inaugurazione anno accademico università di bari
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Scuola e Lavoro

Università di Bari, inaugurato l'anno accademico. Boccia: «Autonomia processo di sussidiarietà»

Nell'aula magna del Policlinico la cerimonia. Il ministro: «Più soldi per atenei del Sud». Bronzini: «Legge Gelmini va rivista»

Elezioni Regionali 2020
Apre ufficialmente i battenti l'anno accademico 2019/2020 dell'Università di Bari. Questa mattina la cerimonia solenne nell'aula magna del plesso universitario del Policlinico, alla presenza del ministro per le Regioni, il pugliese Francesco Boccia.

Tema centrale proposto dal rettore Stefano Bronzini, alla prima inaugurazione dopo l'elezione a massima carica dell'ateneo barese, è l'autonomia differenziata delle regioni. Bronzini nel suo discorso ricorda: «È ingiusto penalizzare chi prova e estendere il diritto all'istruzione universitaria. Stiamo monitorando con attenzione e preoccupazione l'autonomia differenziata, e per questo abbiamo istituito un osservatorio apposito, perché noi come ateneo e le aziende del territorio siamo preoccupati. È necessaria una riflessione comune che coinvolga istituzioni e forze produttive. Nel meridione si fatica a lavorare, altrove si può lavorare. Qui, inoltre, lavoro e salute non vanno a braccetto: la salute è un diritto per i cittadini e la prevenzione grande fattore di rilevanza sociale. Ci vuole maggiore confronto con le aziende ospedaliere. Fare ricerca significa migliorare la qualità della vita dei cittadini; il 2030 è alle porte, vanno trovate strategie. Bisogna accorciare le distanze da università, enti di ricerca e aziende ed è necessaria più coesione nel sistema universitario e nel sistema produttivo».

Alle domande poste dal rettore risponde il ministro Boccia, che nel suo intervento spiega: «L'autonomia differenziata non può essere quella raccontata al Paese fino a due mesi fa. Ho rispetto per i referendum in Lombardia e Veneto, e credo che quel sentimento vada raccordato con intelligenza, perché Veneto e Puglia hanno tanto in comune. Propongo alle università di collaborare e accolgo con favore l'istituzione dell'osservatorio; da qui si deve iniziare un confronto con le varie delegazioni. Mettere insieme persone che la pensano diversamente è importante per far tendere al sud la mano verso il resto del Paese. Quello che dobbiamo evitare è che al centralismo dello stato si sostituisca il centralismo delle regioni; è utile che la Regione decida su rifiuti, sanità e scuola, ma la legge quadro deve coordinare tutti i fondi pluriennali. Credo che autonomia significhi attuazione del principio di sussidiarietà».Bronzini attacca anche la legge Gelmini, che - afferma - avrebbe bisogno di essere revisionata: «Ci appare discutibile, anche a dieci anni di distanza - continua il rettore. Abbiamo bisogno di certezze perché la programmazione per noi è una cosa seria. La progressione del personale tecnico amministrativo non può essere diversa da quella dei docenti, perché lavoriamo tutti nella stessa istituzione. Essere un'università di massa è un obbligo, e i nostri studenti non ci faranno sconti. Con loro dobbiamo condividere il significato delle parole».

Sul tavolo delle discussioni c'è sempre il problema delle risorse da stanziare agli atenei del Sud per continuare a tenere il passo delle università settentrionali. «Dobbiamo continuare a fare quello che è stato fatto negli ultimi anni - dice Boccia. Bari è cambiata tanto, e con essa Università e Politecnico; dobbiamo intercettare investitori internazionali come accade già in certi centri d'eccellenza. Il legame con le aree industriali è forte in molti casi; la Puglia ha lavorato bene per rafforzare l'ecosistema. Quello che sta accadendo qui è sotto gli occhi di tutti: sia al Politecnico che all'Università si sentono parlare tante lingue diverse. Dobbiamo aprirci a gli studenti che arrivano da tutto il mondo; quando c'è integrazione c'è anche arricchimento».

Boccia, con particolare riferimento al percorso universitario dei futuri medici, continua: «Servono più soldi per i tanti centri d'eccellenza che ci sono qui. Tante persone sono ancora in vita grazie al lavoro che si fa in ospedali e università come questi. Bisogna tenere qui i ricercatori; non è semplice ma lo Stato sta scoprendo che conviene investire nel Sud. In manovra ci sono risorse importanti per le università; resta da capire quanti soldi arriveranno agli atenei meridionali. Questo dipenderà dalle regole che ci stiamo dando; è essenziale favorire innanzitutto in giovani ricercatori».
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