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"Alzare il livello dei Navy Seals Bari, e continuare a far crescere il nostro modo di fare football in Puglia"   

Le parole per BariViva di coach Michele Fumarola alla vigilia della stagione 2026 di Football Americano

Mese di febbraio, tempo di kick off. Domenica pomeriggio, alle ore 15:00, presso il caro vecchio Stadio della Vittoria, i Navy Seals Bari faranno il loro esordio nella Nine Football League 2026 contro gli Eagles di Salerno, in una partita valevole per il girone B, del quale fanno parte anche Eagles United Palermo e Achei Crotone.

Da nord a sud sono 26 le squadre iscritte alla Nine Football League 2026, suddivise in sei gironi (quattro da quattro, e due da cinque squadre), con il Nine Bowl (finale nazionale) che si disputerà domenica 5 luglio.

I Navy Seals Bari sono reduci dalla finalissima 2025 di Cecina persa contro i Cavaliers di Castelfranco Veneto, e contano di ripetere il brillantissimo cammino della scorsa stagione.

Head Coach dei Navy Seals Bari sarà ancora Michele Fumarola, che ringraziamo per rilasciato in esclusiva la seguente intervista per BariViva:

Coach Fumarola, domenica 22 febbraio il kick off di una nuova stagione, con quali propositi giocatori e coaching staff dei Navy Seals Bari approcciano a questa nuova avventura?

«Approcciamo questa nuova stagione con grande rispetto per il campionato, ma soprattutto con idee chiare. Giocatori e coaching staff dei Navyseals Bari sanno che non stiamo iniziando qualcosa di improvvisato: stiamo portando avanti un progetto.
Il nostro obiettivo non è solo vincere delle partite, ma costruire una squadra solida, disciplinata e riconoscibile, che giochi con identità. Abbiamo lavorato molto su organizzazione, mentalità e responsabilità individuale: ogni giocatore sa cosa ci aspettiamo da lui, dentro e fuori dal campo.
Come staff, il focus è sullo sviluppo: vogliamo far crescere i giovani, dare spazio a chi dimostra di meritarlo e creare una competizione sana. Nessun posto è garantito, tutto va guadagnato.
Entriamo in questa stagione con fame, equilibrio e la consapevolezza che il lavoro quotidiano farà la differenza. Questo è lo spirito Navy Seals.»


Cecina, 4 luglio 2025, qual è la prima cosa che vi viene in mente?

«Il 4 luglio 2025 è una data che non dimentichiamo. È stata una sconfitta pesante, il risultato parla chiaro. L'avversario è stato superiore e lo abbiamo riconosciuto senza cercare scuse.
Quella partita però non rappresenta un crollo, rappresenta un punto di partenza. Nelle finali si arriva perché si è fatto un percorso importante, e noi quel percorso lo abbiamo fatto. Poi esistono momenti in cui paghi inesperienza, tensione, dettagli che a certi livelli fanno la differenza.
Da quella sera abbiamo scelto una strada molto semplice: lavorare di più, crescere di più e far crescere tutto il movimento. Il nostro obiettivo non è cancellare quella sconfitta, ma usarla come carburante. Le sconfitte pesano solo se non impari nulla»


Quali, se ci sono, le novità nel roster e nello staff tecnico per questo 2026?

«Abbiamo apportato alcuni aggiustamenti sia nel roster che nello staff tecnico, ma sempre con un obiettivo molto chiaro: crescere.
Lo staff oggi è composto da persone di grande esperienza e competenza, professionisti che condividono la mia stessa visione ed etica del lavoro. Non si tratta di cambiamenti legati a singoli nomi, ma a un'evoluzione naturale del progetto.
Vogliamo uno staff ancora più preparato, più organizzato e più attento ai dettagli, perché il football moderno si costruisce sulla struttura e sulla qualità del lavoro quotidiano.
Ogni scelta è stata fatta con serenità e con un unico obiettivo: alzare il livello dei Navyseals e continuare a far crescere il nostro modo di fare football in Puglia.»



Siete stati inseriti nel girone con Achei Crotone, United Palermo ed Eagles Salerno. Qual è, a vostro avviso, la rivale più insidiosa in questa prima fase?

