I carabinieri
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Cronaca

Omicidio Romito al San Paolo nel 2004, arrestati mandante ed esecutore. I nomi

In manette finiscono due esponenti del clan Capriati, ritenuti responsabili del fatto di sangue contro i rivali Strisciuglio

Il 4 marzo 2020, ad Aversa (provincia di Caserta) e Lecce, i carabinieri del comando provinciale di Bari hanno dato esecuzione a due ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal Gip del Tribunale di Bari, dott. Francesco Agnino, su richiesta della Dda di Bari (pubblico ministero dott. Renato Nitti), nei confronti di Martiradonna Giorgio, 49enne e Boccasile Roberto, 34enne, ritenuti tra i responsabili dell'omicidio di Romito Vito, 18enne, avvenuto a Bari, nel quartiere San Paolo il 30 novembre del 2004.

Il provvedimento restrittivo è stato adottato in base agli elementi raccolti in seno ad un'indagine – riaperta nel giugno 2017 a seguito delle dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia - conclusa nel settembre del 2019 dal nucleo investigativo dei carabinieri del comando provinciale di Bari e svolta attraverso articolate e complesse attività tecniche e dinamiche corroborate dalle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia.

Tali elementi hanno consentito di accertare le responsabilità di Martiradonna Giorgio, quale mandante, e Boccasile Roberto, tra gli esecutori materiali, in ordine al fatto di sangue, inquadrabile nella contrapposizione - per la primazia nella gestione delle attività illecite - tra il clan Capriati – cui il Martiradonna ed il Boccasile sono affiliati – e il clan Strisciuglio, sodalizio criminale cui il Romito era contiguo.

Le indagini hanno fatto emergere come l'agguato nei confronti di Romito Vito fosse stato deciso dal Martiradonna Giorgio, elemento apicale del clan Capriati operativo, tra l'altro, nella città vecchia di Bari, quale risposta all'omicidio – avvenuto pochi giorni prima (27.11.2004) - di Fanelli Antonio detto 'salzizz', 34enne anch'egli appartenente alla predetta compagine criminale. Il Fanelli venne freddato da alcuni colpi di pistola, ad opera di un commando composto da soggetti appartenenti al clan Strisciuglio, mentre si trovava nel borgo antico, nei pressi dell'abitazione di altro sodale. Nel corso dell'azione rimasero feriti anche Martiradonna Luigi (fratello di Giorgio) e Monti Davide.

I killer di Romito Vito - la mattina del 30 novembre 2004 - avevano raggiunto il luogo dove si intrattenevano alcuni sodali del clan Strisciuglio al quartiere San Paolo a bordo di almeno due ciclomotori e - dopo aver individuato la presenza di alcune persone all'esterno di un bar – l'esecutore materiale, armato di una pistola cal.7.65, si avvicinò ed aprì ripetutamente il fuoco; Romito perse la vita a seguito delle gravi ferite riportate al petto ed al collo.

Il giudice per le indagini oreliminari ha riconosciuto, per il fatto, la sussistenza dell'aggravante del metodo mafioso e dell'agevolazione del clan Capriati in relazione alle ragioni poste a fondamento dell'omicidio, da individuarsi nella contrapposizione fra i due clan e delle modalità plateali della condotta illecita, volta a provocare allarme sociale, attribuendo evidenza pubblica all'azione delittuosa e rafforzando il messaggio omertoso a chi doveva intenderlo.
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