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Lotta all'antibiotico-resistenza, una soluzione da una ricerca dell'Università di Bari?

I primi risultati rappresentano l'apertura di un filone di ricerca molto promettente e dai risvolti estremamente importanti

La trentennale collaborazione del prof. Gaetano Villani, Ordinario di Biochimica del Dipartimento di Scienze Mediche di Base, Neuroscienze ed Organi di Senso della Scuola di Medicina dell'Università agli Studi di Bari Aldo Moro con il prof. Peter Seibel, responsabile del laboratorio di "Molecular Cell Therapy" della Facoltà di Medicina dell'Università di Lipsia in Germania, ha dato vita ad un'innovativa scoperta nel campo della terapia antibiotica.

Gli antibiotici rappresentano tuttora la principale scelta terapeutica per il trattamento delle infezioni ad eziologia batterica. Nonostante l'efficacia antimicrobica, molti di essi possono produrre effetti collaterali di entità anche severa. Antibiotici in grado di inibire la sintesi o la funzione delle proteine e del DNA/RNA batterico, possono esercitare effetti tossici sui mitocondri (mitotossicità) e, di conseguenza, sulle nostre stesse cellule, come dimostrato da evidenze sperimentali ottenute in vitro ed in vivo. Particolarmente esposte a tale tossicità indesiderata risulterebbero essere cellule ad alta capacità proliferativa come quelle del sistema immunitario.

Durante gli anni trascorsi nei laboratori del prof. Giuseppe Attardi, al California Institute of Technology, il prof. Villani ha lavorato con diversi tipi di cellule umane prive di DNA mitocondriale (cellule chiamate rho0), incapaci di produrre energia in maniera aerobia e dipendenti dall'aggiunta di uridina e piruvato esogeni per poter sopravvivere e replicarsi. Partendo da questa osservazione, è stato testato con successo in vitro l'ipotesi che gli stessi metaboliti possano preservare la capacità proliferativa cellulare in presenza di antibiotici mitotossici.

Il passaggio dal laboratorio alla pratica clinica è stato realizzato dal prof. Michele Battaglia, Ordinario di Urologia del Dipartimento dell'Emergenza e dei Trapianti di Organo della Scuola di Medicina di Bari, che insieme al prof. Villani ha disegnato e portato a termine uno studio clinico presso il Policlinico di Bari, avvalendosi della partecipazione di altri docenti e ricercatori UniBA. Grazie all'intervento del dott. Emanuele Loiacono, che ha curato la produzione di una formulazione combinata di uridina e piruvato (Uripyr, Mitobiotix) come integratore a somministrazione orale, si è potuto testare l'effetto dei due metaboliti sul sistema immunitario di pazienti sottoposti a terapia antibiotica.

Il lavoro, a primo nome del dott. Stefano Battaglia e della dott.ssa Stefania De Santis, pubblicato sulla rivista Scientific Reports (Nature Publishing Group), dimostra come la capacità proliferativa dei linfociti T, fondamentali per la nostra risposta immunitaria, sia fortemente preservata nel gruppo di pazienti che associano l'integrazione con Uripyr alla terapia antibiotica, rispetto al gruppo controllo trattato con il solo farmaco. Questi primi risultati rappresentano l'apertura di un filone di ricerca molto promettente e dai risvolti estremamente importanti sia per le scienze di base che per le scienze applicate e mediche.

Proteggere il sistema immunitario per favorirne un'azione sinergica con gli antibiotici nel trattamento e nella profilassi delle infezioni batteriche espande il potenziale applicativo degli attuali protocolli terapeutici, permettendo il recupero di alcune vecchie molecole ad azione antimicrobica oramai in disuso. L'integrazione alimentare di piruvato ed uridina potrebbe anche da sola risultare efficace nell'immunosenescenza, causata dalla ben documentata caduta della capacità mitocondriale durante l'invecchiamento, favorendo il rinforzo delle difese immunitarie di base e potenziando la risposta immunitaria ai vaccini negli anziani, implicazione, quest'ultima, particolarmente rilevante nell'attuale contesto pandemico. La stessa strategia può applicarsi in campo zootecnico, per la limitazione ed ottimizzazione dell'uso degli antibiotici negli allevamenti intensivi.

L'ulteriore approfondimento di questa ricerca consentirà di guadagnare tempo prezioso nella lotta contro l'antibiotico-resistenza.
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