«In questa fase non parlerei di una singola rivale più insidiosa. Ci sono tre realtà diverse, ma tutte con caratteristiche che possono metterti in difficoltà se non sei pronto. In un girone così equilibrato, l'errore più grande sarebbe pensare di poter scegliere l'avversario più pericoloso.
La vera sfida, soprattutto all'inizio, è con noi stessi: come entriamo in partita, quanto siamo disciplinati, quanto riusciamo a imporre il nostro ritmo. Se facciamo il nostro football, ogni partita diventa una battaglia vera, indipendentemente dall'avversario.
Il girone va affrontato una partita alla volta, con rispetto per tutti. Questo è l'approccio Navy Seals.»


Il Football Americano made in Italy è un movimento che cresce anno dopo anno, ma ai nastri di partenza solo quattro squadre del sud. Manca inoltre, dopo tanti anni, una squadra storica come i Briganti Napoli. È così difficile fare Football Americano a sud di Roma?

«Più che difficile, è più complesso fare football americano al sud. Il movimento cresce, questo è evidente, ma al Sud ci sono meno strutture, meno continuità e spesso meno supporto logistico ed economico. Questo significa che ogni stagione devi quasi ripartire da capo, non solo in campo ma anche fuori.
L'assenza di una realtà storica come i Briganti Napoli pesa, perché parliamo di una società che per anni ha rappresentato un punto di riferimento e un traino per tutto il territorio.
Chi fa football al Sud lo fa per scelta e per passione vera. Le quattro squadre presenti ai nastri di partenza non sono lì per caso: sono realtà che stanno resistendo e provando a costruire, spesso con risorse limitate ma con grande senso di appartenenza.
La sfida adesso è trasformare questa resistenza in struttura, investendo su organizzazione, settore giovanile e formazione dei coach. Solo così il football americano al Sud può smettere di sopravvivere e iniziare davvero a crescere.»


Ha visto il Superbowl? E se sì, le è piaciuto?

"Sì, l'ho visto e devo dire che è stato uno spettacolo di alto livello agonistico e strategico.
Abbiamo assistito ad un grande dominio difensivo e un'ottima gestione del ritmo di gioco.
Quello che mi è piaciuto in particolare è stata l'intensità difensiva, la capacità di leggere le situazioni di gioco e di adattarsi: elementi che sono alla base del football di qualità, a prescindere dal livello o dal format.
Per chi ama il football è sempre stimolante vedere strategie, disciplina e mentalità vincente all'opera".


Che effetto vi ha fatto vedere vedere i Seattle Seahawks senza coach Pete Carrol, ma soprattutto i New England Patriots senza monumenti come coach Bill Belichick e Tom Brady?

«I football non è mai di una sola persona, ma di un sistema e di una cultura.
Per i Seahawks, la vittoria con Mike MacDonald alla guida dimostra che nuove idee e approcci strategici possono diventare vincenti. Non è "solo una questione di nomi storici", ma di preparazione, adattamento e leadership sul campo ogni giorno.
Per i Patriots, essere arrivati al Super Bowl senza Belichick o Brady è un segno di resilienza e rinascita: hanno raggiunto il massimo livello con un gruppo nuovo, dimostrando che la franchigia ha ancora un'identità forte, anche se è in una fase di ricostruzione e di re-definizione del proprio percorso.
A livello personale, fa riflettere vedere che il football continua a evolversi. Nessun individuo è eterno, ma la cultura della disciplina, dello studio, dell'adattamento e della preparazione che è quello che cerchiamo di costruire anche qui con i Navy Seals è ciò che davvero resta e si trasmette.»


Chi vince il Ninebowl 2026?

«Lo decideranno disciplina, continuità e capacità di reggere la pressione nei momenti che contano.
Ci sono squadre attrezzate, con esperienza e roster importanti. Ma i campionati non li vincono i nomi, li vince chi riesce a migliorare settimana dopo settimana e arriva ai playoff nella migliore condizione mentale e fisica.
Noi lavoriamo per essere quella squadra. Poi sarà il campo, come sempre, a dare il verdetto.»
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