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Mancanza di personale al carcere di Bari, Tateo interroga il ministro Cartabia

Tra le richieste presentate quella della edificazione di una nuova struttura penitenziaria

Una interrogazione al ministro Cartabia è stata inviata dalla deputata Anna Rita Tateo, in merito alla carenza del personale di polizia penitenziaria all'interno del carcere di Bari. Denuncia fatta da tempo dalle diverse sigle sindacali del settore Sappe, Sippe-Sinappe, Osapp, Uil, CISL, Uspp e CNPP. Di seguito il testo dell'interrogazione, mentre a Bari continua la protesta messa in atto dai sindacati con un nuovo sit-in previsto per il pomeriggio di oggi dalle 16 alle 18 in via Alcide De Gasperi.

«Al Ministro della giustizia - Per sapere - premesso che:
come denunciano in un documento unitario le organizzazioni sindacali di polizia penitenziaria SAPPE, OSAPP, UILPA E SIPPE, la gravissima carenza d'organico esistente nell'Istituto Penitenziario di Bari, ha fatto venir meno ogni sicurezza all'interno dello stesso anche costringendo i lavoratori di Polizia Penitenziaria a turni massacranti che oramai vedono stabilmente le 8 ore di lavoro, con situazioni frequenti di 12 ed anche 16 ore; la situazione di questo istituto penitenziario, da sempre istituto di rilevanza strategica per le diverse situazioni dei clan contrapposti delle sezioni alta sicurezza mette il personale tutto in condizioni di grave rischio, senza che vi sia un adeguato numero di uomini utili ad affrontare le emergenze quotidiane;
la sede barese, è l'unica, nella regione Puglia, a non aver ottenuto almeno l'organico stabilito dalla Legge Madia, pari a 276 unità, poiché alla data attuale amministra 256 unità di cui 12 sono distaccate presso la sede del PRAP riducendo, quindi, l'organico gravemente insufficiente di oltre 32 unità, in larga percentuale carente nel ruolo degli Agenti Assistenti. Tale situazione determina gravi rischi per la sicurezza e porta il personale a subire stress correlato all'attività lavorativa: fattispecie assolutamente inaccettabile e non più sostenibile;
con la struttura sanitaria SAI, l'Istituto Barese è diventato un ospedale, raggruppando detenuti di grosso calibro criminale appartenenti alla criminalità organizzata di tutte le regioni italiane, creando nei reparti detentivi problemi di sicurezza, poiché gli stessi non vengono ricoverati presso il SAI ma assegnati ai reparti dell'Istituto, poiché il Dipartimento vi assegna i predetti con la dicitura annessi al SAI. La struttura sanitaria non riesce a far fronte compiutamente alle esigenze specifiche di settore e, quotidianamente, produce ricoveri esterni e decine di visite ambulatoriali nelle strutture sanitarie esterne, svuotando il carcere dei pochi agenti rimasti in servizio, tenuto conto della gravissima carenza d'organico;
le delegazioni sindacali esprimono anche il disagio di tutto il personale della Polizia Penitenziaria che, oltre alla gravissima carenza presente, deve surrogare anche le attività del personale amministrativo ormai non più rimpiazzato con i numerosi pensionamenti raggiunti a seguito della "quota 100" e, soprattutto, con il sovraccarico di lavoro procurato dalle tantissime visite ambulatoriali e dai ricoveri in regime d'urgenza messi in atto dall'area sanitaria della struttura penitenziaria barese, in capo alla ASL competente;
se il ministro intenda procedere all'assegnazione immediata di almeno 80 unità di Polizia Penitenziaria nelle prossime assegnazioni che avverranno a seguito del completamento dei corsi di formazione in essere, per integrare sia il personale in servizio in Istituto, che quello assegnato all'NTP provinciale;
se ritenga opportuna una celere edificazione di un nuovo penitenziario a Bari e di riferire in merito alle tempistiche di attuazione di un eventuale progetto di costruzione in quanto l'edificio attuale, che risale ai primi del 900, presenta problemi strutturali e risulta fatiscente e non adeguato a garantire standard sostenibili di vivibilità per i detenuti e di operatività per gli agenti di polizia
».
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