
Cronaca
Morì in cella a Bari: «Non fu suicidio: fu ammazzato perché dava fastidio»
L'uomo, Giuseppe Lacarpia, uccise a mani nude la moglie dopo aver tentato di darle fuoco nella sua auto: fu trovato morto ad ottobre 2024
Bari - giovedì 15 gennaio 2026
15.27
Il 65enne Giuseppe Lacarpia, arrestato per avere ucciso la moglie Maria Arcangela Turturo, non si suicidò, ma fu ucciso nel carcere di Bari a ottobre del 2024. La notizia è emersa dopo i due arresti eseguiti stamattina dalla Polizia di Stato a Bari di due uomini accusati di tentato omicidio e, uno dei due, anche di omicidio.
Il 65enne, originario di Gravina di Puglia, finì in carcere il 6 ottobre del 2024 con l'accusa di omicidio premeditato, aggravato dalla crudeltà: prima avrebbe tentato di dare fuoco alla moglie mentre la donna si trovava in macchina, poi l'avrebbe uccisa a mani nude. Fu trovato morto la notte tra il 22 e il 23 ottobre del 2024 nella sua cella del carcere di Bari e l'ipotesi accusatoria all'inizio fu quella del suicidio. La figlia commentò con emoticon festanti, sui social, la notizia della sua morte.
Le persone arrestate il 24enne Vincenzo Guglielmi e il 45enne Saverio Scarano, ritenuti entrambi responsabili di un tentato omicidio; mentre solo il secondo di un omicidio, commessi nel carcere di Bari a ottobre del 2024. In particolare, nella tarda serata del 19 ottobre 2024, gli agenti della Polizia Penitenziaria intervennero in una cella per il tentativo di impiccamento da parte di un detenuto 28enne, Mirko Gennaro, che fu trovato nel bagno della cella che condivideva con altri uomini.
Poi, il 22 ottobre, nella stessa cella fu ritrovato morto, impiccato, Giuseppe Lacarpia. Dalle successive indagini della Squadra Mobile, al termine di due inchieste che erano state aperte dal pubblico ministero Claudio Pinto e dalla collega Ileana Ramundo con l'ipotesi di istigazione al suicidio, è emerso che, in realtà, «non si trattava di atti di autolesionismo, ma di una serie di azioni compiute dai due indagati che, in quel periodo, condividevano la cella con Gennaro e con Lacarpia».
L'uomo fu ucciso «perché dava fastidio, parlava da solo, pure di notte, pregava in continuazione, non eseguiva gli ordini di sedersi a mangiare, c'era cattivo odore nella cella e, tra un risolino e l'altro», uno dei compagni di cella, Scarano, avrebbe deciso di ammazzarlo, qualche giorno prima, il 19 ottobre, del tentato omicidio di Gennaro, un altro detenuto in quella stessa cella del carcere, la 2 bis. In quella cella c'erano otto persone, tutte detenute per reati sessuali e contro la persona.
Entrambi gli episodi, inoltre, sono accomunati dalla «inesistenza di un movente». Il tentato omicidio di Gennaro sarebbe stato commesso perché la vittima «si poneva come boss della cella», mentre «ancora più raccapricciante» è il presunto movente dell'omicidio Lacarpia: fu ucciso mentre dormiva, soffocato e legato.
Il 65enne, originario di Gravina di Puglia, finì in carcere il 6 ottobre del 2024 con l'accusa di omicidio premeditato, aggravato dalla crudeltà: prima avrebbe tentato di dare fuoco alla moglie mentre la donna si trovava in macchina, poi l'avrebbe uccisa a mani nude. Fu trovato morto la notte tra il 22 e il 23 ottobre del 2024 nella sua cella del carcere di Bari e l'ipotesi accusatoria all'inizio fu quella del suicidio. La figlia commentò con emoticon festanti, sui social, la notizia della sua morte.
Le persone arrestate il 24enne Vincenzo Guglielmi e il 45enne Saverio Scarano, ritenuti entrambi responsabili di un tentato omicidio; mentre solo il secondo di un omicidio, commessi nel carcere di Bari a ottobre del 2024. In particolare, nella tarda serata del 19 ottobre 2024, gli agenti della Polizia Penitenziaria intervennero in una cella per il tentativo di impiccamento da parte di un detenuto 28enne, Mirko Gennaro, che fu trovato nel bagno della cella che condivideva con altri uomini.
Poi, il 22 ottobre, nella stessa cella fu ritrovato morto, impiccato, Giuseppe Lacarpia. Dalle successive indagini della Squadra Mobile, al termine di due inchieste che erano state aperte dal pubblico ministero Claudio Pinto e dalla collega Ileana Ramundo con l'ipotesi di istigazione al suicidio, è emerso che, in realtà, «non si trattava di atti di autolesionismo, ma di una serie di azioni compiute dai due indagati che, in quel periodo, condividevano la cella con Gennaro e con Lacarpia».
L'uomo fu ucciso «perché dava fastidio, parlava da solo, pure di notte, pregava in continuazione, non eseguiva gli ordini di sedersi a mangiare, c'era cattivo odore nella cella e, tra un risolino e l'altro», uno dei compagni di cella, Scarano, avrebbe deciso di ammazzarlo, qualche giorno prima, il 19 ottobre, del tentato omicidio di Gennaro, un altro detenuto in quella stessa cella del carcere, la 2 bis. In quella cella c'erano otto persone, tutte detenute per reati sessuali e contro la persona.
Entrambi gli episodi, inoltre, sono accomunati dalla «inesistenza di un movente». Il tentato omicidio di Gennaro sarebbe stato commesso perché la vittima «si poneva come boss della cella», mentre «ancora più raccapricciante» è il presunto movente dell'omicidio Lacarpia: fu ucciso mentre dormiva, soffocato e legato.



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