima è inesistente; sul rigore l'arbitro ha deciso così, davanti a tanti spettatori non se l'è sentita di dare rigore al Benevento. Mi è sembrato troppo anche il rigore per il Bari. In nove sono stati 25' infiniti, siamo rimasti bassi per evitare la goleada. La partita con la Spal sarà vitale, la più importante dell'anno. Oggi ho visto una squadra viva, la classifica è questa e lo sappiamo, chi ci sta davanti sta correndo, ma pensiamo a noi e che ancora non è finita. Ci sono ancora 21 punti a disposizione, se molliamo diventa impossibile. Oggi ho visto buono spirito e atteggiamento, a fine partita i ragazzi erano dispiaciuti, qualcuno aveva le lacrime; non è facile un'annata con l'ansia di questa classifica. Oggi il primo tempo è stato interpretato bene, ci è mancato il guizzo; finché siamo stai in 11 abbiamo fatto una buona partita. Io a Bari ho fatto un'esperienza negativa, dopo due mesi sono stato allontanato e mi è dispiaciuto non aver dato quello che volevo a una bella piazza. La società era diversa da quella di oggi, c'è l'entusiasmo, una squadra forte e una società seria: ci sono tutte le carte in regola per lottare».
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